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A scuola svestiti. I presidi: «Non va» / 8 commenti

📅 Pubblicato il 05 October 2015 • 🎓 Polo Didattico AetnaScuola
Archivio Storico AetnaScuola A cura di Vincenzo Pascuzzi • Pubblicato originariamente su AetnaScuola.it

Il nostro Paese è uno dei pochi a non avere disposizioni nazionali sul dress code scolastico: alcuni presidi si affidano a comunicati e circolari, altri, più semplicemente, si rimettono al buonsenso dei ragazzi e si limitano a qualche rimbrotto nei corridoi, ma succede ancora abbastanza di frequente che i ragazzi, in aula, osino un po’ troppo dal punto di vista dell’abbigliamento.

A SCUOLA SVESTITI. I PRESIDI: «NON VA» / 8 commenti

Minigonne, leggings trasparenti, abiti appariscenti. Modi di vestirsi che, in classe, proprio non vanno. Ma in Italia, al contrario di altri Paesi, non ci sono regole nazionali a cui rifarsi. Scopri come si comportano i presidi dei nostri istituti superiori.

di Margherita Portelli – 4 ottobre 2015

Il ritorno sui banchi di scuola, si sa, può essere difficile. Le campanelle tornano a scandire le giornate, responsabilità e doveri fanno capolino e l’euforia vacanziera sfuma nella sveglia obbligata del mattino. L’autunno si fa sentire anche nelle temperature, ma finché una parvenza di bel tempo resiste, il rischio di abbigliarsi come da tre mesi a questa parte, per i ragazzi, perdura. Minigonne, shorts sempre più audaci, scollature e pantaloncini corti sono indumenti che gli studenti, talvolta, fanno fatica a «mettere in naftalina» e così il braccio di ferro con genitori e professori si fa duro. Della serie: «Ma dove credi di andare vestito così? Questa scuola non è una discoteca». Il nostro Paese è uno dei pochi a non avere disposizioni nazionali sul dress code scolastico: alcuni presidi si affidano a comunicati e circolari, altri, più semplicemente, si rimettono al buonsenso dei ragazzi e si limitano a qualche rimbrotto nei corridoi, ma succede ancora abbastanza di frequente che i ragazzi, in aula, osino un po’ troppo dal punto di vista dell’abbigliamento.

«Capita, sì, di vederli in giro per la scuola come in spiaggia o in discoteca – conferma Lucia Sartori, preside del “Giordani” -. In passato avevamo elaborato una comunicazione informale in merito, non una vera e propria circolare, ma un documento che ricordasse ai ragazzi che la scuola è un luogo di cultura, formazione e crescita, e che anche alla luce di questo va valutato l’abbigliamento consono. Come agli esami si presentano particolarmente in ordine, perché capiscono che il momento richiede una cura dell’immagine che si trasmette, così devono capire che nella quotidianità scolastica va prestata un minimo di attenzione. Mi è capitato di dirlo a qualcuna: “Ma andresti mai a un colloquio di lavoro con l’ombelico in mostra?». In generale, i dirigenti scolastici preferiscono il dialogo all’intransigenza, magari anche una battuta, che faccia però capire ai ragazzi quali sono i limiti. «La regola (non scritta per quanto ci riguarda) non si riferisce solo ai vestiti che lasciano i ragazzi troppo scoperti, ma in generale agli abiti esagerati che attirano troppo l’attenzione – aggiunge Giorgio Piva, preside dell’Ipsia “Primo Levi” -. Non ci sono mai stati episodi eclatanti e gli studenti devo dire che sono piuttosto maturi da questo punto di vista: quando capita, la questione spesso viene affrontata direttamente dai docenti e i ragazzi capiscono al volo». «Nel patto di corresponsabilità della scuola si dice che gli studenti, fra le altre cose, devono impegnarsi ad avere cura della propria persona, anche attraverso la scelta di un abbigliamento adeguato» specifica Luciana Donelli, preside dell’istituto “Bodoni”. Quando la stagione ancora lo permette e gonna e pantaloncini si fanno troppo corti, ai ragazzi lo si fa quindi notare, senza moralismi, ma per amor di decoro. «Più che di buongusto si tratta di buonsenso – sottolinea Aluisi Tosolini, preside del liceo “Bertolucci” – perché è certamente una questione estetica, ma che ha a che fare anche con il rispetto del luogo, degli insegnanti e dei compagni».

E sui social è quasi uno spogliarello

Ad ognuno il suo. Se al mare shorts e canottierine sono la regola, a scuola è bene prediligere jeans e magliette, camicie, felpe o abiti che – come dicono dirigenti e insegnanti – «siano consoni al luogo». Finché di luogo fisico si tratta, le norme sono più o meno chiare (forse non totalmente condivise da alcuni studenti, ma piuttosto comprensibili). Cosa fare, però, quando i ragazzi esagerano in rete, nella cosiddetta piazza virtuale? «Mi è capitato già diverse volte di rivolgermi ad alcuni studenti, chiedendo loro se erano certi dell’abbigliamento scelto – sottolinea Aluisi Tosolini, dirigente scolastico del liceo “Bertolucci” -: il vestiario a cui mi riferivo non era però quello sfoggiato a scuola, ma quello prediletto per le foto da diffondere sui social. Le fotografie dei profili Facebook dei ragazzi hanno cominciato ad essere sempre più esageratamente ammiccanti, al punto che con alcuni di loro ho affrontato la questione. Ho chiesto ai ragazzi se fossero certi di presentarsi in quel modo su internet, dove, come sappiamo, non c’è oblio. Di recente abbiamo anche approfondito con alcune classi, in alcuni seminari, la digital reputation: una foto pubblicata con leggerezza oggi può condizionarci domani, ad esempio nella corsa a un posto di lavoro. Noto più “sbavature” sui social che non nei corridoi». Negli Stati Uniti l’attenzione ai social è ancora maggiore. Lorenzo, studente parmigiano momentaneamente alla Montana State University, segue un corso su come scrivere un curriculum e presentarsi al meglio per trovare un impiego. «I docenti insistono molto sui social e sull’immagine che di noi stessi diamo con questi mezzi, suggerendo le strategie per apparire al meglio. Ci ripetono: “È li che guarderanno in prima battuta i vostri potenziali datori di lavoro”».

