L’anno scorso Aida era stata un indiscusso successo. E anche quest’anno Enrico Castiglione è tornato a sfidare le asperità dello scenario del Teatro greco di Taormina con l’arma della scenografia virtuale e un cast apprezzabile per Turandot di Giacomo Puccini….di Silvana La Porta (inviata a Taoarte)

 

Pubblico delle grandi occasioni, nemmeno un posto libero anche negli angolini più riposti del teatro, l’ultima grande opera del maestro toscano nelle due serate taorminesi ha incantato tutti, con le sue melodie dolci e tristi, frutto di un compositore ormai moribondo, che lasciava, in queste note, il suo testamento spirituale. Il capolavoro pucciniano, scritto da Giuseppe Adami e Renato Simoni basato su un soggetto di Carlo Gozzi, si è avvalso di 250 artisti con i nuovi costumi creati da Sonia Cammarata, Fabio Mastrangelo sul podio a dirigere l’Orchestra Sinfonica del Teatro Vittorio Emanuele di Messina insieme al Coro Lirico Francesco Cilea e le coreografie di Rita Colosi.

Col rischio che nella serata di domenica ci potesse essere una Turandot…senza Turandot. Francesca Patanè, grande soprano dalla voce avvolgente, è stata vittima di una improvvisa tracheite, che ha fatto palpitare gli organizzatori. Alla fine ha cantato da gelida e regale sovrana insiema a Chiara Taigi, una intensa e sommessa Liù, la vera protagonista dell’opera, che, da schiava, insegna l’amore ai potenti e muore senza esitazione, e a Dario Volontè nel ruolo del temerario principe Calaf.

Le scenografie virtuali hanno sottolineato adeguatamente tutti i momenti salienti della storia, imitando una bellissima notte stellata mentre sulla scena si intonava il Nessun dorma.

Una piccola nota: peccato per qualche stecca del tenore e per la cascata di fiori virtuali finali: belli, ma forse un po’ troppo giapponesi per una Pechino dei tempi che furono…


Silvana La Porta