Per aspera ad astra. E’ proprio il caso di dirlo per la splendida esibizione di Uto Ughi al Teatro Bellini di Catania venerdì 15 giugno. Perché dopo un’improvvisa serata di pioggia, lo spostamento del concerto da Teatro antico al tempio della musica classica catanese e tanta ressa all’entrata, non c’è stato niente di meglio che ascoltare l’impervio e arcinoto Concerto in re maggiore per violino e orchestra op.35 di Pëtr Ili’c Cajkovskij, interpretato da uno dei più provetti violonisti viventi, diretto dal bravo e intenso Salvatore Percacciolo…

Uto Ughi ha eseguito con grande perizia la complessa pagina musicale russa, trasmettendo al pubblico intense emozioni fin dal primo movimento, quell’Allegro moderato dominato da immediate evoluzioni del violino, che ha donato agli ascoltatori, in un’atmosfera magicamente sospesa, virtuosismi ardenti e tortuosi, ma mai di maniera, e magnifici duetti con l’orchestra.

Capricciosi disegni ritmici, terzine incalzanti, scale vertiginose, temi drammatici ed energici che sono poi sfociati nel Finale, un Allegro vivacissimo, dove Ughi ha veramente dominato la scena sonora, con cadenze di straripante virtuosismo, in un ritmo che si è fatto, nel silenzio quasi irreale della platea, travolgente e coinvolgente, in un serrato dialogo con i bravi orchestrali del nostro teatro.

Naturalmente è stata standing ovation finale, cui Uto Ughi ha risposto con grande e immediata generosità, regalando agli ascoltatori due bis graditissimi, con l’esecuzione di una fantasia di variazioni sul tema del Capriccio n.24 di Nicolò Paganini e il Minuetto dalla Partita in mi maggiore n.3 di Johann Sebastian Bach, due pezzi splendidi, eseguiti con grande perizia e immediatezza.

Il secondo tempo del concerto ha poi offerto  un altro capolavoro cajkovskiano, la Sinfonia n. 5 in mi minore, op. 64, di cui ha incantato il meraviglioso Andante cantabile, uno dei vertici del sinfonismo russo, con le sue melodie malinconiche e il delicato dialogo tra l’oboe e il corno, ripreso alla distesa dagli archi e poi dall’intera orchestra, cui ha fatto da contraltare il nefasto tema del Destino espresso dai tromboni.

Una serata di grande musica, quindi, nel teatro catanese, dominata dal cuore generoso di uno dei più grandi violinisti del panorama attuale. Ed è proprio la sua generosità nel donare tanta bella e dolce  musica che rimarrà nelle menti e nei cuori dei catanesi, a testimonianza che l’Arte, per i grandi maestri, non è patrimonio di pochi, ma cibo vitale per tutti.

Silvana La Porta