L’occupazione diventa così solo un pretesto, persino per sfogare gli stessi istinti di violenza che emergono nelle curve degli stadi, avendo perso la sua funzione di mezzo per affermare ideali o idee d’una qualche rilevanza.
[Si replicherà l’anno prossimo? Probabilmente sì perché Miur non vede i problemi, li nega, non li affronta né risolve ma li lascia marcire.]
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Occupy liceo
Quando si parla di modernariato c’è chi pensa ai juke box e chi alla Topolino giardinetta, ma anche le occupazioni studentesche entrano a buon diritto nella categoria.
di Giorgio Gandola – Venerdì 11 dicembre 2015
È da quarant’anni che ne sentiamo parlare, soprattutto dall’Immacolata all’inizio delle vacanze di Natale. E quando la Tv ci costruisce sopra un servizio sembra di tornare a Woodstock. Quello dell’occupazione è un rito stanco, fuori dal tempo, che si tramanda di padre in figlio come una canna da pesca. Quest’anno è stato messo in scena con successo soltanto al liceo classico Virgilio di Roma, che tradizionalmente ospita la pièce: 14 giorni di occupazione, banchi e cattedre per le scale, tazebao e assemblee, la preside sbertucciata, genitori divisi fra buonisti e imbarazzati, studenti che volevano studiare allontanati a male parole.
Perché tutto questo? Gli occupanti lo spiegano in alcuni punti. Si parte dal no alla Buona scuola, poi c’è la richiesta di un’aula autogestita per gli «spazi autonomi», il bar aperto un quarto d’ora prima della campanella per fare colazione, più posti per i motorini sul Lungotevere, il comitato studentesco deve tornare ad essere un organo decisionale e non solo consultivo, nessuno studente deve essere punito per l’occupazione, non si cancellino le opere di street art, devono essere rinnovate le palestre e dev’essere tolta la telecamera sul cortile, messa l’anno scorso dopo che alcuni studenti-pusher vendevano droga agli altri. La faccenda è praticamente risolta, il sottosegretario Faraone ha ascoltato i ragazzi e li ha convinti a desistere con la frase: «Anche io ho occupato la mia scuola, è stata una esperienza per me formativa». L’anno prossimo, stessi giorni e stesse ore, si replica.
http://www.ecodibergamo.it/stories/LUrlo/occupy-liceo_1156035_11/
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Scuole okkupate, rito-feticcio inutile e diseducativo
di Francesco Delzio – 05/12/2015
Ogni tanto capita d’imbattersi in riti e miti perduti nella nebbia dolce del tempo che scorre, ma che riemergono all’improvviso nella nostra mente insieme ai ricordi di un’altra fase della vita personale e del Paese.
Riti e miti che credevamo superati dalla storia, ma che invece scopriamo essere ancora in vita come “feticci”, pallide e stanche repliche che hanno perso la ratio dell’originale. È esattamente questa la sensazione che ho provato qualche sera fa, ascoltando un gruppo di amici che faceva la conta dei Licei di Roma occupati (quasi tutti, in realtà).
Al risuonare della parola “occupazione”, confesso d’esser rimasto stupito come se mi fossi trovato di fronte a un dinosauro piombato qui, oggi, dall’era mesozoica.
Ma perché, oggi, un ragazzo di 15 anni dovrebbe occupare anzi “okkupare” il suo edificio scolastico? In nome di quale esaltante e improcrastinabile battaglia? In nome di quale ideologia da difendere e da diffondere? Proprio qualche giorno fa, il tema è stato l’oggetto di un accorato “appello” al Presidente della Repubblica da parte della mamma di una studentessa del Liceo Virgilio di Roma.
La sua denuncia rende profondamente seria una questione spesso considerata, con benevolenza e lassismo, di puro folklore: «In questi giorni, come ogni anno da troppi anni, la scuola di mia figlia non può svolgere le proprie attività.
Tutto è bloccato, sospeso, ibernato, a causa dell’ennesima occupazione di un gruppo minoritario di studenti. Si sono introdotti nell’edificio a volto coperto… per affermare il principio di fondo per cui la scuola è uno spazio franco, ove tutto è possibile, ove tutto è permesso, al di fuori della legge, della democrazia, del rispetto delle persone».
Le parole di questa madre illuminano un fenomeno molto italiano, figlio anche di quel singolare “Sessantotto più lungo del mondo” che sembra caratterizzare ancor oggi nel nostro Paese la vita di settori delicatissimi del mondo del pubblico impiego.
L’occupazione diventa così solo un pretesto, persino per sfogare gli stessi istinti di violenza che emergono nelle curve degli stadi, avendo perso la sua funzione di mezzo per affermare ideali o idee d’una qualche rilevanza.
L’effetto concreto è quello di impedire alla scuola di svolgere la sua funzione naturale di regno del diritto allo studio, trasformandola in più di un caso in un laboratorio dei peggiori modelli di comportamento. A questo punto il dubbio è lecito: siamo proprio sicuri di voler sottoporre i nostri figli a tutto questo?
@FFDelzio
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[Per chiarezza: non condivido auto-gestioni, co-gestioni, occupazioni, ma sottolineo e critico il Miur che fa come Pilato lasciando i presidi senza indicazioni per prevenire o gestire simili situazioni quando si verificano. Critico anche i presidi che non pretendono dal Miur un protocollo con dette indicazioni né finora l’hanno prodotto loro stessi. Si replicherà l’anno prossimo? Probabilmente sì perché Miur non vede i problemi, li nega, non li affronta né risolve ma li lascia marcire. V.P.]
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