Non è mai compito delle autorità politiche locali o nazionali discutere dei contenuti dei libri presenti nelle scuole. Non lo è nemmeno di un’associazione di editori.

LIBRI ALL’INDICE NELLE BIBLIOTECHE SCOLASTICHE DI VENEZIA. IL PRESIDENTE AIE, POLILLO: INACCETTABILE NELLA SOSTANZA E SIMBOLICAMENTE

07 luglio 2015 | 12:28

“Ritirare libri da una scuola, qualsiasi libro da qualsiasi scuola, è sempre inaccettabile, nella sostanza e simbolicamente”. E’ dura la presa di posizione del presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo sul caso dei libri per l’infanzia ritirati dalla biblioteche scolastiche dal sindaco di Venezia perché dedicati alle “famiglie” al plurale.

 

Marco Polillo, presidente Aie

Marco Polillo, presidente Aie

“Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha scelto l’occasione più sbagliata per confermare la sua decisione, già annunciata in campagna elettorale, di ritirare alcuni libri per bambini dalle scuole comunali dell’infanzia – ha proseguito -. Lo ha fatto durante la commemorazione dei 500 anni dalla morte di Aldo Manuzio, un grande editore e umanista che operava in quella che allora era la capitale mondiale del libro, Venezia. Poteva ricordare come il primato dipendesse soprattutto dal fatto che Venezia era la città più aperta della sua epoca. Perché il lavoro dell’editore ha questo di straordinario: è sì un mestiere industriale – e spesso difficile – ma tratta una materia prima preziosissima, la libertà di espressione. Per questo il gesto di ritirare libri da una scuola, qualsiasi libro da qualsiasi scuola, è sempre inaccettabile, nella sostanza e simbolicamente”.

“Aggiungo – ha concluso Polillo – che non conta nemmeno la qualità dei libri ritirati. Non è mai compito delle autorità politiche locali o nazionali discutere dei contenuti dei libri presenti nelle scuole. Non lo è nemmeno di un’associazione di editori. In questa occasione si parla di una cinquantina di titoli, di altrettanti autori e di una ventina di editori: nel piccolo una rappresentazione di pluralità messa a disposizione degli educatori, gli unici titolati a giudicarne i contenuti e la loro utilità nel contesto di crescita dei bambini. Il compito di un sindaco, secondo noi, è semplice ed è un altro: lavorare perché abbiano una biblioteca a disposizione ancor più ricca e variegata e non interferire oltre”.

http://www.primaonline.it/2015/07/07/207960/libri-allindice-nelle-biblioteche-scolastiche-di-venezia-il-presidente-aie-polillo-inaccettabile-nella-sostanza-e-simbolicamente/

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IL NEO SINDACO: “VIA I LIBRI GENDER DALLE AULE DI VENEZIA”

L’ordine del nuovo sindaco di Venezia Brugnaro: “Sono temi da trattare a casa”. E c’è chi parla apertamente di censura di regime

di Francesco Furlan – 25 giugno 2015

Nei nidi e nelle scuole dell’infanzia di Venezia i bambini probabilmente non potranno più ascoltare la storia (vera) di Tango, cucciolo di pinguino allevato dai suoi due papà Roy e Silo allo zoo di Central Park a New York, o scoprire nel viaggio del “Piccolo uovo” illustrato da Altan quanto siano diverse le famiglie, comprese quelle con due mamme o con due papà, e quanto sia uguale l’amore che si può ricevere. Non potranno perché sono banditi dagli scaffali scolastici i libri in cui si affacciano genitori dello stesso sesso. Lo ha deciso il nuovo sindaco di Venezia, l’imprenditore Luigi Brugnaro, candidato civico sostenuto da tutto il centrodestra, che ieri ha annunciato il ritiro dei volumi dalle scuole comunali frequentate dai piccoli fino ai sei anni. «L’avevo promesso in campagna elettorale e l’ho fatto», ha spiegato Brugnaro, «ho dato ordine agli uffici che vengano ritirati tutti i libri con genitore 1 e genitore 2 dalle scuole, ma non dalle biblioteche, dove c’è libertà di scelta». Per Brugnaro sono «i genitori a doversi occupare di educare i figli su queste cose, non la scuola. Noi non vogliamo discriminare i bambini, a casa i genitori possono farsi chiamare papà 1 e papà 2 ma io devo pensare a quella maggioranza di famiglie dove ci sono una mamma e un papà». Un concetto che l’imprenditore eletto dieci giorni fa, sostenuto da parte del mondo cattolico, aveva già declinato più volte in campagna elettorale, e che ora in città sta accendendo gli animi.

