Una risposta al prof. Israel: Non esiste la “terapia delle bocciature” (riceviamo dal collega Vincenzo Pascuzzi e pubblichiamo)

Ch.mo prof. Israel,

mi riferisco al post del 24.12.2009 sul suo blog (*) per osservare quanto segue.

Bocciature, successi differiti, o non promozioni mi sembrano dizioni meramente nominali, formali e marginali che non cambiano la sostanza delle cose. Può essere opinabile la preferenza per l’una o l’altra forma. Bocciato è certo più crudo, perciò credo sia preferibile evitarlo soprattutto se si tiene presente che riguarda persone molto giovani e in piena età evolutiva. Cosa costa e cosa cambia nella sostanza? Nulla.

Confrontarsi o disputare sugli aspetti formali confonde e intralcia le considerazioni sulla sostanza. Lei indica l’… “andazzo che va avanti da anni” … ecc.. Questo mi sembra che sia il problema vero e sostanziale. Lo riassumo così: la scuola nel suo insieme (però non solo gli insegnanti, sia chiaro!) non riesce a preparare i ragazzi come vorrebbe e dovrebbe (magari anche come accadeva una volta) ma nemmeno boccia come dovrebbe: non riesce, non può farlo, comunque non lo fa. Questa è una situazione che si è prodotta gradualmente negli ultimi 20-30 anni ed è caratterizzata da due aspetti, fra loro in relazione reciproca di causa-effetto: 1° – la progressiva riduzione dei programmi svolti e 2° – la diffusione crescente delle promozioni facili cioè non meritate. I confronti internazionali, le lamentele e gli allarmi dei rettori delle Università confermano – da anni ormai – questa situazione che rappresenta un vero disastro nazionale.

Da questo, e da altri suoi articoli e interventi, mi sono convinto (mi smentisca tranquillamente o mi corregga se sto sbagliando) che, secondo lei, il rimedio, la cura dei mali della scuola in fondo è, o può essere, veloce, semplice, di facile applicazione e di sicuro risultato positivo e consiste nel ricorso massiccio alle bocciature chiamate schiettamente proprio così, senza inutili eufemismi o giri viziosi di parole. Per semplicità indichiamola come la “terapia delle bocciature”.

Io credo che una tale “terapia della bocciature” non esista, non sia praticabile, non possa essere efficace. Diversi i motivi. Il primo e principale è che la attuale situazione, veramente complessa e ben grave, si è prodotta in decenni e perciò non può essere recuperata semplicemente e in pochi anni. Come si può pensare – tanto per fare un esempio e vederne un aspetto – di applicare questa terapia ai ragazzi del triennio finale del superiore, dopo che per cinque anni (tre delle medie e due del biennio, senza contare quelli delle elementari) sono stati abituati e assuefatti alla scuola della promozione facile? Altro motivo è il fatto che, già adesso, la percentuale delle bocciature è troppo elevata, essendo arrivata mediamente intorno al 18%. Questa è una cifra spaventosa e forse non superabile. È un po’ come la velocità limite di caduta di un grave nell’atmosfera.

Eppure qualcosa bisogna fare. Propongo delle indicazioni. Sarebbe necessario un programma graduale e pluriennale, sostanzialmente condiviso da molte o tutte le parti coinvolte: governo e opposizione, destre e sinistre, Miur e sindacati, docenti, presidi, provveditori, famiglie e ragazzi. La condivisione implica comprensione, concordia e rispetto reciproco. Mi pare che non ci siano queste condizioni né che si stia operando per crearle. Osservo che da circa un anno la ministra non visita più nessuna scuola per timore di essere contestata.

Occorrerebbero “soldi”, o risorse finanziarie, che non ci sono o sono destinati altrimenti. Non si può pensare di recuperare questa situazione gratis o addirittura risparmiando secondo le rigide direttive e scadenze imposte dal Mef! Occorrerebbe un governo deciso in tal senso e un ministro politicamente autorevole e tecnicamente capace e lungimirante. Non siamo in questa situazione.

Finora l’unica iniziativa (o tentativo) è stata quella dei corsi di recupero introdotti da D’Onofrio prima e poi modificati da Fioroni. Iniziativa apprezzabile per le intenzioni, ma sostanzialmente rimasta inefficace soprattutto per la insufficienza dei finanziamenti.

Osservo anche che il problema di cui stiamo discutendo (l’impreparazione diffusa e la sua cura) non può essere isolato e separato dalle altre situazioni critiche e di sofferenza della scuola italiana quali: il centralismo-verticismo, la burocrazia, i 100.000 precari storici e i 200.000 aspiranti nelle gae, le retribuzioni misere di tutti i docenti (gli “stipendi da fame” di De Mauro), la sicurezza e l’idoneità degli edifici, le attrezzature, i programmi, ….

Inoltre lo stesso problema in discussione non può ignorare o prescindere da quello che sta avvenendo nella scuola da quasi due anni a questa parte, la c.d. riforma Gelmini, con i suoi tagli massicci e repentini, le sue improvvisazioni, alcune … nostalgiche e anacronistiche retromarce. Tutte queste iniziative stanno creando incertezza, confusione, disorientamento e sicuramente peggiorano la situazione. Stanno andando nella direzione opposta.

Roma, 23 gennaio 2010