La stagione sinfonica del Teatro Massimo Bellini 2020 si è aperta venerdì 10 gennaio con un capolavoro della musica di tutti i tempi, quella Nona sinfonia in re minore op. 125 di Ludwig Van Beethoven che mette in crisi il concetto stesso di sinfonia. Come dire, una sinfonia e il suo oltre: non a caso è stata definita “il massimo sforzo di sintesi e rinnovamento che mai sia stato compiuto nella storia della Sinfonia”

A dirigerla sul palco il maestro Gianluigi Gelmetti, ormai affezionato direttore di casa nostra, che ha ormai raggiunto una bella intesa con l’orchestra del Massimo, offrendo al foltissimo pubblico in sala un’esecuzione valida ed energica, con uno sviluppo rigoroso dei temi differenti, in un gioco sapiente di armonie e connessioni. Un vero e proprio viaggio verso la Gioia,  che si è manifestata gradualmente, in un rutilante gioco di suoni, dai tromboni al fagotto, dagli oboi ai clarinetti. Bellissimo il terzo tempo dove l’orchestra catanese ha espresso lirismo puro con una raffinata trama strumentale, valorizzata dalla equilibrata direzione di Gelmetti.

Poi è stato Quarto movimento, con il suo fulgore e il suo brio, arricchito dall’intervento del Coro etneo, ben istruito dal maestro Luigi Petrozziello e dai bravi  solisti Valentina Varriale (soprano), Josè Maria Lo Monaco (contralto), Carlos Natale (tenore) e Karl Huml (basso): il tema della Gioia, com’era nelle intenzioni del compositore, è emerso gradualmente, lasciandosi alle spalle lotte e tragedie, a suon di grancassa, piatti e triangolo. Una festosa enunciazione di un messaggio di Gioia? O di libertà e fratellanza universale, come molti vogliono credere?

Certo è che è stata un’ora di bella musica, un vero Inno alla speranza. Possiamo leggerla come un augurio di lunga vita al Teatro Massimo Bellini sotto la nuova direzione artistica del raffinato maestro Giovanni Cultrera? Assolutamente sì.

Silvana La Porta