La decisione di Brugnaro arriva a poche ore dal Family day di domenica a Roma a sostegno della famiglia tradizionale e contro il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili e le adozioni gay. A Venezia i libri sull’omogenitorialità erano stati introdotti all’inizio del 2014 in un percorso di educazione alle diversità che aveva visto l’acquisto di oltre mille volumi di 49 titoli scelti da bibliotecari e psico- pedagogisti. Tra i più discussi già all’epoca c’erano “E con Tango siamo in tre” di Peter Parnell e Justin Richardson, e “Piccolo Uovo” con testo di Francesca Pardi e illustrazioni dell’autore della Pimpa. Un progetto che la delegata del sindaco per i Diritti civili e contro le discriminazioni, Camilla Seibezzi, era riuscita, con molta fatica, a far digerire anche a una fetta del Pd, principale partito della precedente giunta comunale. «Io avevo messo i libri a disposizione degli educatori, non erano stati imposti. Il nuovo sindaco invece, togliendoli dagli scaffali, impedisce di parlare di certi argomenti con i bambini. Questa è una vera e propria censura di regime, Brugnaro dica pubblicamente quali titoli metterà al bando», commenta Seibezzi, mobilitata per lanciare una campagna nazionale contro la scelta del sindaco. «Il progetto – aggiunge – era stato avvallato da importanti università, tra tutte La Sapienza di Roma, ed era sostenuto da settanta Comuni, di centrosinistra e di centrodestra, in tutta Italia».

Nicola Fuochi è il titolare del “Libro con gli stivali”, libreria per l’infanzia di Mestre che poche settimane fa a Genova ha conquistato il premio Andersen come migliore libreria dell’infanzia d’Italia. «Come libraio ciò che più mi amareggia è che per giudicare bisognerebbe prima averli letti questi libri e mi sembra che non tutti l’abbiano fatto».

http://www.repubblica.it/cronaca/2015/06/25/news/il_neosindaco_via_i_libri_gender_dalle_aule_di_venezia_ed_e_polemica-117663659/

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VENEZIA, NEI LIBRI ALL’INDICE PER IL GENDER ANCHE I CAPOLAVORI PER L’INFANZIA

Scrittori e genitori si ribellano alle liste di proscrizione del sindaco della città lagunare, che comprendono testi su adozione e bullismo. E la Giunta ora sembra poterci ripensare

di Maria Novella De Luca – 4 luglio 2015

I LIBRI proibiti adesso sono chiusi in scatoloni sigillati e pronti per essere nascosti chissà dove. Così come aveva ordinato il nuovo sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, non appena insediato. La censura ha colpito con solerzia. Via dalle scuole della laguna tutti i libri che parlano di “gender, o di genitore 1 e genitore 2” diceva frettolosamente la breve circolare inviata ai dirigenti scolastici. Strana definizione per albi illustrati destinati ai bambini dei nidi e delle materne, liberamente in vendita in tutte le librerie italiane, e dove i protagonisti sono oche, orsi, topi, principesse, elefanti, gatti, famiglie, madri e padri. Ma il risultato, grottesco, e già finito sui giornali stranieri, è che sotto la scure del presunto “gender” sono finiti ben 49 titoli delle migliori case editrici per ragazzi.

Capolavori per l’infanzia come “Piccolo blu e piccolo giallo” di Leo Lionni, scrittore e illustratore celebre e amatissimo, dove due colori tanto diversi sono così profondamente amici, da mescolarsi per creare il verde… Difficile comprendere il messaggio eversivo di questo abbraccio cromatico. Tanto che contro la “lista di proscrizione”, dove si narra anche di (pericolose) ninne nanne per far addormentare i bebè, si sono mobilitati autori, editori, cittadini, librai, bibliotecari, con letture in piazza, flash mob, e campagne via Facebook dal titolo “Liberiamo i libri”. Durissima l’Associazione Italiana Scrittori per l’Infanzia, che parla di “prassi autoritaria che ha visto luce soltanto nei periodi più bui della storia delle dittature”. Sottolineando come nella caccia al libro pericoloso ordinata dal nuovo sindaco di centrodestra, siano rimasti intrappolati volumi di ogni tipo, e assi poco “gender”.

Dai lupi intelligenti di Mario Ramos ai figli dell’adozione di Amaltea, e altri cult della letteratura da zero a sei anni, da “Orecchie di farfalla” al “Pentolino di Antonino” di Isabel Carrer, delicata storia di un bambino disabile.

“Mi ha chiamato da New York Annie, la nipote di Leo Lionni, per chiedermi sbalordita come mai fossero stati censurati in Italia i libri del nonno”, racconta Francesca Archinto, direttrice editoriale di “BabaLibri”, che ha diversi titoli “all’indice” nella lista veneziana. “È incredibile che la politica cerchi di controllare la cultura, in quegli albi illustrati c’è la vita reale, i bambini non possono ignorare che esistono diversi tipi di famiglie, e nelle scuole c’è il bullismo, e il razzismo esiste “, incalza Francesca Archinto. “Che senso ha censurare una storia come “Il segreto di Lu”, dove si parla di soprusi a scuola? Francamente penso che il sindaco di Venezia non conosca i libri per bambini, e soprattutto la lista di titoli che ha messo al bando”. Difficile ad esempio rintracciare il fantasma del “gender” nel “I papà bis”, storia di una famiglia ricomposta dopo un divorzio. Come accade in Italia a 174 coppie ogni mille matrimoni.

