L’interpretazione di Toni Servillo che forse più ci è rimasta impressa è quella nel film di Paolo Sorrentino “Le conseguenze dell’amore”. Un’interpretazione tragica, sofferta, di un personaggio intenso e drammatico. Ma Servillo è attore bravo e poliedrico, e lo ritroviamo a teatro, per la regia della goldoniana “Trilogia della villeggiatura” che sta andando in scena in questi giorni allo Stabile catanese…di Silvana La Porta

E si tratta di una commedia goldoniana assai impegnativa per impianto, azione e temi, che Servillo, anche in qualità di attore, e il suo cast risolvono brillantemente, affrontando i temi dell’inquietudine, dell’amore, della gelosia con misura e eleganza. L’amore, che rischia di travolgere l’onore e le norme morali, irrompe in un nucleo familiare messo in pericolo dalla passione amorosa e dalla dissipazione economica, causata dal fatuo desiderio di ben figurare in società. Giacinta, una bravissima Anna Della Rosa, è il simbolo della passione contrapposta alle sane abitudini borghesi, rappresentate sul palcoscenico da un’annoiata brigata dedita a lunghe conversazioni estive e distese partite a carte. Poi giunge il tempo del ritorno e subentra una grande malinconia, una saggezza concreta e la consapevolezza dei limiti economici e della vincolante condizione sociale. Come sempre Goldoni riconduce la situazione nei limiti del buon senso, i personaggi abbandonano la ricerca ostinata e nevrotica della felicità e capiscono il valore dell’essere piuttosto che dell’esserci. Una interpretazione attuale, questa di Servillo, dell’attualissimo Goldoni, acuto indagatore di un mondo in cui i sentimenti umani si riducono spesso ad aridi meccanismi di convenienza sociale.


Silvana La Porta