Nel liceo romano di via Giulia sono stati completamente rovesciati i criteri di formulazione delle graduatorie per inseguire il concetto di meritocrazia. 

 

 

 

 

 

 

Virgilio, Roma: la scuola pubblica diventa elitaria

 

Nel liceo romano di via Giulia sono stati completamente rovesciati i criteri di formulazione delle graduatorie per inseguire il concetto di meritocrazia.

di Marina Boscaino – martedì 23 aprile 2013 11:00

 

 

 

“Criteri per la formulazione delle graduatorie degli alunni che chiedono l’iscrizione alle classi prime del Liceo Scientifico e Linguistico a.s. 2013-2014.

1- Media delle valutazioni conseguite nelle materie curricolari comuni (italiano, storia, geografia, matematica, scienze, prima lingua straniera, ed. fisica, ed. musicale, ed. tecnica (condotta) alla fine del secondo anno delle scuole medie inferiori;

2- Residenza anagrafica nel I Municipio e Municipi limitrofi (punti 0,5);

3- Presenza di fratelli nella scuola (punti 0,5);

4- In caso di parità di punteggio, media delle valutazioni conseguite, nelle materie curricolari comuni (italiano, storia, geografia, matematica, scienze, prima lingua straniera, ed. fisica, ed. musicale, ed. tecnica, condotta) nel I quadrimestre del terzo anno delle scuole medie inferiori;

5- Qualora si verifichi un’ulteriore parità di punteggio, età anagrafica a favore del più anziano.

Attenzione: non si tratta di un application form per l’accesso ad una prestigiosa università (privata) americana; ma della delibera del consiglio di Istituto di un prestigioso (ma statale) liceo romano, il Virgilio, datata 12 dicembre 2012. In sostanza per accedere a quella scuola – Via Giulia, pieno centro, vicino a Campo de’ Fiori, Pantheon, sotto il Gianicolo – gli studenti sono stati in primo luogo selezionati in virtù delle loro prestazioni scolastiche alla fine della seconda media. A parità di profilo di uscita, sono stati presi in considerazione i risultati del primo quadrimestre della III media. Quel che si dice eugenetica pedagogica.

La selezione di una razza di “meritevoli” per determinare una popolazione scolastica tarata sul profitto; enfatizzando l’accesso a determinati risultati in un momento della vita scolastica e della vita biologica in cui – chiunque abbia praticato una scuola, e non solo da docente, lo sa – tutto può accadere. E legittimamente, inaspettatamente, clamorosamente. Perché il processo di sviluppo cognitivo, di maturazione individuale, di capacità, di comprensione di quali possano e debbano essere gli atteggiamenti e i comportamenti più determinanti per il proprio apprendimento sono elementi mai direttamente vincolati ad un’età; quasi sempre conseguenti ad un percorso dell’individuo, da esperienze, incontri, sollecitazioni, attitudini personali, occasioni differenti da caso a caso.

Ma lasciamo perdere la pedagogia in pillole. Quella delibera – soprattutto – apre la strada al tentativo di costruire e legittimare un profilo elitario per tutti gli istituti che volessero cimentarsi in un’ossessiva – quanto probabilmente illegittima – rincorsa alla meritocrazia nella scuola dell’obbligo di istruzione. Quindi, alla piaga istituzionalizzata di scuole di serie A (i licei) e scuole di serie B (gli istituti tecnici e professionali) si vorrebbero aggiungere scomposti e volgari tentativi di accogliere “la crème de la crème”, a seconda delle potenzialità del territorio, del potere d’acquisto delle famiglie, della maggiore o minore capacità dei consigli di istituto di tenere la barra ferma su criteri di uguaglianza tra cittadini e sul reale mandato costituzionale della scuola dello Stato.

Nel caso del Virgilio, la decisione è passata a maggioranza e non all’unanimità. È interessante anche constatare come quest’anno, in quel liceo, i criteri siano stati completamente rovesciati: fino allo scorso anno i criteri “oggettivi” (la residenza, i fratelli già presenti nella scuola) non solo erano assolutamente prioritari, ma davano luogo a punteggi molto alti e pertanto determinanti per l’accesso.

Quali sono le reali prerogative del consiglio di istituto? Questo organo collegiale scolastico fissa i criteri generali per la formazione delle classi e per l’accesso all’iscrizione, oggettivi e mai di merito o valutativi. Poiché “la scuola è aperta a tutti” (art. 34 della Costituzione), solo e se ci dovesse essere esubero nelle richieste (e non è il caso del Virgilio, dove sono state accettate tutte le domande, più scarse degli anni precedenti, probabilmente anche perché i ragazzi con basso rendimento non hanno nemmeno provato ad entrare nelle graduatorie più ambite) intervengono criteri selettivi stabiliti in consiglio di istituto. Dalla scuola della Costituzione alla scuola dell'(auto)esclusione.

“Esistono i presupposti per impugnare la delibera che introduce in modo strisciante il principio del numero chiuso su base meritocratica e quindi la gerarchizzazione delle scuole, addirittura all’interno dello stesso indirizzo. Il consiglio di istituto, per altro, non ha di fatto un tale potere, in quanto in caso di eccesso di domande di iscrizioni può definire criteri generali per l’ammissione, ma di carattere oggettivo”, affermato per altro l’avvocato Mauceri (Per la scuola della Repubblica).

Dopo i Test di ingresso ai licei , dopo la sponsorizzazione e l’entrata dei privati nella scuola dello Stato, ecco l’ultima rocambolesca deviazione dal principio di uguaglianza: l’istruzione ad accesso selezionato, che, in nome di una falsa visione della qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento, fa della competizione un valore, dell’apprendimento un’esperienza darwiniana, finalizzata a entrare nel ristretto club dei migliori, dei predestinati al successo.

Marina Boscaino

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=43219&typeb=0