Tutti promossi, la Scuola finta che sforna analfabeti / Voti veri e abolire le bocciature / mini dossier

La scuola così come’è conciata sta bene al potere politico, ai potentati economici e a gran parte delle famiglie italiane: quelle culturalmente più deprivate, e quindi più incapaci di desiderare una Scuola seria e di comprenderne l’importanza.

È dunque fondamentale, per salvare la Scuola, che gli insegnanti comprendano l’importanza di cambiare la legge vigente sulla rappresentanza sindacale. Solo così potranno sperare di esautorare i maggiori responsabili di questa situazione, ovverosia quei sindacati “maggiormente rappresentativi” che alla realizzazione di tutto ciò hanno dedicato la propria fattiva complicità.

[Bugiardino. Un altro ottimo articolo di Alvaro Belardinelli! Le conclusioni sono da condividere al 100%! Ulteriore conferma che la c.d. Buona Scuola non ha considerato la realtà, non rimediato, ma ha peggiorato, ha fatto perdere tre anni ed ha alzato un polverone mediatico.]

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Tutti promossi, la Scuola finta che sforna analfabeti futuri operai

di Alvaro Belardinelli, La Tecnica della scuola, 26.2.2018

Bisogna che finalmente qualcuno abbia il coraggio di dirlo: in Italia oggi in ogni ordine d’istruzione un bel voto si prende molto più facilmente di un tempo; anche perché, se così non fosse, il numero dei “non ammessi” all’anno successivo dovrebbe essere forse doppio (o triplo) rispetto a quello attuale. Da almeno tre decenni il Ministero della Pubblica Istruzione (che oggi non si chiama nemmeno più così) profonde sommi sforzi per far comprendere agli insegnanti che le bocciature non sono gradite “colà dove si puote”.

Gli insegnanti, troppo spesso lontani dal possedere un cuor di leone, si adeguano. E le promozioni fioccano, aumentando di anno in anno, proporzionalmente al diminuire del livello culturale degli alunni. Tanto l’importante è superare i quiz Invalsi. Una realtà che supera di molto la fantasia di Carlo Collodi, che nel “Paese di Acchiappacitrulli” rappresentò un mondo alla rovescia, dove, per uscire di galera, Pinocchio deve dichiarare di essere un malandrino: mondo sinistramente simile all’Italia di oggi, purtroppo.

Ma se la Scuola diventa sempre più un Paese dei Balocchi, nel quale l’importante è far divertire gli alunni coi “progetti” e superare gli indovinelli del Ministero della Verità, il compito degli insegnanti, sottopagati, proletarizzati, vituperati, disprezzati, si fa sempre più arduo. E tutto ciò dimostra che degli insegnanti e della loro libertà (d’insegnamento e di valutazione secondo coscienza) la nostra classe politica e dirigenziale ha deciso di voler fare a meno.

Lo dimostra il D.lgs 62/2017, che all’articolo 3 decreta: «Le alunne e gli alunni della scuola primaria sono ammessi alla classe successiva e alla prima classe di scuola secondaria di primo grado anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione». Si può, sì, negare l’ammissione alla classe successiva, ma «solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione», e per di più con decisione presa all’unanimità.

Per le Scuole Medie la Circolare Ministeriale 1865/2017 ha precisato: «Solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione, sulla base dei criteri definiti dal collegio dei docenti, i docenti della classe, in sede di scrutinio finale presieduto dal dirigente scolastico o da suo delegato, possono non ammettere l’alunna o l’alunno alla classe successiva. La decisione è assunta all’unanimità». Paletti chiari, precisi e non derogabili.

Obbedir tacendo e tacendo promuovere

I collegi della Penisola si sono rapidamente adeguati al rigorismo ministeriale antibocciatura, ed hanno scritto nei “PTOF” criteri estremamente rigidi e particolareggiati. Così ora capita, ad esempio, che un allievo di terza media con quattro insufficienze gravi, magari in matematica e inglese (le quali prevedono prove scritte all’esame finale), ma non in italiano, e che abbia una risicata sufficienza in tutte le altre materie deve essere ammesso, comunque, all’esame di licenza media (e, ovviamente, affrontare con successo l’esame).

