IMG“Se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città”, è il loro slogan. La giovane armata Brancaleone scende in campo a Palermo come altrove per la nostra crociata. E’ la crociata di chi si è rotto le scatole e non concede nemmeno il tempo per l’amara ironia di Monicelli.





Una giovane armata per le strade di Palermo

 

di Mila Spicola


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“Se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città”, è il loro slogan. La giovane armata Brancaleone scende in campo a Palermo come altrove per la nostra crociata. E’ la crociata di chi si è rotto le scatole e non concede nemmeno il tempo per l’amara ironia di Monicelli. Non c’è più tempo, svegliatevi, ci ha lasciato come invito quel nobile vecchio. Ecco perché non mi sono permessa di fare battute fuori luogo quando ho visto i finti fantocci che rappresentavano i contenuti della riforma Gelmini appesi davanti al rettorato di Palermo.

“Se la riforma non verrà bloccata – dicono – noi studenti bloccheremo tutto. Bloccheremo le scuole riappropriandocene (più di 200 sono attualmente occupate in tutta Italia) e siamo disposti a bloccare la città, a riprenderci ciò che ci spetta. La mobilitazione degli studenti di Palermo e di tutta Italia ha dimostrato che è possibile vincere e bloccare questa riforma”. Vincere e bloccare: magari. Questa riforma non la vinci bloccandola, ma svegliando le coscienze del paese che l’hanno resa possibile. Qualcuno ha detto “menateli”, qualcun altro, bloccato nel traffico, “andatevene a scuola, a studiare”. Qualcun altro ancora “almeno altrove son saliti sui tetti e non ci rompono le scatole a noi che dobbiamo andare a lavorare”.

Se non fosse che è proprio per questo che protestano: vogliono studiare e lavorare. A molti di loro verrà negato. Gli stanno togliendo entrambe le cose: la libertà di pretendere una cultura di qualità, di pretenderlo tutti, non uno di meno tra quanti lo volessero, e la certezza di un lavoro. A tutti coloro che stanno ingabbiati nelle loro macchine, nel traffico congestionato, reale e metaforico, del nostro paese oggi, vorrei suonare una trombetta all’improvviso nei timpani. Ehi, sveglia. Ma che state dicendo? Capisco che è a quel genere di ottusità che si rivolge il nostro ministro quando dice che coi libri non si mangia, però poi lui li scrive e li studia eccome.

Capisco che è sempre a questa cieca ignoranza che si rivolge Brunetta quando definisce gli uomini di cultura “nullafacenti”. Capisco anche che c’è un 46% di italiani che ha solo la licenza media (aiuto! Quando l’Europa ci chiede il doppio di diplomati e il triplo di laureati) e non si è mai commosso su una pagina di Cartesio o su Brecht o sul terzo principio della termodinamica. Mica lo mangi. Eppure ti fa mangiare. Capisco che la maggioranza dell’elettorato dei Tremonti, dei Bossi e dei Brunetta di turno provenga da lì. Capisco che il 70% degli adulti abbia lacune gravi in italiano e in matematica: lo dicono le statistiche e non ce ne stupiamo. Ve la dovete accarezzare ogni tanto quella porzione di voti annebbiati dall’inconsapevolezza, di barbari del terzo millennio. Anche se, persino i barbari del medioevo eccellevano nelle arti.

Questi no: le distruggono. Chi potrebbe sostenere la scelta folle di tagliare, in Italia, sì, in Italia, studio, ricerca e cultura? Se non quanti ne hanno poca dimestichezza? E forse per questo li vorrebbero menare quei ragazzi. Per invidia. Noi no, ce li salvaguardiamo per bene quelli che credono nello studio, nella cultura, nell’istruzione e, posso dirlo? nell’Italia così come ce l’hanno trasmessa sempre i libri, i film, i monumenti, ..le poesie e non le tv che ce l’hanno stravolta con l’egemonia sotto culturale che ne è conseguita (come spiega bene un acuto saggio di Massimiliano Panarari). Rimettiamoci l’abito a noi più naturale nel mondo: la nostra egemonia culturale, questo dicono i ragazzi, oppure blocchiamo tutto. Qualcuno ha parlato di gravissimo attacco alle istituzioni , a proposito dell’infiltrazione a Palazzo Madama degli studenti. Erano armati di libri. Di grazia: cosa dovrebbero fare per essere ascoltati e per raccontare al paese che cosa sta accadendo, visto che i tg nazionali se ne sono disinteressati? Stare fermi e buoni mentre gli “adulti” si scannano, danno spettacolo indegno e ci ridono pure su? Noi non ridiamo. La ministra sostiene che stanno difendendo i baroni. E quando ci ha dissanguato le scuole di ogni ordine e grado chi difendevamo? Non è forse lei uno dei massimi esempi di baronato di altro genere? Che ne sa una che ha cambiato tre licei e non possiede meriti specifici per competenze e per curriculum studiorum della battaglia personale per il merito che ogni ragazzo italiano combatte dopo un dottorato?

Ce li salvaguardiamo come i monumenti più importanti, i giovani che vorrebbero studiare meglio e di più, viste le offese che gli stanno piovendo addosso, altro che menarli. Offese di parole e di fatti, di ostacoli insormontabili e di precarietà di vita. Cavolo, mondo, noi non siamo e non vogliamo essere quelli dei festini selvaggi, noi siamo i giovani italiani che in ogni parte della terra in questo istante stanno salendo sui monumenti per urlare “noi no”. I nostri cervelli in patria e i nostri “cervelli in fuga ma non per sempre”. Così sta scritto sugli striscioni dei ragazzi Erasmus: a Madrid, a Praga, a Copenhagen, a Parigi,..ad Agrigento…ovunque. Sono i piccoli nani sulle spalle dei giganti. Ce li salvaguardiamo eccome: perché alcuni di loro vorrebbero trascorrere la vita con gli occhi fissi su un vetrino, o a studiare sui libri, per scriverne altri e, udite udite, renderci la vita a noi, con quei vetrini e con quei libri, più bella e degna di essere vissuta.

 

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