E’ al suo secondo semi-serial thriller Andrea Fiore,  laureato in Giurisprudenza e appassionato di storie e racconti divertenti di stampo demenziale…(di Silvana La Porta, dalla Terza pagina de La Sicilia del 2 giugno 2011)


 

Dopo Storia di morte, ricotta e mascarpone, edito nel 2009, torna con il nuovo romanzo dal titolo che è tutto un programma: L’elettricista suona sempre 220 volt” (Albatros Il Filo Roma, pp. 133, € 13,90).

L’idea del romanzo, come racconta lo stesso autore, gli è balenata dentro mentre era tutto intento ad acquistare lampade ad alto risparmio energetico. Perché non mettere in scena un inquietante assassino che ha la macabra abitudine di arrostire le sue vittime con scariche elettriche? Da qui una storia improbabile, inverosimile che prende le mosse da quando l’ispettore Haddock si vede appioppare dal suo capo un caso di uccisioni in serie, ormai giunto alla sedicesima vittima. Così,  sotto le sembianze di un apparente caos, tra personaggi  pieni di tic, di fisime e  di paranoie e disgustose cene a base di pollo alle mandorle, lo scrittore indaga le debolezze umane, che ci appartengono sempre e comunque, insegnandoci a ridere di noi e della dimensione paradossale dell’esistenza, con una scrittura polisensoriale dove un volto diventa “tra il rosso e il fucsia dalla rabbia”. Alla fine resta sul viso dei lettori un sorriso, accompagnato da una seria riflessione sulla vita e sul mondo. Che poi è il fine più nobile di un racconto nonsense ben riuscito.