Promozione certa per quasi tutti. Altro che la meritocrazia di cui blaterava Renzi: quella vale (?) solo per i Docenti destinatari del bonus premiale assegnato dal Dirigente a piacer suo; che sono poi quelli più ubbidienti all’andazzo imposto dal Ministero e dall’Invalsi. Per chi lo contesta in nome della Costituzione, per i Docenti che lavorano in classe per diffondere la cultura vera, neanche una lira bucata. Così imparano.

Passo dopo passo, l’Italia sta diventando il Paese del diploma assicurato; così i posti di lavoro saranno sempre più riservati ai non meritevoli ben raccomandati, mentre i meritevoli veri resteranno disoccupati. E si moltiplicheranno i casi, già frequentissimi nelle scuole più disagiate, di Docenti picchiati dai genitori e dagli alunni per un voto insufficiente, e di ragazzi “furbi” che, ben sapendo di esser diventati intoccabili per legge, non porteranno a scuola nemmeno più la penna.

Sia chiaro: noi non siamo per una Scuola selettiva, di classe, che bocci la maggior parte degli alunni. Noi (gli insegnanti che contestano questo andazzo) ci battiamo, al contrario, per una Scuola inclusiva, democratica, con classi di massimo diciannove o venti alunni, che aiuti davvero quelli in difficoltà, che li motivi, che li segua, che li valuti in base alla buona volontà ed agli sforzi, non solo ai risultati.

Non siamo, però, per una Scuola finta, che rinneghi i propri principi ispiratori, che premi i furbi e gli analfabeti determinati a restare tali, che insegni ad essere corrotti e disonesti fin da bambini: i vizi italioti che tutto il mondo disprezza! Purtroppo non siamo maggioranza nel Paese. La scuola così come’è conciata sta bene al potere politico, ai potentati economici e a gran parte delle famiglie italiane: quelle culturalmente più deprivate, e quindi più incapaci di desiderare una Scuola seria e di comprenderne l’importanza.

I peccati di Gola

Il 26 gennaio 2018 sul sito web di Confindustria Cuneo è stata messa in bella mostra una lettera aperta del presidente Mauro Gola “alle famiglie cuneesi che si trovano a scegliere l’indirizzo delle scuole superiori per i propri figli”. Secondo il presidente di Confindustria Cuneo è perfettamente inutile che gli studenti si ostinino a conseguire a scuola una preparazione culturale elevata, per poi iscriversi a filosofia o a fisica nucleare. Lavorare bisogna!

«Nel 2017», sostiene Gola, «le aziende cuneesi nel loro complesso, presi in considerazione industria, artigianato, commercio, agricoltura e servizi, hanno dichiarato di assumere circa 40.000 nuovi lavoratori. Di questi, il 38% sono operai specializzati, il 36% tecnici specializzati nei servizi alle aziende, il 30% addetti agli impianti e ai macchinari». Cifre in libertà, perché la loro somma è superiore a 100. Ma poco importa: “Il resto, marginale, sono gli altri ruoli aziendali, che sebbene fondamentali ed irrinunciabili, occuperanno poche unità. Il nostro dovere è quello di evidenziarvi questa realtà. Perché queste sono le persone che troveranno subito lavoro una volta terminato il periodo di studi“.

Il messaggio è molto esplicito: ciò che fa gola a Mauro Gola ed a Confindustria Cuneo non sono lavoratori colti e capaci di pensare criticamente in base al proprio bagaglio culturale, ma “addetti agli impianti e ai macchinari”, “operai specializzati”, “tecnici specializzati nei servizi alle aziende”. Che poi sappiano leggere un contratto o distinguere i fatti dalle opinioni, poco importa agli industriali. Anzi, se non sanno ben parlare, ascoltare, leggere e scrivere, meglio pure: saranno più docili e meno riottosi.

