E’ scoppiato il caso, prevedibile, della modalità di utilizzazione dei docenti assunti in fase C sull’organico di potenziamento. Max Bruschi spiega quale deve essere il ruolo del dirigente e quello che i nuovi professori non sono tenuti a fare…

Sulla sua pagina fb Bruschi, ispettore presso il Ministero della Pubblica Istruzione, Ufficio scolastico regionale della Lombardia e Dipartimento per l’istruzione, ed ex Consigliere del Ministro durante il dicastero di Mariastella Gelmini, prova a dare alcune “istruzioni per l’uso”, frutto di una sua personalissima lettura delle norme e sensibilità didattica, cercando di guardare le cose da “lato della scuola”.

E’ evidente che “in fase di assegnazione dell’organico “da fase C”, è successo di tutto. Sia a livello di classi di concorso, sia a livello di “assegnazioni” totalmente scombinate, sia a livello di utilizzazioni. Posta l’indicazione politica di dare soddisfazione alla gran parte delle domande inoltrate, e di farlo privilegiando le province di appartenenza, il risultato era in parte scontato. In parte… continuano a sfuggirmi le logiche in base alla quale, in una stessa città, sia stato assegnato un docente di fotografia a un classico, e uno di A/52 a un artistico. O altri casi simili. Metto anche da parte tutte le enormi problematiche (collegate) connesse all’anno di prova. Se non quale testimonianza di come, more solito, deroghe e strappi ai principi generali, procedure costruite intorno a esigenze non (totalmente) compatibili, abbiano ricadute sull’intero sistema. Vedi anche le prese di servizio pari a “0” in molte scuole, o i problemi connessi al periodo di formazione e prova di un docente della secondaria di II grado piazzato non in un comprensivo… ma in un circolo didattico.”

Per quanto riguarda invece l’organico dell’autonomia, come sperimentalmente attribuito alle scuole a partire dal 1 dicembre, secondo Bruschi la chiave di volta è proprio il Ds: “Un dirigente è il responsabile della gestione del personale della struttura cui è preposto. Ha dei paletti posti dalla normativa (che deve conoscere), per i resto deve finalizzare la gestione agli obiettivi.

Che cosa allora non si deve fare? Secondo l’ispettore “non si deve usare un fase C per coprire le supplenze su cattedre curricolari, tranne le “brevi”, salvo nel caso di supplenti già in servizio su quei posti nella scuola di assegnazione. In tale caso, togliere loro le classi sarebbe grottesco e senza alcuna ratio normativa. Ricordo che anche i posti rimasti liberi da fase C vanno dati a supplenza… Col “deve” tra virgolette, intendo anche riaffermare l’uso del buon senso. Perché, giuridicamente, l’organico dell’autonomia e le conseguenti disposizioni non ci sono… Le cattedre assegnate su supplenza “lunga” già da settembre, ad esempio, non si toccano: supplenze da GAE o da I e II fascia GI dovevano essere assegnate in questo modo. I DS che le hanno assegnate sino ad AD (salvo i casi di dimensionamento) hanno sbagliato. Più complesso il caso delle attuali supplenze da rinnovare, anche sulla base delle fasce aggiuntive delle GI. La prima cosa, ovviamente, è stare strettamente ancorati alle classi di concorso; la seconda è tenere conto della continuità didattica. Se ho Tizio sino ad AD, e dalle convocazioni Tizio risulta l’avente diritto su quelle classi, è opportuno usarlo su quelle classi per OVVI motivi di continuità didattica. Se “perdo Tizio”, ho Sempronio da fase C sulla stessa classe di concorso e Caio come possibile supplente, non c’è nulla di male ad usare Sempronio sulla cattedra e Caio sul potenziamento, o a costituire situazioni “miste”. Ma, e occorre ribadirlo, in servizio sulla scuola ci vanno sia Caio che Sempronio… Non è la scelta su “chi” lavora, nelle mani del DS, ma sul “come”, sulla base della contemperazione degli interessi. In effetti, potrebbe capitare che Sempronio finisca per l’anno scolastico successivo nell’ambito territoriale della stessa scuola, e a quel punto l’incontro tra domanda e offerta potrebbe utilmente verificarsi.. così come la continuità didattica (in particolare, sugli “spezzoni”).

L’altra domanda ricorrente è poi: come attuare il potenziamento? Secondo Bruschi “la prima cosa da ricordare è che, per ciascun istituzione scolastica, l’organico è unico e unitario, sulla base del comma 5, art. 1 della 107. Il che consente una notevole duttilità. Ciò non toglie che ho sentito report “folli”. “Non so cosa farvi fare perché non ho ‘progetti’…”; utilizzazioni spericolate e prive di buon senso; i soliti progettini per la “legalità” per i docenti di diritto ed economia. Non si possono, ovviamente, andare a creare delle “gabbie” tassonomiche. Che i primi giorni siano di assestamento, è naturale. Ma che ci vogliano settimane se non mesi per raccapezzarcisi, lo trovo inaccettabile. E deriva da una abitudine mentale conformata ai “sacri riti” del corpo mistico dell’organico. Qui si è in mare aperto. Piazzare il docente a far fotocopie o su temi non suoi significa gestire pessimamente il personale… Perché non prendere in mano il CV, passare una mezz’ora con lui, raffrontare con le priorità del “rapporto di autovalutazione”? Lo ripeto sempre a lezione: i docenti sono persone, non codici meccanografici a SIDI. Possono essere validi o non validi. Ma occorre metterli alla prova e metterli nelle condizioni di fare il loro lavoro.

E qui, davvero, indicazioni precise non ce ne possono essere. Ma anche in questo caso, qualche esempio. Docente di diritto ed economia in percorsi ove non è previsto, perché anziché imbrigliarlo nei frusti progettini, non utilizzarlo come potenziamento all’ultimo anno per gli studenti che hanno in testa di iscriversi a facoltà economico-giuridiche? Una mia amica DS, di quelle brave, ha usato un docente di fotografia, inopinatamente capitatole al Liceo classico sulla base di non so quale logica, a collaborare col docente di Storia dell’Arte; e non parliamo di educazione musicale con letteratura o arte. Poi, ci sono casi di “patologia” (se corrisponde al vero, un docente di Filosofia assegnato a un sopravvissuto “circolo didattico”). Ma già operare per bene sulla fisiologia non sarebbe male.

Insomma l’augurio è che i nuovi docenti abbiano un ruolo adeguato e una funzione. E non diventino un itinerante jolly della scuola.

Silvana La Porta