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Carlo Goldoni ha creato forse la più fantastica e brillante donna della commedia italiana: si chiama Mirandolina e di professione fa la locandiera….(di Silvana La Porta, inviata al Tsc)
Libera, spigliata, furba, ma mai insincera, professa la sua autonomia dinanzi agli uomini nel lontano Settecento. E alla fine, assediata da innamorati rompiscatole, opportunisti o appiccicosi,  sposa il cameriere che ama. Il Teatro Stabile di Catania in questi giorni sta portando sulla scena questo geniale personaggio con una Galatea Ranzi impeccabile nel ruolo, per la regia di Pietro Carriglio, che l’aveva realizzata al Teatro Stabile di Palermo negli anni ’80.
Ma non è stata la solita, risaputa Locandiera dai toni brillanti e i colori vivaci. Carriglio ha voluto mettere in scena la bravura goldoniana nel sottile piacere del fare teatro che coinvolge e stupisce. Questa commedia è una delle più belle commedie del mondo perché funziona come perfetta macchina scenica, senza orpelli e contorni. Quindi luci a tratti basse a sottolineare tutta la recitazione degli attori e la gran qualità del testo, scenografia essenziale con pochi elementi significativi, musiche non settecentesche, ma addirittura quasi atonali. Fuori dagli stereotipi del goldonismo, dunque, questa piece catanese, che ci ha lasciato apprezzare il teatro puro. Puro Goldoni per una donna pura e intelligente, che non ha il sogno del matrimonio, ma una cromosomica, nativa indipendenza e fierezza d’animo. Una donna completa, Mirandolina, padrona della scena e di uno spettacolo godibile e attuale. Che è poi il segreto di tutti i grandi classici.

SILVANA LA PORTA

Si replica al Teatro Verga fino al 28 febbraio