È, insomma, la solita vecchia storia di sempre: l’operaio non deve volere il figlio dottore. E il figlio dell’operaio deve introiettare questo dogma. Dogma sposato anche da quella sinistra che è erede diretta dei partiti stalinisti del dopoguerra, e che, senza cambiare affatto i quadri dirigenti, dopo il 1989 si è innamorata del neoliberismo, gareggiando con le Destre per dimostrare a chi controlla i capitali che la dittatura sul proletariato (e sulla classe media) si esercita meglio con la “Sinistra” al Governo che con le Destre. Anche perché la “Sinistra” non si troverà mai di fronte, se non a parole, l’ostilità di mamma Cgil (come invece può capitare ai Governi di Destra).

Fuoco a volontà

E allora tutto è chiaro. La Scuola, da trent’anni, si trova sotto il fuoco incrociato di vecchi nemici e amici falsi. Sopravvive, ed è ancora comunque efficace, solo grazie al suo pilastro fondamentale, che sono gli insegnanti. E infatti il fuoco è concentrato soprattutto contro questi ultimi, sempre più immiseriti, disprezzati, oberati di scartoffie, calunniati, sbeffeggiati, dominati, e premiati (poco) solo se ubbidiscono. È dunque fondamentale, per salvare la Scuola, che gli insegnanti comprendano l’importanza di cambiare la legge vigente sulla rappresentanza sindacale. Solo così potranno sperare di esautorare i maggiori responsabili di questa situazione, ovverosia quei sindacati “maggiormente rappresentativi” che alla realizzazione di tutto ciò hanno dedicato la propria fattiva complicità.

L’Italia può ancora salvarsi dal declino cui è avviata. Può salvarsi, però, solo a patto che si salvi la Scuola. Perché la Scuola è il fondamento di ogni futuro. Se avremo una Scuola pessima, ridotta ad un carnevale senza senso, il futuro sarà pessimo. Se invece saremo capaci di recuperare il senso del suo esistere e del mandato costituzionale che l’ha istituita, il futuro tornerà a farsi pieno di speranza per tutti: ivi compresi quegli straricchi che si illudono di costruire la propria felicità in un Paese distrutto.

►https://www.tecnicadellascuola.it/tutti-promossi-la-scuola-finta-sforna-analfabeti-futuri-operai

►http://www.gildavenezia.it/tutti-promossi-la-scuola-finta-che-sforna-analfabeti-futuri-operai/

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Addio al latino, 6 politico e largo all’Invalsi: la Scuola vicina al punto di non ritorno

►http://www.aetnascuola.it/addio-al-latino-6-politico-largo-allinvalsi-la-scuola-vicina-al-punto-non-ritorno/

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Un’alternativa alla finzione del 6 “politico”

La promozione garantita (e nascondendo il valore reale dell’alunno) ha fatto disastri. Servono subito curricolo essenziale e voti reali in pagella, anche “insufficienti”.

di Sergio Bianchini – 22 novembre 2015

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2015/11/22/SCUOLA-Un-alternativa-alla-finzione-del-6-politico-/657645/

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SI COMINCIA A RAGIONARE!

Commento di Vincenzo Pascuzzi – 25/11/2015

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2015/11/22/SCUOLA-Un-alternativa-alla-finzione-del-6-politico-/657645/

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SI COMINCIA A RAGIONARE!

AMARCORD: 1) Voti veri e abolire le bocciature (2005) – http://www.orizzontescuola.it/news/amarcord-voti-veri-e-abolire-le-bocciature-2005

2) La “buona scuola” e l’abolizione delle bocciature – https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2014/12/01/vivalascuola-185/

3) Continuare a riformare la scuola: ripensare consigli di classe e bocciature – http://www.imille.org/2015/11/continuare-riformare-la-scuola-ripensare-consigli-di-classe-bocciature/

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Quando curricolo essenziale e voti reali in pagella?

di Vincenzo Pascuzzi 13 marzo 2017 

Potrà essere utile confrontarsi su “Un’alternativa alla finzione del 6 politico” in cui Sergio Bianchini spiegava che “La promozione garantita ha fatto disastri. Servono curricolo essenziale e voti reali in pagella, anche insufficienti”. È forse questa la strada da percorrere per avviare un graduale drenaggio del non-studio, delle impreparazioni, a volte decise deliberatamente, ma poi spacciate come sufficienze.

