Questioni aperte: orario di lavoro dei docenti Affrontare con serietà il tema dell’ orario di lavoro dei docenti, considerandolo nella sua molteplicità, nella sua compiutezza, nella sua aderenza ai modelli europei…


27 Gennaio 2013 | di Gianluigi Dotti

Questioni aperte: orario di lavoro dei docenti
La legge di stabilità per il 2013 (ex-finanziaria), votata in Parlamento alla fine di dicembre e diventata la Legge n. 228 del 24 dicembre 2012, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 302 del 29 dicembre 2012, modificando quanto era stato stabilito nella prima bozza, presentata in Consiglio dei ministri nel mese di ottobre 2012, non ha aumentato l’orario di servizio degli insegnanti della secondaria a 24 ore (peraltro aumento orario previsto senza incremento di stipendio).

Il risultato è senz’altro merito della pronta e ampia mobilitazione promossa sia dalle Organizzazioni sindacali sia dagli insegnanti, che subito si sono mossi organizzando forme di protesta molto partecipate come le assemblee su tutto il territorio nazionale del 13 novembre 2012 e l’astensione da tutte le attività non obbligatorie, comprese le gite e le uscite, nelle singole istituzioni scolastiche.

Possiamo dire, allora, che hanno vinto i docenti! Ma gli insegnanti sono riusciti anche a convincere il Parlamento e l’opinione pubblica che, come scriveva sul Corriere della Sera del 21 aprile 1913 Luigi Einaudi: ” non si può vendere impunemente fiato per 20 ore alla settimana, tanto meno per 30 ore” e questo perchè: ”la scuola, a volerla fare sul serio, con intenti educativi, logora”? E che la conseguenza di quella scellerata proposta sarebbe stata, sempre per dirla con Einaudi, che: ”la merce fiato perde in qualità tutto ciò che guadagna in quantità”?

Proprio perchè questo è il vero nodo da sciogliere se da una parte gli insegnanti, e la Gilda, possono ritenersi meritatamente soddisfatti per l’obiettivo conseguito, dall’altra è necessario continuare a monitorare ciò che gli esperti e la politica dicono, e anche quello che non-dicono, sulla questione dell’orario di servizio degli insegnanti. Insomma le Organizzazioni sindacali e i docenti non devono abbassare la guardia su questo punto perchè la motivata sensazione di chi scrive è che nei prossimi mesi, e nei prossimi anni, il tema dell’aumento dell’orario di servizio dei docenti, complice la crisi economica, potrebbe tornare d’attualità.

Infatti, a dimostrare che il problema rimane sul tappetto ci sono alcune prese di posizione e pronunciamenti pubblici sia durante la discussione sia dopo l’approvazione della legge di stabilità.

Aveva iniziato il sottosegretario alla Pubblica istruzione Marco Rossi Doria, rilasciando il 21 ottobre 2012 un’intervista a Repubblica per spiegare che, per il momento, il governo intendeva recedere dalla pretesa di elevare l’orario di insegnamento delle secondarie. Nella stessa occasione, però, il sottosegretario risponde al giornalista Ottavio Ragone, che gli chiedeva se in linea di principio fosse contrario alle 24 ore: ” Penso che il modello delle 24 ore delle scuole elementari possa essere esteso alle superiori: una parte dell’orario deve andare alla programmazione didattica, un’altra ai collegi e ai rapporti con le famiglie, al lavoro di recupero delle carenze di formazione, alla promozione delle eccellenze. Ma questo grande cambiamento ha bisogno di tempi più lunghi e di stare dentro una grande discussione nazionale, un nuovo patto per la scuola che ha bisogno del contributo di tutti, insegnanti, sindacati, associazioni, forze politiche”.

Una posizione più radicale sull’aumento dell’orario a 24 ore la sostiene Nicola Porro, giornalista de Il Giornale, che il 23 ottobre 2012 sul blog del quotidiano dice: ”Si tratta di una buona proposta. Ed è precisamente per questo motivo che essa non passerà. Il coro dei contrari è unanime: dai professori ai sindacati. Dal Pd al Pdl. In un momento in cui a tutti è chiesto un grande sacrificio, la casta delle nostre scuole non ci sta.” L’opinione del giornalista è che ”La scuola [sia] l’ultimo residuo del consociativismo che ha generato irresponsabilmente il nostro debito pubblico.”

Più recentemente il presidente della Fondazione Giovanni Agnelli, Andrea Gavosto, su La Stampa del 13 novembre 2012 in un suo articolo afferma che ” La retromarcia sull’orario di lavoro degli insegnanti rappresenta … un’occasione perduta” e continua ipotizzando un contratto nel 2014 con il quale: ”Chi vuole può continuare a lavorare le attuali 18 ore, sapendo che la retribuzione è destinata a rimanere bassa, in cambio del maggior tempo libero. Per gli altri, deve esserci l’opzione del tempo pieno, fino alle normali 40 ore, da svolgere con la presenza a scuola, tenendo corsi di recupero, correggendo e preparando verifiche, partecipando ad attività formative o di coordinamento didattico. Ovviamente, chi rimane a scuola tutto il giorno ha diritto a una carriera più rapida e a uno stipendio più elevato”.

Lo stesso Presidente del Consiglio Monti, invitato il 25 novembre 2012 da Fabio Fazio alla trasmissione Che tempo che fa, ha sostenuto che: ”In alcune sfere del personale della scuola c’è grande conservatorismo e indisponibilità a fare anche due ore in più alla settimana, che avrebbero permesso di aumentare la produttività.”

In conclusione, date queste premesse, sarà importante che gli insegnanti e le Organizzazioni sindacali, e la Gilda degli insegnanti in particolare essendo stata una protagonista della recente protesta, non interrompano la grande mobilitazione culturale degli ultimi mesi, continuando con vigore e intelligenza a promuovere presso i genitori, gli studenti e tutta l’opinione pubblica la conoscenza della reale attività e dell’impegno professionale dei docenti, affinchè si riesca a sfatare il luogo comune, ancora purtroppo molto diffuso, che gli insegnanti lavorano 18 ore alla settimana.

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