Scrisse il compianto professore e ministro Tullio De Mauro a proposito del lavoro di G. Brown Martin: “Abbiamo diffuso nel mondo scuole concepite come luoghi dove si trasmettono contenuti e si fanno esami e certificazioni, e ci siamo scordati l’educazione a risolvere problemi nuovi, a lavorare insieme, a collaborare per apprendere e per insegnare meglio e di più. (…) non vengo a cambiare nemmeno una iota dell’antica legge, le equazioni o la prima guerra mondiale, ma vi chiedo di lavorare con uno spirito nuovo, lo spirito di apertura a un insegnamento e apprendimento che attraverso lavoro comune e innovazione portino a risultati educativi attenti alle esigenze profonde che il nuovo tempo impone a chi vive fuori delle scuole, alle società intere.” Perché invece non discutiamo e non costringiamo i nostri legislatori a discutere di questo?
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Caso Severi: “Facile sparare sul docente, ecco quali sono i veri danni della scuola”
Mariateresa Di Riso, insegnante e sindacalista della scuola: “Una guerra tra poveri”
13 gennaio 2017 – il mattino di Padova

PADOVA. Sul caso dell’insegnante in congedo del Severi rientrato un solo giorno al lavoro tanto da far licenziare la supplente, un caso di cui ha parlato tutta Italia, interviene Mariateresa Di Riso, docente di scuola pubblica, già segretaria cittadina di Sel e da anni impegnata con il partito di Vendola sui temi della scuola nazionale. Ecco il suo commento alla vicenda.
«Professore, cosa ci è venuto a fare, nella nostra scuola, il 23 dicembre?» chiede qualche giorno fa dalle pagine del Corriere della Sera una Dirigente ad un suo insegnante, comprensibilmente irritata dalla scelta di questo di interrompere il proprio congedo per un solo giorno, causando così il licenziamento della supplente.
L’indomani, in un’intervista, la medesima Dirigente dichiara che si è trattato di una “scelta legittima”, ma ormai sui social si era già scatenato il consueto tifo cieco: bravissima la Dirigente, offese di ogni sorta al docente.
Io non conosco questo docente e non ho elementi per valutare il suo operato (mi è molto chiaro però chi ne subisce le conseguenze), conosco invece la Dirigente e nutro nei suoi confronti una grande stima professionale. Tuttavia rivolgo agli autori di quei commenti sui social tre domande:
- Il docente dovrebbe vergognarsi (si legge nei commenti) perché è già “fortunato” (si legge nella lettera) ad avere ottenuto un contratto a tempo indeterminato. Nel bel Paese che inneggia alla meritocrazia, ma assegna sempre più spesso i ruoli dirigenziali per eredità o raccomandazione, veicoliamo ai nostri studenti il messaggio che aver studiato e superato un esame non è merito, ma “fortuna”, che il lavoro fino alla pensione non è un diritto costituzionale, che il lavoro precario è frutto non di scelte politiche, ma di un destino ineluttabile riservato ai non-figli di papà. Perché allora pretendiamo dai nostri alunni che studino, invece di invitarli a tentare la sorte?
- Il contratto docenti porta “tutele esorbitanti”, si legge sempre nella lettera, “furbo” dunque questo tizio che le utilizza tutte. Come ogni contratto, esso comporta doveri e diritti: doveri verificabili nella quantità e solo parzialmente valutabili nella qualità, diritti al rinnovo del contratto che invece è bloccato da otto anni, ad uno stipendio adeguato e che invece (a parità di orario) è superiore solo a quello dei colleghi greci, ad un aggiornamento obbligatorio e che è invece un mercato di corsi e corsetti di qualità ed efficacia discutibili, a spazi e strumenti di lavoro obsoleti e che ci si deve procurare a spese proprie (sperando che non crolli il soffitto e che sia acceso il termo)… insomma dove sono queste tutele esorbitanti? E l’indignazione va rivolta al docente “furbo” o all’ennesima “riforma” che non ha ripensato le competenze e le modalità di selezione dei docenti, non ha innovato la didattica né affrontato scientificamente il tema della valutazione, anzi l’ha mortificata tra raccolte punti e medagliette di “bravi insegnanti”, senza nessuno strumento efficace per non assumere o licenziare i “cattivi” insegnanti, far crescere gli insegnanti mediocri… ma allora perché vi è tanto piaciuta questa riforma? Perché i Dirigenti sono stati affascinati da questi “poteri” di assunzione e valutazione così poco scientifici e così tanto inefficaci?