►http://www.aetnascuola.it/21454-2/

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Voto di consiglio: uno schiaffo morale alla professione insegnante (prima parte) / link

Se al classico dovessimo valutare davvero la conoscenza del greco, ci accorgeremmo che due terzi degli studenti dovrebbero tornare al ginnasio (ricordatevi le reazioni all’ultima prova…). Non essendo questo possibile, si finisce per fare le cose tanto per fare.
►http://www.aetnascuola.it/voto-consiglio-uno-schiaffo-morale-alla-professione-insegnante-parte/

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SCUOLA, VOTO DI CONSIGLIO: UNO SCHIAFFO MORALE ALLA PROFESSIONE INSEGNANTE (PRIMA PARTE)

Che cos’è il voto di consiglio? Uno strumento ad hoc per mortificare il lavoro di molti professori, calpestando la meritocrazia

di Luciano Mondello – 23 maggio 2016

►http://it.blastingnews.com/opinioni/2016/05/scuola-voto-di-consiglio-uno-schiaffo-morale-alla-professione-insegnante-prima-parte-00932441.html

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Amarcord. Voti veri e abolire le bocciature (2005)

di Vincenzo Pascuzzi – 23 febbraio 2011 
In relazione alla abolizione della bocciatura preannunciata in Austria dal Ministro Claudia Schmied, ho ripescato una mia lettera pubblicata nel 2005 dal Venerdì di Repubblica.

Ho apprezzato il servizio di Attilio Giordano e Paola Zanuttini sull’ultimo numero del Venerdì. Aggiungo alcune mie personali considerazioni:

1) Ogni volta che appare in tv, il Ministro Moratti mi trasmette una sensazione di gelo, vuoto, estraneità. Non mi risulta che abbia MAI visitato una scuola parlando con docenti, alunni, famiglie. Se non forse per qualche inaugurazione formale. Capisco come Paolo Sylos Labini l’abbia indicata, su un quotidiano nazionale, come “il peggior ministro dell’Istruzione dall’Unità d’Italia ad oggi”.

2) Ormai non studia più quasi nessuno. Parlo della scuola media superiore. La maggior parte (i 3/4) dei c.d. studenti va avanti con debiti mai saldati. I programmi effettivamente svolti e appresi sono come dei rachitici bonsai. I pochi (1/4) studenti disponibili risultano in minoranza, sono costretti a segnare il passo e si adeguano all’andazzo. Le ore di lezione vengono impegnate in altre attività. Dilagano assenze, indisciplina, maleducazione. Noi docenti siamo consapevoli della situazione ma impotenti. Siamo costretti a promuovere dalle aspettative delle famiglie, dei presidi, dello stesso MIUR, dalla paura di perdere classi e dover poi
chiudere la scuola. Si è creata una situazione in cui conta solo l’aspetto formale (promozione e diploma) e mancano i contenuti (studio, apprendimento, preparazione).

3) Vorrei formulare una mia proposta, semplice e a costo zero, che potrebbe avviare qualche cambiamento in positivo. Propongo di tornare a mettere solo VOTI VERI negli scrutini intermedi o finali e nelle pagelle. Abolire insomma il sei rosso o asteriscato o sottolineato. Abolire anche il conseguente recupero obbligatorio, formalizzato, spesso evaso e fasullo. In sede di scrutini finali si registrerà la promozione dei soli alunni con tutte sufficienze. PER GLI ALTRI DECIDERANNO LE FAMIGLIE – SULLA BASE DI PAGELLE VERE – DI ISCRIVERLI O MENO ALLA CLASSE SUCCESSIVA.
Resterebbe il diritto ai corsi di recupero e alle prove di superamento non del debito ma dell’insufficienza. Corsi e prove non più obbligatori ma facoltativi. Insomma: sostanza invariata ma forma non più contraffatta o mistificata. Anche per gli esami finali.

