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Quando curricolo essenziale e voti reali in pagella?

📅 Pubblicato il 13 March 2017 • 🎓 Polo Didattico AetnaScuola
Archivio Storico AetnaScuola A cura di Vincenzo Pascuzzi • Pubblicato originariamente su AetnaScuola.it

Potrà essere utile confrontarsi su “Un’alternativa alla finzione del 6 politico” in cui Sergio Bianchini spiegava che “La promozione garantita ha fatto disastri. Servono curricolo essenziale e voti reali in pagella, anche insufficienti”. È forse questa la strada da percorrere per avviare un graduale drenaggio del non-studio, delle impreparazioni, a volte decise deliberatamente, ma poi spacciate come sufficienze.

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QUANDO CURRICOLO ESSENZIALE E VOTI REALI IN PAGELLA?

di Vincenzo Pascuzzi – 13 marzo 2017

Valerio Capasa, nel suo articolo di oggi, 13 marzo 2017, titolato “Le insufficienze agli adolescenti? Fanno bene come l’influenza ai bambini” ripropone – con leggerezza e ironia – la questione dei voti gonfiati in sede di scrutinio e le promozioni agevolate, regalate, a saldo sotto la regia dei presidi.

(Poco più di un anno fa, V.C. aveva scritto “Quelle pagelle inquinate da buonismo e ipocrisia” e gli avevo replicato ironicamente con “la preside ha ragione, caro Valerio Capasa!”)

Condivido, anche stavolta, la denuncia, il ruolo svolto dai presidi, l’inerzia e la cecità del sistema scolastico: Miur e politici ignorano la realtà, si riferiscono a rappresentazioni nominali e alterate, a rassicuranti immagini di comodo.

La nota di V.C. si affianca alla recente lettera aperta dei 600 docenti universitari “I giovani non sanno più scrivere”.

 

Entrambi i documenti citati si limitano però a testimoniare due aspetti della situazione, il primo negato o nascosto, il secondo invece riconosciuto e strillato, ma che è conseguenza logica anche del primo.

Nei due documenti mancano riferimenti: 1) alle cause, 2) a come affrontare e risolvere le questioni sollevate e 3) alla ben nota legge 107, impropriamente Buona Scuola, che pure avrebbe dovuto affrontare anche quanto ora viene segnalato (e non per la prima volta).

 

Riguardo alla l. 107 (punto 3) esistono numerose analisi, critiche, documenti e articoli, è ancora in attuazione (v. 8 deleghe), viene difesa e portata a compimento con puntiglio e determinazione – a testa bassa – solo dal ministro V. Fedeli, che l’ha ereditata, e da chi la ha progettata e approvata (principalmente F. Puglisi e S. Malpezzi): per loro è una questione di principio,  ideologica, d’immagine costi quel costi.

 

Riguardo alla cause (punto 1) esistono documenti di risposta alla lettera dei 600 che le sintetizzano in modo efficace. Vediamone alcuni.

“Non una parola sulle cause di un fenomeno che affonda le proprie radici in un tempo lontano, fatto di tagli progressivi e costanti e di una politica culturale di matrice neoliberista che ha contaminato fino alle fondamenta la scuola italiana, giungendo alla demolizione programmatica,  con la legge 107, senza – peraltro – che la maggior parte dei firmatari si preoccupasse di dire una sola parola sullo scempio che si stava facendo della scuola della Costituzione. Quella che “rimuove gli ostacoli che impediscono lo sviluppo della persona e la partecipazione”, come recita l’art. 3. Quale ostacolo più invalicabile se non un possesso insoddisfacente della propria lingua dal punto di vista lessicale, ortografico, grammaticale e sintattico? Quale barriera più ostativa se non l’incapacità di comprendere un testo?” (v. “Vedere l’albero e non la foresta” di Marina Boscaino ed altri).

E anche “La scuola italiana ha reagito dignitosamente, ma in solitudine, ad un attacco che l’ha vista bersaglio del licenziamento di massa più impressionante della storia del pubblico impiego (la legge 133/08, la riforma Gelmini), di un’idea pseudo-imprenditoriale che ha creato i progettifici, di uno spostamento di fondi a favore dei diplomifici paritari. Tutto ciò ha modificato il baricentro della scuola, non più luogo della cittadinanza critica per mezzo della cultura.” (v. ancora “Vedere l’albero e non la foresta”).

 

I seguenti cinque paragrafi son tratti dall’articolo “ cosa non hanno capito i 600 firmatari dell’appello al governo” di Isabella Milani:

“Avrei trovato più logico e utile un appello nel momento, per fare un esempio, in cui le ore di italiano nelle scuole medie sono state ridotte invece che aumentate. Oppure avrei preferito una vostra presa di posizione su ogni cambiamento che aumentava gli alunni per classe e diminuiva il personale, per esempio rivalutando “il maestro unico”; o quando è stato eliminato il tempo prolungato, anche se permetteva di seguire davvero i ragazzi.”

“Avrei preferito che aveste scritto e firmato in 600 un documento di protesta quando “per risparmiare”, sono stati eliminati i dirigenti, perché se il dirigente deve gestire tante scuole invece di una sola questo porta dei problemi che si ripercuotono sulla vita scolastica, e di riflesso anche sulla grammatica e sull’ortografia.”

“Avrei preferito che foste intervenuti quando è stato ridotto il numero degli insegnanti di sostegno, perché anche questo finisce per riflettersi su quello che possiamo fare per gli alunni, comprese le importanti riflessioni linguistiche.”

“Troverei ottima l’idea di una vostra presa di posizione ogni volta che i genitori vengono a scuola a protestare per i voti, per i troppi compiti, per i pochi compiti, per le scelte didattiche dei docenti, per i provvedimenti disciplinari dei figli, anche se meritati, perché anche questi problemi provocano ritardi e riducono il tempo per insegnare l’italiano.”

“E avrei apprezzato anche un vostro intervento per difenderci da tutti i ministri che arrivano bel belli, buttano all’aria quello che c’era prima e ci costringono a ricominciare tutto da capo, come in un eterno gioco tu costruisci, l’altro distrugge, tu costruisci, l’altro distrugge e così via.”

 

Riguardo a come rimediare (punto 2), occorre prima il riconoscimento della situazione reale, al posto di quella rappresentata per comodità, occorre una strategia che riconosca che “un’istruzione che fallisce nelle competenze culturali di cittadinanza di base va ricostruita dalle fondamenta, avendo il coraggio di individuare ed affrontare i reali nodi politico-culturali della questione” (v. sempre “Vedere l’albero e non la foresta”).

Occorre concordia politica, partecipazione del mondo della scuola, gradualità e momenti di monitoraggio e verifica, tempo e adeguate risorse economiche (nell’ultimo ventennio, ridotte dal 5,5% al 3,7% del Pil).

Bisognerà cominciare col rimuovere le cause sopra elencate e che permangono.

Potrà essere utile confrontarsi su “Un’alternativa alla finzione del 6 politico” in cui Sergio Bianchini spiegava che “La promozione garantita ha fatto disastri. Servono curricolo essenziale e voti reali in pagella, anche insufficienti”. È forse questa la strada da percorrere per avviare un graduale drenaggio del non-studio, delle impreparazioni, a volte decise deliberatamente, ma poi spacciate come sufficienze.

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