http://www.gazzettadiparma.it/news/news/305767/A-scuola-svestiti–I-presidi.html

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8 commenti

annamaria 04 Ottobre @ 15.08

Leggo alcuni commenti che sembrano essere favorevoli ad abbigliamenti succinti. Per favore, non si tratta nè di ipocrisia religiosa, nè di tentazioni per i prof, è solo una questione di educazione e di buon gusto. La scuola è un luogo pubblico, non una passerella di moda né una discoteca e sarebbe ora che i ragazzi venissero aiutati a capire che non ci si può comportare come si vuole in ogni posto. Cosa ne dite se si presentassero i ragazzi con infradito e braghette corte e le ragazze in bikini con copricostume ad un colloquio di lavoro?A parte la facile ironie, ci mandereste i vostri figli così? E allora perchè vanno bene per la scuola dove c’è anche chi non approva queste esagerazioni e la cui idea va rispettata esattamente come quella di chi vuole (s)vestirsi? Cosa dite, permettiamo anche il fumo? E anche la distribuzione di profilattici per la loro sicurezza? Proprio perchè la scuola è di tutti, è necessario rispetto reciproco, usando buon senso ed equilibrio, che di solito non sono negli eccessi.
Vercingetorige 04 Ottobre @ 18.32

ANNAMARIA , qui il problema non sono gli “abbigliamenti succinti” . I ragazzi vanno a scuola vestiti come vestono dovunque ! Ai miei tempi , all’ inizio degli anni sessanta , Mary Quant lanciò la minigonna , e fu un “boom” mondiale Se ne vedevano veramente di belle , anche più di adesso . E se ne vedevano anche di brutte , perchè la portavano anche quelle che avrebbero fatto meglio ad evitare…..Ora mi sembra di vederne meno ( o , forse , sono io che le guardo meno….) Cosa vuol fare ? A scuola come nelle Basiliche Vaticane dove ci sono i buttafuori all’ ingresso che , se si presenta con una camicetta senza maniche , le dicono di mettersi un velo sulle spalle , se no la cacciano ? Naturalmente non si devono superare i limiti dell’ oscenità , ma non credo che siamo a questo punto . Di fronte alle acconciature di certe ragazzine procaci i professori si turbano ? E facciano una doccia fredda nell’ intervallo ! Nei gabinetti delle scuole c’ è più fumo che in una fumeria cinese !

ΓΝΩΘΙ ΣΑΥΤΟΝ 04 Ottobre @ 17.34

Educazione e buon gusto però non si misurano con il metro e sono soggettive. Ad esempio dove lavoro io d’estate è la regola che la gente venga in infradito. Per cui la vedo dura mettere tutti d’accordo se non imponendo una divisa scolastica. PEr i profilattivi credo viceversa che la loro diffusione sia proprio auspicabile!

Vercingetorige 04 Ottobre @ 12.02

Turbano i professori ? E cche te devo dì ? Lo spirito è pronto ma la carne è debole ! Speriamo che non ci siano molti maschi “transgender” , con l’ aria che tira ! Alcuni professori e presidi ( non tutti ) non riescono a staccarsi da Maria Montessori e Giovanni Gentile . Ai miei tempi , alle scuole elementari , i maschietti indossavano il grembiulino nero , con la classe , in numeri romani , cucita sulla manica sinistra . Le femminucce avevano il grembiulino bianco. Ma è passata l’ acqua sotto i ponti…………

carlone1973 04 Ottobre @ 07.35

……poi io direi di vietare la musica (tenendo solo i canti da chiesa), eliminerei tutti i testi (e terrei solo la bibbia),….obbligherei i ragazzi a frequentare le chiese dopo la scuola….NO ASPETTA…..poi magari ci prendono per estremisti e ci bombardano come l’ISIS…

Biffo 04 Ottobre @ 11.53

A 42 anni suonati ti dichiari quindi concorde con il fatto che gli alunni si rechino a scuola vestiti come barboni e che le ragazze indossino pantaloni appena un cm. al di sopra del vello pubico davanti e con metà delle chiappe fuori, di dietro, e magari anche con scollature vertiginose? Ma vanno a scuoia o in discoteca? E i loro genitori, sono ciechi o solo menefreghisti?

Vercingetorige 04 Ottobre @ 18.46

Vestono come vestono ovunque ! Io trovo geniale la recente moda dei pantaloni col “cavallo” in mezzo alle ginocchia , che offrono lo spazio necessario per farcela dentro in caso d’ emergenza . I “genitori” ! “Biffo” , se un genitore prova a dire alla figlia , ormai adulta , che deve vestire come una Clarissa Cappuccina , sai dove lo manda ?

Demianlee 04 Ottobre @ 09.03

Tranquillo. La NATO preferisce bombardare gli ospedali.

http://www.gazzettadiparma.it/news/news/305767/A-scuola-svestiti–I-presidi.html

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