Troiane  canto di femmine migranti rielaborazione drammaturgica tratto da TROIANE di Euripide e da ILIADE di Omero con Egle Doria, Silvio Laviano, Luana Toscano, Alessandra Barbagallo, Lucia Portale, Valeria La Bua, Marta Cirello…

scene e costumi Vincenzo La Mendola

regia Nicola Alberto Orofino

direttore di scena Armando Sciuto
assistente alla regia Gabriella Caltabiano

Produzione Teatro Stabile di Catania in collaborazione con
Senzamisura Teatro, Progetto S.E.T.A.La Bottega del Panedal 18 al 21 e dal 25 al 28 maggio 2017 
Ambulacri del Teatro Greco Romano di Catania
(ingresso da via Teatro Greco)

orari degli spettacoli: si accede allo spettacolo a piccoli gruppi
ogni 15 minuti a partire dalle 20:15 fino alle 21:30

Terzo appuntamento con la rassegna “Altrove” promossa dal Teatro Stabile di Catania

Troiane, canto di femmine migranti, spettacolo itinerante negli ambulacri del Teatro Antico

Alberto Orofino cura la mise en espace e l’elaborazione drammaturgica; 
in scena Egle Doria, Silvio Laviano, Luana Toscano,
Alessandra Barbagallo, Lucia Portale, Marta Cirello, Valeria La Bua

CATANIA – Dedicato alle tragedia delle popolazioni sradicate dalle proprie terre, ed in particolare al calvario delle donne, spazzate via dai venti di guerra. È il terzo spettacolo della rassegna “Altrove”, promossa dal Teatro Stabile di Catania nei luoghi storici della città per riflettere sui grandi temi della società civile. Di donne deportate, offese nel corpo, piagate nell’anima, parla Troiane, canto di femmine migranti, elaborazione drammaturgica di Nicola Alberto Orofino che cura anche la mise en espace ospitata negli ambulacri del Teatro Greco Romano, dal 18 al 21 e dal 25 al 28 maggio. Il cast annovera Egle Doria, Silvio Laviano, Luana Toscano, Alessandra Barbagallo, Lucia Portale, Marta Cirello. Costumi e scene di Vincenzo La Mendola, assistente alla regia Gabriella Caltabiano, produzione del Teatro Stabile di Catania in collaborazione con Senzamisura Teatro, Progetto S.E.T.A., La Bottega del Pane.
La mise en espace sarà itinerante in 7 stazioni. In ognuna è previsto un monologo o una scena di circa 10 minuti. Il pubblico entrerà in gruppi da 15 spettatori ogni 15 min. (l’entrata del primo gruppo è prevista alle ore 20.15, l’ultima alle 21.30 per un totale di 6 gruppi). In ciascuna stazione, il monologo o la scena recitata, la colonna sonora, l’interpretazione potrebbero cambiare, di modo che ogni percorso sarà diverso e lo spettatore che volesse tornare ad un’altra replica si troverà di fronte ad una rappresentazione in parte o del tutto differente.
É come afferma Nicola Orofino nelle note di regia: “In questo mondo c’è sempre una guerra. Non fa più notizia. E la guerra, si sa, si nutre d’indifferenza, apatia, cinismo. Le conseguenze sono sempre le stesse, mi soffermerei su quella più immediata: si scappa da un posto di guerra verso un posto in cui non c’è guerra. E quando il posto verso cui si scappa è casa nostra? Non ci piace per niente. Perciò una guerra non fa notizia, ma discutere sulle sorti dei suoi rifugiati fa tuonare i mass media”.
La riflessione di Orofino guarda al presente, ma parte dai grandi testi classici. “Nelle Troianedi Euripide, donne vittime di guerra attendono con dolore straziante la loro infima assegnazione come schiave ai vincitori. Quel dolore di ieri rivive oggi e sempre. E il dolore di chi non ha più niente, di chi ha perso la dignità, gli affetti, la propria terra. Quella terra che non esiste più, il cui nome è stato rimosso. Troiane, come donne e uomini di oggi, che devono ricostruire tutto, con quella debole forza di chi è stato cancellato”.
Lo spettacolo è dunque un forte esempio di teatro civile. “Il lavoro – conclude Orofino – si inserisce nel solco dell’attività che io assieme ad attori come Egle Doria e Silvio Laviano, da sempre attenti alle sfide che la società ci impone, abbiamo svolto negli ultimi anni: ri-leggere i classici al fine di ri-interpretarne il carico di possibilità tematiche e valoriali che sono in grado di sprigionare. Attraverso una storia “antica” che è patrimonio della cultura universale, la mise en espace prova a parlare agli uomini e alle donne di oggi e del nostro territorio, porta meridionale di quel faticoso progetto politico che si chiama Europa, territorio di scambi e ponti, di scontri e divisioni, ma anche di integrazione fra culture spesso in antitesi. L’arte del teatro mi sembra la più legittimata a riflettere su tutto ciò, perché è arte della contemporaneità fra chi produce relazioni e chi usufruisce di quel rapporto. Non intendiamo in alcun modo fornire risposte o soluzioni, ma accendere la miccia della consapevolezza, della critica, del ragionamento attorno ad un tema che ci tocca tutti nella nostra dignità di esseri umani. Un intento ambizioso, ma che riteniamo essere un urgente contributo nell’ottica della ricostruzione di nuove fondamenta civiche”.

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