Verso l’autunno caldo dei presidi: boicottata la ‘chiamata diretta’

Ad aderire alla serrata sulle chiamate dirette quasi tutti i sindacati dei dirigenti scolastici, confederali e no. Francesco Sinopoli, a capo della Flc Cgil, è chiaro: “Noi siamo per il superamento della chiamata per competenze e il contratto che ha iniziato a disciplinarla è un passo in quella direzione”. A spiegarne le motivazioni la collega, Roberta Fanfarillo, preside del liceo Luigi Pietrobono di Alatri (FR) e a capo dei presidi della Flc Cgil. “Abbiamo richiesto la perequazione dello stipendio perché i dirigenti scolastici percepiscono mediamente 57mila euro lordi all’anno mentre gli altri dirigenti statali, in media, 93mila”.
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Verso l’autunno caldo dei presidi: boicottata la ‘chiamata diretta’ della Buona scuola

A nominare i docenti mancanti saranno gli uffici scolastici regionali, esasperati i 7mila e 600 dirigenti scolastici in servizio, per le troppe “molestie burocratiche e responsabilità”. E nasce un movimento sul web: migliaia di firme per chiedere ai sindacati di non sottoscrivere un contratto “a perdere”

di Salvo Intravaia – 27 luglio 2017

Per “accontentarli”, visto che sono in stato di agitazione da alcune settimane, occorrono provvedimenti legislativi e, soprattutto, fondi. Finanziamenti che non è certo si trovino e, per quanto riguarda i primi, non è detto che l’attuale maggioranza abbia gli spazi parlamentari per le modifiche richieste. Così, la chiamata diretta – la possibilità che hanno i presidi di scegliere, sulla base dei criteri disegnati dal Collegio dei docenti, gli insegnanti che completeranno l’organico della scuola – in moltissime scuole salterà.

Una mossa che ha un sapore prevalentemente politico. Perché, come avveniva prima della legge 107, a nominare i docenti mancanti ci penseranno gli uffici scolastici regionali. Ma i presidi sono esasperati per le troppe “molestie burocratiche e responsabilità” cui sono sottoposti da anni. Al punto che è nato anche un movimento spontaneo sul web, che in poco tempo ha raccolto mille e 200 firme (i presidi in servizio sono 7mila e 600) che intima ai sindacati di non sottoscrivere un contratto “a perdere”.

“L’anno scorso – spiega Simonetta Calafiore – a capo del liceo scientifico Benedetto Croce di Palermo – è stato un flop. Perché dopo avere nominato i docenti sono intervenute le assegnazioni provvisorie e le utilizzazioni col risultato che parecchi dei nominati sono stati trasferiti in altre scuole”. Lavoro inutile che i presidi hanno svolto ad agosto rinunciando alle ferie. E che quest’anno non vogliono ripetere.

Ad aderire alla serrata sulle chiamate dirette quasi tutti i sindacati dei dirigenti scolastici, confederali e no. Francesco Sinopoli, a capo della Flc Cgil, è chiaro: “Noi siamo per il superamento della chiamata per competenze e il contratto che ha iniziato a disciplinarla è un passo in quella direzione”. A spiegarne le motivazioni la collega, Roberta Fanfarillo, preside del liceo Luigi Pietrobono di Alatri (FR) e a capo dei presidi della Flc Cgil. “Abbiamo richiesto la perequazione dello stipendio perché i dirigenti scolastici percepiscono mediamente 57mila euro lordi all’anno mentre gli altri dirigenti statali, in media, 93mila”.

“La situazione – continua Fanfarillo è così critica e complessa che non è più possibile andare avanti”. Anna Serafin, preside iscritta alla Cisl scuola spiega inoltre che “la situazione è intollerabile anche dal punto di vista delle responsabilità”. “Si Tratta di una situazione iniqua”, continua, che porta i presidi a rispondere spesso di responsabilità non proprie, come quelle sulla sicurezza degli edifici scolastici. “Il rifiuto di operare la chiamata diretta rappresenta solo una parte della nostra protesta”, aggiunge. Al centro della questione, anche la valutazione dei presidi che, “così com’è stata ideate non coglie affatto – spiega Serafin – il vero impegno dei capi d’istituto”.

