altPerché alla domanda “Parlami della Triplice Alleanza” quasi tutti gli studenti impallidiscono? Perché viene spesso studiata come qualcosa che sta lì, incollata al resto degli eventi? Perché risulta essere così poco interessante? Forse iniziare dall’analisi del testo potrebbe essere un modo diverso per studiare questo accordo che fu così importante…(da Treccani)
 

 La storia diplomatica in genere, per qualche oscuro motivo, difficilmente interessa gli studenti, così come i grandi accordi e i trattati di pace, non stimolano – nella maggior parte dei casi – la curiosità che, invece, lo studio delle guerre riesce a suscitare.
Eppure la storia della diplomazia è decisamente interessante, soprattutto l’analisi del come e del perché le nazioni decidono di collaborare spesso con obiettivi comuni e motivazioni diverse.
Un caso decisamente rappresentativo è quello della storia della Triplice Alleanza che si inserisce in un contesto storico del tutto particolare: dopo l’unificazione tedesca – e anche dopo quella italiana – l’Europa deve trovare nuovi equilibri che tengano conto dei nuovi interlocutori.

 
Il contenuto del trattato
Vienna, maggio 1882. Gli Imperatori di Austria-Ungheria e Germania e il Re d’Italia firmarono un accordo segreto a scopo difensivo che passerà alla storia con il nome di Triplice Alleanza.
Il principio di fondo era di stabilire la posizione di ciascun Paese qualora uno degli altri due fosse coinvolto in un conflitto. Ciò che sempre veniva sottolineato era la caratteristica difensiva dell’accordo, ma un’analisi più approfondita del testo fa emergere quelle sfumature utili per interpretare il contesto, gli eventi e gli atteggiamenti successivi.
Le parti si promettevano “pace e amicizia”, garantendo che non avrebbero preso parte ad alcuna alleanza o accordo contro gli altri due Paesi. Veniva poi specificato che se l’Italia o la Germania fossero state attaccate dalla Francia per qualunque motivo – purché non direttamente provocato – i due alleati sarebbero intervenuti in aiuto e assistenza. Questo principio veniva esteso in forma più generale: se uno o due degli Stati contraenti fossero stati attaccati e coinvolti in una guerra, senza averla causata, da uno o più Paesi non firmatari, automaticamente quelli esclusi dal conflitto sarebbero intervenuti a fianco dello Stato alleato. Nel caso in cui, invece, una potenza non coinvolta nell’alleanza minacciasse la sicurezza di uno dei contraenti e questo fosse costretto a dichiarare guerra, le altre parti si sarebbero impegnate a osservare verso la loro alleata una “neutralità benevola”, potendo scegliere se sostenere militarmente o meno la causa. Qualora avessero partecipato congiuntamente a un conflitto, i tre Stati si sarebbero impegnati a non concludere alcun tipo di trattato (né di pace né di armistizio) senza prima aver preso accordi con gli altri.
Gli Stati si impegnavano reciprocamente nel mantenere la segretezza del contenuto dell’accordo sottoscritto che avrebbe avuto una durata di cinque anni.

Secondo trattato della Triplice alleanza
Alla scadenza del trattato, nel 1887, l’Alleanza venne rinnovata, con alcune aggiunte. Infatti, durante i cinque anni passati il contesto europeo, e non solo, era cambiato e nuovi interessi richiedevano piccoli aggiustamenti. I due punti “caldi” su cui si scontravano gli interessi degli Stati firmatari, erano i Balcani e l’Africa del Nord. Per tale motivo, al primo accordo, che venne confermato, si affiancarono altri due accordi bilaterali.
Il primo riguardava l’Austria-Ungheria e l’Italia: entrambe si impegnavano a coinvolgersi reciprocamente, nel caso decidessero di intervenire nei Balcani e assicuravano che avrebbero agito nel rispetto degli interessi dei due Paesi. Il secondo era tra l’Italia e la Germania e aggiungeva, al contenuto del primo, una serie di articoli relativi al comportamento da seguire qualora l’Italia avesse avuto dei problemi con la Francia in territorio africano o, più in generale, se avendo timori per i suoi confini si fosse spinta in una guerra. Rimaneva esclusa la questione egiziana.
É interessante notare come di cinque anni in cinque anni il trattato venne ampliato, includendo via via territori nuovi: il primo faceva riferimento solo all’Europa e, soprattutto, non dichiarava espressamente alcun interesse espansionistico; il secondo, invece, introduceva negli accordi bilaterali non solo i territori africani, ma anche l’ipotesi di espansione nei Balcani da parte dell’Austria-Ungheria e dell’Italia. Rimaneva la condizione di “necessità”: qualsiasi azione offensiva doveva avere, in origine, una motivazione difensiva. Un concetto che non è passato tanto di moda…

 
La

Terzo trattato della Triplice alleanza
Con un anno di anticipo (maggio 1891) i tre rappresentati dell’Austria-Ungheria, della Germania e dell’Italia si incontrarono a Berlino per confermare e perfezionare il loro accordo. Il nuovo trattato incluse gli accordi bilaterali, con alcune aggiunte. Gli interessi si estendevano a Oriente, con particolare attenzione alle isole ottomane nell’Adriatico e nell’Egeo; gli Stati si impegnavano al rispetto degli interessi reciproci, garantivano la circolarità delle informazioni e la segretezza del contenuto del loro patto. Venne anche confermato quanto previsto precedentemente in relazione a eventuali rapporti offensivi tra Italia e Francia; inoltre, si confermava l’esclusione dal trattato della questione egiziana, sulla quale le parti contraenti mantenevano la libertà di azione, pur nel rispetto dei principi generali sottoscritti. Ma la vera novità di questo terzo “rinnovo” fu la dichiarazione della volontà di avvicinamento con la Gran Bretagna. I riferimenti all’Impero ottomano andavano in tal senso, come anche il protocollo aggiuntivo nel quale veniva auspicato un accordo tra la Triplice e l’Inghilterra anche per quanto relativo al Nord Africa.

Il quarto e il quinto rinnovo della Triplice alleanza
Nel 1902 e nel 1912 il trattato venne sottoscritto senza grandi cambiamenti. Nel 1902 l’Austria-Ungheria dichiarava di non aver interessi da tutelare né in Tripolitania né in Cirenaica e che quindi non si sarebbe opposta a eventuali mire espansionistiche italiane verso quei territori; nel 1912 viene solamente riconosciuto dalla Germania e dall’Austria il protettorato italiano sulla Libia (la guerra italo-turca si era conclusa in ottobre e il rinnovo della Triplice venne firmato in dicembre.

Spunti di approfondimento
Il testo dell’accordo e i suoi successivi trattati possono diventare la traccia per approfondire le strategie relative alla politica estera dei tre Paesi coinvolti. Un lavoro interessante da fare con gli studenti, per esempio, potrebbe essere quello di focalizzare le differenti motivazioni e posizioni che spinsero l’Austria-Ungheria, la Germania e l’Italia a sottoscrivere il trattato nel 1882 per poi ricostruire, a partire dalle successive modifiche dell’accordo, i cambiamenti del quadro politico europeo. Infatti, pur rimanendo la questione francese decisamente centrale, gli accordi bilaterali del 1887 e le successive puntualizzazioni sottolineano come, rispetto al 1882, fossero cambiate alcune cose e quanto l’interesse espansionistico fosse diventato un tema di grande importanza.