http://www.miraclegroup.com/blog/wp-content/uploads/2009/06/google-privacy.gifIl tribunale di Milano ha condannato tre dirigenti di Google accusati di diffamazione e violazione della privacy per non avere impedito nel 2006 la pubblicazione sul motore di ricerca di un video che mostrava un minore affetto da sindrome di Down insultato e picchiato da quattro studenti di un istituto tecnico di Torino.(da ansa.it)


Il tribunale di Milano ha condannato tre dirigenti di Google accusati di diffamazione e violazione della privacy per non avere impedito nel 2006 la pubblicazione sul motore di ricerca di un video che mostrava un minore affetto da sindrome di Down insultato e picchiato da quattro studenti di un istituto tecnico di Torino.

A tre imputati sono state inflitti sei mesi di reclusione. Un quarto dirigente che era imputato è stato assolto.

Quello che si è concluso oggi in primo grado, davanti al giudice monocratico della quarta sezione penale Oscar Magi, è il primo procedimento penale anche a livello internazionale che vede imputati responsabili di Google per la pubblicazione di contenuti sul web. In particolare il giudice ha condannato a sei mesi di reclusione (pena sospesa), David Carl Drummond, ex presidente del cda di Google Italy e ora senior vice presidente, George De Los Reyes, ex membro del cda di Google Italy e ora in pensione, e Peter Fleischer, responsabile delle strategie per la privacy per l’Europa di Google Inc. I tre sono stati condannati per il capo di imputazione di violazione della privacy, mentre sono stati assolti per quello relativo alla diffamazione.

E’ stato assolto invece Arvind Desikan, responsabile del progetto Google video per l’Europa, a cui veniva contestata la sola diffamazione. Il giudice ha disposto inoltre la pubblicazione per estratto della sentenza su Corriere della Sera, Repubblica e Stampa. Non hanno ottenuto risarcimenti le due parti civili costituite, ossia il comune di Milano e l’associazione ‘Vividown’, poiché la loro posizione era legata solo al reato di diffamazione contestato agli imputati. Il video con le vessazioni al disabile venne girato da quattro studenti nel maggio 2006 e poi caricato su Google Video l’8 settembre, dove rimase, cliccatissimo nella sezione ‘video piu’ divertentì, fino al 7 novembre, prima di essere rimosso. Nelle scorse udienze i familiari del minore disabile avevano ritirato la querela nei confronti dei dirigenti di Google.

PM:TUTELATA DIGNITA’ DELLA PERSONA – “Siamo molto soddisfatti perché con questo processo abbiamo posto un problema serio, ossia la tutela della persona umana che deve prevalere sulla logica di impresa”. Lo hanno affermato il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e il Pm Francesco Cajani, al termine del processo milanese nel quale tre dirigenti di Google sono stati condannati a sei mesi di reclusione in relazione a un video che mostrava un minore disabile vessato e picchiato da compagni di scuola e che venne caricato sul motore di ricerca. I Pm avevano chiesto la condanna di tutti e quattro i dirigenti di Google imputati, a pene comprese tra i sei mesi e un anno di reclusione. Un dirigente, invece, è stato assolto perché il giudice per lui e per gli altri imputati non ha riconosciuto l’accusa di diffamazione. “La tutela della persone é fondamentale nella società di oggi – hanno spiegato Robledo e Cajani -. E la libertà di impresa non può mai prescindere dalla tutela della dignità umana, come ha dimostrato questo processo”. Questo, secondo Robledo e Cajani, “non è stato un processo sulla libertà della rete come alcuni hanno detto. Si é posto invece per la prima volta in Italia un problema serio sui diritti della persona nella società di oggi”.

GOOGLE: ATTACCO A LIBERTA’ RETE – La sentenza del tribunale di Milano che ha condannato tre dirigenti di Google, in relazione a un video che mostrava un minore disabile picchiato da compagni di scuola e che venne caricato sul motore di ricerca, è “un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito internet”. Lo ha spiegato il portavoce di Google, Marco Pancini. Google ha chiarito che farà appello “contro questa decisione che riteniamo a dir poco sorprendente, dal momento che i nostri colleghi non hanno avuto nulla a che fare con il video in questione, poiché non lo hanno girato, non lo hanno caricato, non lo hanno visionato”. Secondo il portavoce, dunque, i tre dirigenti sono stati dichiarati “penalmente responsabili per attività illecite commesse da terzi”. Secondo Google, i tre dirigenti nel processo “hanno dato prova di coraggio e dignità, poiché il fatto stesso di essere stati sottoposti a giudizio è eccessivo”. Google, nel corso del procedimento penale, ha sempre sostenuto che la responsabilità è di chi carica il video in rete. Per il portavoce di Google “se questo principio viene meno, cade la possibilità di offrire servizi su internet”.