La valutazione prende le mosse da un portfolio che viene compilato dagli stessi capi d’istituto i cui contenuti dovrebbero essere successivamente verificati dai nuclei di valutazione che, oltre ad essere partiti in ritardo, sono anche pochi. “I valutatori devono recarsi nelle scuole – conclude Serafin – e constatare il lavoro quotidiano dei dirigenti scolastici. La valutazione non può essere effettuata su carte”. L’Anp, oltre alla perequazione dello stipendio, chiede anche l’introduzione della figura del vice-dirigente a cui lasciare in gestione la scuola in caso di impedimento o durante le ferie. Al momento, anche se il preside non è presente a scuola, è responsabile di tutto ciò che accade tra le mura scolastiche. Per questo, oltre a boicottare le chiamate dirette, molti presidi non compileranno il portfolio per la valutazione. E non parteciperanno ad alcune iniziative di formazioni già programmate.

Anche i capi d’istituto della Uil scuola partecipano alla mobilitazione. Il segretario Pino Turi parla di “stipendi troppo bassi per una funzione complessa come la Scuola: i dirigenti scolastici hanno la responsabilità di una comunità autonoma da governare e non da amministrare”, ma anche di rischio di isolamento per la categoria a causa dei troppi i sindacati per appena 8mila soggetti. Qualche mese fa, Dirigentiscuola ha proclamato e messo in atto lo sciopero della fame. E adesso il suo segretario nazionale si esprime in questo modo: “Inostri dirigenti verrebbero fare la chiamata diretta ma non un finta chiamata diretta quale quella in atto. Grande perdita di tempo che ne contraddice lo spirito o le finalità. Peraltro con accuse da parte dei sindacati di essere sceriffi e, da ultimo, perfino libertinaggio”.

(seguono commenti)
http://www.repubblica.it/scuola/2017/07/27/news/presidi_sindacati_boicottano_chiamata_diretta_scuola-171748674/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P3-S1.6-T1
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I presidi protestano per le retribuzioni: saltano le nomine dei prof
Stop alle chiamate dirette degli insegnanti che dovrebbero integrare gli organici delle scuole
di Salvo Intravaia – 25 luglio 2017
Per comprendere il disagio di una categoria che quotidianamente si trova di fronte a mille difficoltà basta citare qualche numero: lo stipendio medio di un preside si aggira attorno ai 57mila euro lordi all’anno, quello di un dirigente dello Stato sale invece a 96mila euro lordi. E per i presidi le responsabilità sono numerose, tanto che spesso sono costretti a pagare – come nel caso della sicurezza sugli edifici scolastici – di tasca propria le sanzioni. Dall’Associazione nazionale presidi arriva un messaggio in linea con quello degli aderenti ai sindacati confederali: “Se la chiamata diretta dobbiamo farla ad agosto, prima delle assegnazioni provvisorie e delle utilizzazioni – spiega Maurizio Franzò, a capo dell’Anp siciliana – ci asterremo anche noi. Abbiamo diritto alle ferie come tutti gli altri lavoratori”. L’Anp, oltre all’allineamento delle retribuzioni, chiede anche l’introduzione della figura del vicedirigente. “Se un preside è in malattia – continua Franzò – in una scuola si blocca tutto”.
Ma la chiamata diretta – la possibilità che hanno i presidi di nominare, in base ai requisiti stabiliti dal Collegio dei docenti, i docenti dell’organico di potenziamento – salta anche per altre ragioni. “L’anno scorso è stata un autentico flop – spiega Simonetta Calafiore – perché dopo avere nominato i docenti, molti di questi sono stati spostati a seguito delle assegnazioni provvisorie e delle utilizzazioni”. In altre parole, il sacrificio dei dirigenti scolastici che hanno rinunciato alle ferie è stato quasi totalmente vanificato. I dirigenti scolastici preannunciano un autunno caldo.
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/07/25/news/i_presidi_protestano_per_le_retribuzioni_saltano_le_nomine_dei_prof-171604026/
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Su Vincenzo Pascuzzi

Vincenzo Pascuzzi: è stato docente precario per quasi venti anni prima del ruolo. Ha insegnato Matematica, Elettrotecnica, Fisica in vari licei, istituti tecnici e professionali di Roma. Segue le vicende dei precari e della scuola. Interviene con note e articoli su vari siti, blog, ml. Partecipa al gruppo Iuas (Insiemeunaltrascuola) e al gruppo facebook Invalsicomio.

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