- Il danno vero che il congedo in discussione ha causato è che gli studenti sono stati per più di due mesi senza docente, poi hanno dovuto rinunciare ad una brava supplente, ora chissà. Tuttavia questo è accaduto in tutte le scuole: il caos nelle graduatorie, ritardi nelle convocazioni, balletto delle messe a disposizione e degli aventi diritto… ciò è imputabile a una miriade di docente “furbi” o a una questione annosa peggiorata da un pessimo concorso, sbagliato nei tempi e nelle modalità di selezione, eppure osannato con tanto di proclami sulla fine della “supplentite”? Nulla di nuovo sul fronte scolastico: nei miei anni di precariato supplenze di una settimana arrivavano a fine anno rinnovo su rinnovo, a forza di licenziamenti il venerdì e riassunzioni il lunedì… tanti dirigenti scolastici “risparmino” o un bolo crescente di riforme, decreti e note ministeriali che tutto hanno garantito tranne che la continuità didattica e il diritto allo studio? Ci mancava poi la “sceriffa” Donazzan sulle pagine di un giornale: gentile Assessora, non servono le sue verifiche, la Dirigente in questione ha gli strumenti e la professionalità necessari a far rispettare la normativa, ma dov’era Lei quando il suo schieramento politico licenziava la precedente geniale “riforma”, a firma Gelmini, ed insieme ad essa migliaia di precari cui poi quest’ultimo concorso ha cercato di riconoscere il maturato diritto all’assunzione (sancito dalla Corte europea), non ampliando l’organico come promesso nei libricini colorati della “buona scuola” di Renzi, bensì in un modo che, come si dice qui, pezo el tacon del buso? Potrei continuare raccontando aneddoti su docenti “furbi”, “dirigenti” furbi, studenti e genitori “furbi”… ma cui prodest? Nessuno pensa che questo docente abbia fatto l’interesse degli studenti, ma ha rispettato la legge e il danno conseguente non è un caso isolato nel luogo né nel tempo. La scuola è l’istituzione italiana che ha subito più riforme nella storia di questo Paese, quasi uno stalkeraggio… ma le leggi non dovrebbero servire a garantire i diritti dei cittadini (in questo caso di studenti e lavoratori della scuola), arginare le furbizie e comporre con equità gli interessi? Davvero si può costruire un sistema scolastico degno di questo nome a suon di tagli e cerottini spacciati per riforme? Possiamo continuare questa guerra tra poveri coi mi piace e i ‘che vergogna’, oppure cercare le cause e i rimedi alla malattia che affligge la nostra scuola e che ogni anno l’Ocse ci rammenta: la dispersione scolastica e l’analfabetismo di ritorno. Poco, ma ci pagano per questo: abbiano il coraggio tanti dirigenti di dismettere i panni dei manager efficienti e di (ri)assumere quelli di studiosi, sperimentatori e innovatori, critici osservatori delle riforme governative e delle tante proposte in direzione ostinata e contraria; smettano tanti docenti di lamentarsi, riaprano le porte delle proprie aule e tornino a collaborare per innovare la scuola, a stimolare nei propri studenti e nelle loro famiglie la partecipazione e la riflessione critica; la piantino una buona volta gli indignados da tastiera di fissare il dito quando in gioco c’è la luna.
Scrisse il compianto professore e ministro Tullio De Mauro a proposito del lavoro di G. Brown Martin: “Abbiamo diffuso nel mondo scuole concepite come luoghi dove si trasmettono contenuti e si fanno esami e certificazioni, e ci siamo scordati l’educazione a risolvere problemi nuovi, a lavorare insieme, a collaborare per apprendere e per insegnare meglio e di più. (…) non vengo a cambiare nemmeno una iota dell’antica legge, le equazioni o la prima guerra mondiale, ma vi chiedo di lavorare con uno spirito nuovo, lo spirito di apertura a un insegnamento e apprendimento che attraverso lavoro comune e innovazione portino a risultati educativi attenti alle esigenze profonde che il nuovo tempo impone a chi vive fuori delle scuole, alle società intere.” Perché invece non discutiamo e non costringiamo i nostri legislatori a discutere di questo?
Mariateresa Di Riso
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