4) Nel servizio mi sarei aspettato anche la citazione del libro di Paola Mastrocola “La scuola raccontata al mio cane” che descrive efficacemente la situazione.

►https://www.orizzontescuola.it/amarcord-voti-veri-e-abolire-le-bocciature-2005/
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MERITO, RIGORE, SCRUTINI FINALI E VOTO DI CONSIGLIO. QUANDO LA SCUOLA MENTE E INGANNA SE STESSA!

di Vincenzo Pascuzzi da ReteScuole, 25.7.2009

E’ in corso un utile dibattito, innescato dall’aumento (non ancora confermato) del numero dei bocciati, sul ritorno (o meno) del merito, del rigore e di un’inversione di tendenza verso una scuola migliore o meno peggio dell’attuale.

Su questi temi mi sono già espresso in modo critico. La scuola non sta affatto migliorando, anzi forse continua a peggiorare. I bocciati sono rimasti gli stessi , o lievemente aumentati, ma dovrebbero essere molti di più (almeno il doppio) se si volesse e potesse adottare la terapia del rigore sbandierata, auspicata, rimpianta, invocata da coloro che da se stessi si dichiarano “rigoristi”. Io non credo in questa terapia, tanto meno nella sua applicabilità in dosi massicce ed efficaci. A mio giudizio, il pedale delle bocciature è già da tempo “a tavoletta”, non va più giù. Anzi l’alta percentuale di bocciati, arrivata l’anno scorso al 16,2%, andrebbe studiata e “curata” in relazione ai suoi elevati costi (economici e umani) riguardo alle ripetenze e alla dispersione causate.

Vorrei esaminare uno snodo, temporale e decisionale, di importanza fondamentale nella vita della scuola: gli scrutini finali di giugno. Vedere come essi vengono preparati, gestiti, quali sono gli attori, le parti che recitano sulla scena e dietro le quinte. Ovviamente mi riferisco alla mia esperienza nella scuola superiore. Non ho intenzione di negare situazioni ed esperienze diverse.

Gli scrutini costituiscono una ricorrenza ciclica annuale, in gran parte molto simile all’anno precedente ma pur sempre con qualche novità introdotta o dalla scuola in base all’esperienza oppure decisa dal Miur. Dall’esito degli scrutini dipende la consistenza e il numero delle classi nell’a.s. successivo e quindi il numero delle cattedre e l’eventuale condizione di soprannumerarietà di qualche docente. Dall’esito degli scrutini può dipendere l’autonomia dell’istituto e il rischio di accorpamento con altra scuola. Da ciò deriva una certa comprensibile resistenza e riluttanza a bocciare oltre un certo limite, una certa percentuale sia da parte dei docenti di ruolo più anziani sia dello stesso preside. Questi due pericoli (riduzioni di classi e rischio di accorpamento) costituiscono un sottofondo, una specie di cornice, una bussola che accompagna discretamente e guida tutte le attività della scuola lungo l’intero a.s. e fino agli scrutini finali. Ciò in particolare nelle scuole che hanno un numero di alunni iscritti appena superiore a quello minimo per rimanere autonome.

I criteri generali di svolgimento degli scrutini vengono decisi in sede di Collegio Docenti. Tipica è l’indicazione di non bocciare e sospendere il giudizio fino a due insufficienze gravi (4) e a una lieve (5), salvo casi particolari e senza inficiare la “sovranità” dei Consigli di Classe. Tutte le materie vengono considerate di pari dignità indipendentemente dal numero di ore settimanali e questa – secondo me – è già una distorsione: ad esempio, Storia con 2 ore vale come Matematica con 5! Il Collegio in genere non dà indicazioni sulle insufficienze gravissime (3 o 2) che pure si presentano per difficoltà o per scelta … “ergonomica” dell’alunno. Si lascia intendere che queste insufficienze gravissime – che diammine! – non esistano o siano dovute all’eccessiva severità (cattiveria) di qualche docente. Decisi questi criteri generali, il Collegio ha fatto la sua parte, ha esaurito il suo compito!

