l’impianto della legge 107, la cosiddetta Buona Scuola, è chiaro: adozione del modello statunitense, proliferazione delle scuole private, nascita delle scuole pubbliche “di lusso” e istituti di serie B nelle periferie delle città.

Una “Notte bianca” contro la Buona Scuola

22 settembre 2015

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Il 23 settembre in 100 città italiane. Non servono capacità divinatorie per immaginare il futuro della scuola italiana. Perché l’impianto della legge 107, la cosiddetta Buona Scuola, è chiaro: adozione del modello statunitense, proliferazione delle scuole private, nascita delle scuole pubbliche “di lusso” e istituti di serie B nelle periferie delle città. La crescita delle diseguaglianze sarà esponenziale, la mobilità sociale una pia illusione. Parte da qui la denuncia di Lip Scuola, il sindacato degli insegnanti che per il 23 settembre ha indetto una Notte Bianca contro la Buona Scuola”. E le adesioni sono già arrivate da oltre cento città italiane.

Una mobilitazione che parte dalla denuncia di “cinque ricatti” contenuti nella legge del governo Renzi. Eccoli:

Primo: alla scuola pubblica non saranno “mai più garantite tutte le risorse necessarie al suo funzionamento”. Le risorse mancanti quindi, dovranno essere coperte dalle famiglie, dagli sponsor, da privati cittadini, dal 5 per mille attribuito alle singole scuole (solo momentaneamente sospeso).

Secondo: il vecchio preside diventa a tutti gli effetti il deus ex machina, inappellabile, e senza contrappesi, di ogni decisione, di ogni scelta anche didattica oltre che amministrativa che riguardi la scuola. Niente di meno che un amministratore delegato con il potere di scegliere “la propria squadra” di insegnanti, attingendo da un albo regionale coloro che meglio risponderanno al progetto di scuola che ha immaginato. E se ne uscirà una scuola leghista o creazionista, una scuola povera o ricca dipenderà in larga misura da lui.

Terzo: ogni insegnante sarà tenuto all’obbedienza assoluta, pena non venire più prescelto dall’albo regionale con la conseguenza di finire magari lontanissimo da casa, in una scuola senza risorse e senza futuro. In questo modo la libertà di insegnamento è perduta, il libero scambio di idee, il confronto cri- tico, l’apprendimento consapevole cancellati.

Quarto: la regolarizzazione degli insegnanti precari in cambio della contemporanea approvazione dell’intera riforma ha portato alle conseguenze che oggi tutti possiamo toccare con mano. L’esodo forzato di migliaia di insegnanti costretti ad abbandonare le proprie famiglie in cambio di un tozzo di pane. Insegnati di sostegno e supplenti che a migliaia già oggi mancano all’appello, per non parlare del personale ATA ridotto al lumicino.

Quinto: otto deleghe in bianco su ogni restante aspetto della vita scolastica. In pratica è come se il governo dicesse: “da qui in avanti decido io e solo io”.

Qui il sito di Lip Scuola. E qui la lista delle adesioni

twitter: @carminesaviano

http://saviano.blogautore.repubblica.it/2015/09/22/una-notte-bianca-contro-la-buona-scuola/

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3 COMMENTI

  • Eh, già. Come sempre in Italia (e non solo, ben inteso) quando si toccano i privilegi subito ci si strappano le vesti e si grida al sopruso.