Però è vero, in questa lista di libri si parla molto di “famiglie” al plurale, raccontando, ad esempio nel famoso “Piccolo uovo” edito da Stampatello e disegnato da Altan, di tutte le forme di genitorialità attuali, comprese quelle “omo” e arcobaleno. Ideatrice del progetto “Leggere senza stereotipi”, è Camilla Seibezzi, già delegata ai Diritti Civili del Comune di Venezia. “Ma quei titoli furono scelti da una équipe di pedagogisti e psicologi e consegnati alle scuole dopo un corso di formazione per gli insegnanti.

Dunque con estrema cautela”. Sommerso dalle critiche Brugnaro ha adesso annunciato che sui libri proibiti verrà fatta un’analisi ulteriore, e forse alcuni saranno “liberati”.

Replica Camilla Seibezzi: “Se accettiamo che anche solo uno dei 49 libri di favole venga censurato la battaglia è giá persa e la democrazia è venuta meno, perché la scuola pubblica ha il dovere di rappresentare e tutelare tutti i bambini e non una sola parte”.

http://www.repubblica.it/cronaca/2015/07/04/news/venezia_nei_libri_all_indice_per_il_gender_anche_i_capolavori_dell_infanzia-118306936/

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 Non è mai compito delle autorità politiche locali o nazionali discutere dei contenuti dei libri presenti nelle scuole.

 A VENEZIA IL SINDACO RITIRA DALLA BIBLIOTECHE SCOLASTICHE LIBRI PER L’INFANZIA: GLI EDITORI NON CI STANNO

di Alessandro Giuliani – Martedì, 07 Luglio 2015

Per il primo cittadino si tratta di testi inadatti ad una scuola, perché dedicati alle “famiglie” al plurale. Replica di Marco Polillo, presidente Aie: ritirare libri da una scuola è sempre inaccettabile. Solo gli insegnanti sono titolati a giudicare i contenuti e l’utilità di un libro nel contesto di crescita dei bambini.

Agli editori non piace il progetto realizzato del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, di ritirare dalla biblioteche scolastiche della città lagunare una serie di libri per l’infanzia perché dedicati alle “famiglie” al plurale.

“Ritirare libri da una scuola, qualsiasi libro da qualsiasi scuola, è sempre inaccettabile, nella sostanza e simbolicamente”, ha detto il 7 luglio Marco Polillo, presidente dell’Associazione Italiana Editori (Aie).

“Il sindaco di Venezia ha scelto l’occasione più sbagliata per confermare la sua decisione, già annunciata in campagna elettorale, di ritirare alcuni libri per bambini dalle scuole comunali dell’infanzia – dice ancora Polillo-. Lo ha fatto durante la commemorazione dei 500 anni dalla morte di Aldo Manuzio, un grande editore e umanista che operava in quella che allora era la capitale mondiale del libro, Venezia. Poteva ricordare come il primato dipendesse soprattutto dal fatto che Venezia era la città più aperta della sua epoca. Perché il lavoro dell’editore ha questo di straordinario: è sì un mestiere industriale – e spesso difficile – ma tratta una materia prima preziosissima, la libertà di espressione. Per questo il gesto di ritirare libri da una scuola, qualsiasi libro da qualsiasi scuola, è sempre inaccettabile, nella sostanza e simbolicamente”.

Secondo il rappresentante degli editori italiani, gli unici deputati a prendere decisioni così radicali sulla presenza motivata o sull’inadeguatezza dei libri di testo nelle scuole, sono gli insegnanti: perché “non conta nemmeno la qualità dei libri ritirati. Non è mai compito delle autorità politiche locali o nazionali discutere dei contenuti dei libri presenti nelle scuole. Non lo è nemmeno di un’associazione di editori”.

“In questa occasione si parla di una cinquantina di titoli, di altrettanti autori e di una ventina di editori: nel piccolo una rappresentazione di pluralità messa a disposizione degli educatori, gli unici titolati a giudicarne i contenuti e la loro utilità nel contesto di crescita dei bambini. Il compito di un sindaco, secondo noi, è semplice ed è un altro: lavorare perché – conclude Polillo – abbiano una biblioteca a disposizione ancor più ricca e variegata e non interferire oltre”.

http://www.tecnicadellascuola.it/item/12787-a-venezia-il-sindaco-ritira-dalla-biblioteche-scolastiche-libri-per-l-infanzia-gli-editori-non-ci-stanno.html