In genere e in quasi tutte le scuole, gli scrutini intermedi, che avvengono a gennaio-febbraio (se sono quadrimestrali), hanno uno svolgimento semplice e tranquillo: ogni docente mette i suoi voti, si discute della classe, dei singoli alunni, dei programmi e di qualche episodio o situazione particolari, si fanno alcuni confronti all’interno della classe e anche complessivi. In qualche scuola – mi è capitato realmente e lo riporto perché sintomatico – gli scrutini hanno un’appendice in una successiva riunione del Collegio convocata appositamente. Sfruttando le possibilità dell’informatica e dei computer, vengono elaborate e proiettate su un grande schermo tabelle riassuntive dei voti relativi a ogni classe e ogni disciplina consentendo il confronto in base alle medie e al numero delle insufficienze. I confronti sono sgradevoli e al limite del mobbing (o meglio bossing, risalendo l’iniziativa al D.S.) in quanto i docenti, pur non comparendo con il nominativo, sono facilmente riconoscibili in base alle loro classi e alle loro sezioni. Ma qual è l’uso o l’utilità di queste tabelle e dei confronti? Implicitamente e indirettamente la materie (cioè i docenti) con le medie più basse sono invitati, quasi costretti ad alzare i loro voti: sono loro che devono recuperare! Esplicitamente poi il D.S. (nello specifico una preside) urla a tutto il Collegio che non è possibile che nessuna materia abbia più del 40% di insufficienze: bisogna perciò venire incontro ai ragazzi, abbassare gli obbiettivi, ridurre i programmi adattandoli al livello degli apprendimenti se non vogliamo che la scuola chiuda! Ovviamente musica per le orecchie dei somarelli o somaroni sfaticati, se solo essi fossero presenti.

Ci sono poi dei colleghi o colleghe che, già all’inizio dell’anno, spontaneamente ti confidano la loro disperazione in relazione ai non-apprendimenti nella loro disciplina. Più o meno: “Non sanno niente, non stanno attenti, non seguono, non fanno i compiti, non portano libri e quaderni, … Ma quest’anno non sarà come l’anno scorso, eh, no! Non mi faccio più fregare, eh, eh, quest’anno boccio, boccio!”. Ciò avviene verso ottobre-novembre, magari in occasione del 1° pagellino. Effettivamente questi colleghi o colleghe arrivano al primo quadrimestre con votacci a chi merita. Poi, già verso marzo-aprile, sfuggono, evitano di parlarti e anche di salutarti e poi – quasi per miracolo – te li ritrovi allo scrutinio finale con quasi tutte le loro insufficienze sanate! Mi è capitato diverse volte e non sono riuscito a capire cosa sia successo.

Poi, ipotizzo, sospetto, ma ho avuto anche alcuni riscontri, l’effettuazione da parte di alcuni presidi di azioni individuali nei confronti di alcuni colleghi volte ad ammorbidire le loro valutazioni e recuperare le insufficienze. Ciò nel corso del secondo quadrimestre. A volte i presidi agiscono con discrezione e tatto, altre volte in modo del tutto scorretto, indebito, brutale.

Ma veniamo agli scrutini finali di giugno che decidono su promozioni, bocciature, sospensioni di giudizio. In quasi tutte le scuole, informatica e computer sono intervenuti ad alleggerire la fastidiosa e laboriosa parte manuale relativa alla compilazione delle pagelle, dei tabelloni, dei giudizi e dei verbali. Generalmente i voti delle singole discipline, o materie, vengono raccolti e trascritti qualche giorno prima in modo che allo scrutinio finale è già disponibile un tabellone riassuntivo con tutti i voti proposti. Questo tabellone viene stampato, fotocopiato e distribuito a ogni docente oppure proiettato su uno schermo più o meno grande.

La prima situazione (tabellone fotocopiato e distribuito a tutti) è quella più efficace: ogni docente ha la sua copia dei voti provvisori, può seguire agevolmente lo scrutinio, consultare il proprio registro e monitorare i voti definitivi man mano che diventano tali.