    Primo: Invece di dare il 5 per mille alla Polisportiva, diamolo alla scuola dei figli. Oppure, invece di comprare l’ultimo modello di iPhone diamone la metà alla scuola. E’ una violazione delle libertà di acquisto…?
    Secondo: Perché nella scuola non deve esserci un responsabile ultimo di ogni decisione, come c’è nelle aziende? La collegialità è un fallimento, specie quando è ostaggio di fannulloni e di gente che usa la scuola come un parcheggio.
    Terzo: questo paradigma del preside fascista e prevaricatore appartiene agli anni 70. Ci sono e ci saranno indubbiamente degli incapaci e dei dittatori, ma la maggior parte dei presidi sono ex-insegnanti che portano avanti una loro filosofia ed un loro credo. Gli insegnanti che non sono d’accordo, facessero un concorso per diventare dirigenti e dire la loro.
    Quarto: poveri cocchini… devono allontanarsi da casa (il 10%). Chissà cosa avrebbero detto e quante alte strida si sarebbero sentite se, come mia madre, avessero a 19 anni (DICIANNOVE) dovuto gestire nel 1946 classi di 55 alunni (la metà orfani dei bombardamenti e senza scarpe) a 60 chilometri da casa in una landa dove non arrivava nemmeno la ferrovia e dove ci si doveva guardare dai briganti di strada. Pensate un po’: è sopravvissuta! Che vita difficile, questi poveri bambini, vero? Sono gli stessi, credo, che rifiutavano l’assunzione negli ipermercati perché bisogna lavorare il sacro sabato…
    Quinto: visto che i sindacati della scuola più che piangere (o ingombrare le strade anche di notte, come con questa superflua iniziativa) non fanno e non presentano mai proposte concrete perché una proposta seria richiede quell’impegno e quel lavoro che la maggior parte dei loro iscritti evita come la peste (per fortuna, i non iscritti sono gente che lavora con passione), sarà bene che qualcuno una decisione la prenda. Io ho l’impressione che lei difenda la gente come un’insegnante con cui ho parlato prima della lamentela del 5 maggio: mi ha precisato che andava a manifestare perché di questa formazione obbligatoria non voleva sentir parlare: aveva “altro da fare”… Confesso: ho avuto la tentazione di mollarle un ceffone.

    Oppure andiamo avanti altri 20 anni dicendo che non funziona nulla crogiolandosi nel comodo status quo?

    Se vuole. faccia delle proposte.
    Non si limiti a criticare quelle di chi si è preso la briga di farle: per quello, son capaci tutti.

    Un saluto.

  • Repubblica è stato per anni il mio quotidiano del cuore; ormai sembra un bollettino parrocchiale anni ’70 che, invece di scagliarsi contro il ballo ed i primi amoretti, scrive ogni giorno una pagina di insulti gratuiti contro il Presidente del Consiglio.
    Se volete ridere leggete con attenzione i “5 ricatti”, sembra un manifesto di esuli dopo un golpe delle Forze Armate.
    La verità è che i 16 sindacati scuola rimpiangono i bei tempi in cui gonfiavano gli iscritti con bidelli e precari costretti a frequentare i corsi di formazione organizzati dagli Enti dei sindacati stessi.
    Ora finalmente in un paio d’anni si va verso una scuola di insegnanti a tempo indeterminato.

  • Che Renzie Matteuccio, da quel povero di spirito che è, si circondi di lacchè incompetenti e al servizio dei “soliti noti” non mi scandalizza. Lui, poveraccio, ha in mente il penoso modello “anglossassone” (addirittura quello da quarto mondo, quello degli USA). Io ho avuto la fortuna-sfortuna di insegnare quasi 4 anni in Inghilterra (che rispetto agli USA sembra una fucina d’intellettuali!) e so quale livello di analfabetismo funzionale sforna quella società. Devo dire che, quando me ne andai dall’Italia (dove insegnavo dal 1982), nel ’98, dicevo peste e corna della scuola italiana. Non è che i disastri nostrani non ci siano (anzi, negli ultimi 17 anni c’è stato un peggioramento), ma dopo 15 anni tra Inghilterra, Spagna e Francia, mi sono un po’ ricreduto. Da noi (e in Francia) c’è una scuola piena di difetti, ma rispetto alle penose scuole anglosassoni (e spagnole, che hanno ereditato dal franchismo la supina imitazione dei “Big Brothers” anglosassoni) le nostre scuole sembrano quasi un miracolo (non della natura, ma dei lavoratori della scuola ed in generale dall’humus culturale di una società meno ignorante di quella d’oltre Manica e oltre Oceano).
    P.S. Signori gandoola e rramena, invece di prendervela coi lavoratori (antico vizio del cialtronismo ruffiano all’italiana) provate a riflettere sul CUI PRODEST la privatizzazione dell’insegnamento.

    http://saviano.blogautore.repubblica.it/2015/09/22/una-notte-bianca-contro-la-buona-scuola/