La seconda situazione (tabellone proiettato) richiede un operatore che si occupa del computer e assiste il Consiglio: proietta tutti i voti insieme o solo il prospetto dello studente via via scrutinato, riporta le modifiche e le decisioni man mano che avvengono. Questa opzione presenta alcuni disagi. Bisogna operare quasi al buio. La proiezione non sempre è ottimale, è collocata troppo in alto, non è agevole controllare i propri registri e insieme il tabellone o il prospetto individuale. In questa situazione si lavora male, si può perdere, o si riduce, la possibilità di confrontarsi fra colleghi. Finisce che ognuno si confronta con il preside o con chi lo sostituisce. Questo l’aspetto logistico-organizzativo.

Più importante e preoccupante invece è l’aspetto operativo-decisionale. A volte il/la preside inizia i lavori esordendo: “nell’altra classe, appena scrutinata, non abbiamo bocciato nessuno!” oppure “solo uno che però non veniva mai, ritirato di fatto”. Chiunque capisce che questo è un robusto … aperitivo del c.d. “buonismo”. Poi lo scrutinio prosegue col definire le situazioni individuali che hanno numerose e gravi insufficienze: oltre sei o sette insufficienze – in genere ma non sempre – non c’è scampo, gli alunni vengono bocciati. Intorno alle cinque o sei insufficienze, indipendentemente dalla loro gravità, si comincia a discutere a confrontarsi. Non si parte dalle indicazioni del Collegio ma dall’opportunità di bocciare l’alunno con riferimento (in genere sotto traccia) alla consistenza numerica della classe. I riferimenti, gli appigli possono essere i più vari: dalle capacità e potenzialità possedute ma non espresse, alla situazione familiare disastrata, all’ipotesi dell’eventuale abbandono della scuola, a minimi miglioramenti di profitto o comportamentali,… insomma non è affatto raro (anzi!) che di sei o cinque insufficienze, due o tre vengano tranquillamente condonate e le altre diventino debito per settembre. Debito formale cioè con esito positivo in genere scontato (al 95%).

Così in una classe, in cui la metà doveva essere sicuramente bocciata, solo due o tre alunni vengono respinti. Di conseguenza, si manda rinforzato un chiarissimo messaggio per l’anno scolastico successivo: non serve studiare! Da decenni, la scuola (alunni, docenti, presidi) e le scuole sono come prigioniere di un “vortice” perverso senza speranza e possibilità di poterne uscire! Ogni anno si raccolgono i frutti indigesti o velenosi dell’anno prima e si seminano quelli per l’anno dopo! Al di fuori delle scuole (cioè USP, USR, Miur ma anche partiti, sindacati, associazioni, media) questa situazione o non è percepita o non interessa (oppure fa comodo?!).

Nello svolgimento degli scrutini, lo strumento che viene usato in modo improprio e perverso, che mantiene e alimenta il “vortice” detto è il voto di Consiglio. Questo – a mio giudizio – trova la sua ragion d’essere o nei confronti di singoli (o rari) alunni con difficoltà vere e per loro insormontabili in qualche disciplina o per rimediare l’eccessiva severità di singoli (o rari) docenti. Invece l’uso del voto di Consiglio è adesso massiccio, eccessivo, generalizzato, è diventato un abuso. Le scuole ne sono diventate dipendenti come se fosse una droga! Anzi spesso il voto di Consiglio non viene nemmeno formalizzato. Per fare prima si chiede, si impone ai docenti di modificare direttamente loro le valutazioni insufficienti inizialmente proposte come se le avessero messe con leggerezza, per capriccio, dispetto, errore. Nulla compare nei verbali! E’ la scuola che mente e inganna se stessa!

►http://win.gildavenezia.it/docs/Archivio/2009/lug2009/mente_inganna.htm

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Su Vincenzo Pascuzzi

Vincenzo Pascuzzi: è stato docente precario per quasi venti anni prima del ruolo. Ha insegnato Matematica, Elettrotecnica, Fisica in vari licei, istituti tecnici e professionali di Roma. Segue le vicende dei precari e della scuola. Interviene con note e articoli su vari siti, blog, ml. Partecipa al gruppo Iuas (Insiemeunaltrascuola) e al gruppo facebook Invalsicomio.

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