Un orario onnicomprensivo di 30 ore, una maggiore presenza nelle strutture, la chiamata diretta da parte degli istituti. Un’idea che somiglia molto a quella lanciata da Andrea Ichino e che al neo ministro Giannini potrebbe non dispiacere affatto, almeno a giudicare dalle sue prime dichiarazioni.
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Scuola,tutti uniti per resistere.
30 ORE SETTIMANALI…….
Da Or.Sc.
Istituti autonomi a statuto speciale, docenti con orario di 30 ore e diploma a 18 anni: la proposta di ADI per “liberare la scuola”
di Eleonora Fortunato – L’Associazione Docenti e Dirigenti scolastici Italiani incoraggia a una svolta che guarda all’esperienza blairiana e che tra i suoi obiettivi primari ha il rilancio dell’istruzione professionale. Che cosa prospetta ai docenti?
Un orario onnicomprensivo di 30 ore, una maggiore presenza nelle strutture, la chiamata diretta da parte degli istituti. Un’idea che somiglia molto a quella lanciata da Andrea Ichino e che al neo ministro Giannini potrebbe non dispiacere affatto, almeno a giudicare dalle sue prime dichiarazioni.
In attesa della presentazione ufficiale che avverrà durante il seminario internazionale Acchiappanuvole. Studenti e scuole nell’era digitale, che si terrà a Bologna il 28 febbraio e 1° marzo, la presidente Presidente nazionale ADI Alessandra Cenerini ci ha svelato in anteprima il progetto che la sua associazione intende portare avanti per dare uno scossone alla scuola italiana.
Presidente, perché proponete Istituti Scolastici Autonomi a Statuto Speciale?
“L’esperienza di quindici anni ha dimostrato che gli istituti scolastici hanno un’autonomia di carta, sono imbrigliati da mille vincoli che paralizzano qualsiasi possibilità di innovazione. E’ necessario pertanto trovare il modo, come è stato fatto in altri Paesi, di “liberare le scuole”, attribuendo loro ampia autonomia nella costruzione dei curricoli, nella definizione dei tempi scuola, nella scelta e nell’utilizzo dei docenti, nella gestione del bilancio. Per fare questo occorre decretare, come fu fatto in Inghilterra nel 2000 da Tony Blair, uno statuto speciale per le scuole che hanno la volontà di uscire dall’immobilismo e assumere la sfida di una gestione realmente autonoma”.
Come si sosterrebbero gli istituti a statuto speciale, tanto nella declinazione dell’istruzione professionale quanto in quella tecnica e liceale? La frequenza sarebbe gratuita?
“Le scuole rimarrebbero a tutti gli effetti scuole statali, gratuite, alle quali verrebbe assegnato un budget in relazione al numero degli iscritti, calcolato sulla spesa media per alunno degli istituti del medesimo indirizzo. Il fondo di dotazione così stabilito non avrebbe vincoli di destinazione e verrebbe utilizzato in coerenza con il piano dell’offerta formativa e sulla base delle priorità definite nel piano stesso”.
Ci sono punti di contatto con la visione di Andrea Ichino?
“Ci accomuna la volontà di “liberare le scuole” da una burocrazia asfissiante, di fare in modo che gli istituti possano disporre di insegnanti adeguati al perseguimento degli obiettivi del loro piano formativo e quindi che siano le scuole o reti di scuole a poter assumere i docenti attraverso modalità concorsuali, come peraltro aveva stabilito la Commissione D’Amore istituita dal ministro Berlinguer. Ci divide l’impostazione sulla condizione normativa degli insegnanti. Nella proposta Ichino gli insegnanti abbandonerebbero lo status di dipendenti pubblici, sarebbero assunti con un contratto privatistico per 5 anni al termine del quale dovrebbero scegliere se riacquisire il precedente status o abbandonarlo definitivamente. Noi non pensiamo che si debba abbandonare lo status attuale, ma che lo si debba adeguare contrattualmente e normativamente a queste nuove esigenze. Non ci sarebbe peraltro nulla di rivoluzionario. Prima che i contratti “livellassero” tutti, gli Istituti tecnici e professionali avevano la competenza di assumere gli insegnanti tecnico pratici e il personale ATA, avevano altresì la possibilità di sottoscrivere contratti ad personam con personale esperto e avevano Consigli di Amministrazione, che consentivano un più stretto collegamento con il mondo del lavoro. Ugualmente, per una lunga fase delle sperimentazioni, le scuole hanno avuto la possibilità di utilizzare la “chiamata diretta” di insegnanti da altre scuole, allo scopo di disporre di competenze adeguate al loro progetto”.
A proposito delle condizioni contrattuali dei docenti: che cosa vuol dire nel dettaglio orario onnicomprensivo di 30 ore? Quali mansioni sarebbero comprese? Avete un’idea di quale dovrebbe essere l’equo compenso per un docente?
“Noi riteniamo che negli “istituti a statuto speciale” almeno una parte dei docenti debba trascorrere più tempo a scuola. Un’organizzazione che abbandoni il modello militare delle attuali classi per età e dell’orario scandito per tutti dalla campanella, deve poter contare su un orario più flessibile degli insegnanti e su una loro maggiore presenza a scuola per il lavoro collegiale di progettazione, per un’assistenza più assidua agli studenti, per una divisione dei compiti più articolata e funzionale. Abbiamo quantificato questo tempo di lavoro a scuola in 30 ore settimanali onnicomprensive. E’ la visione di un “mestiere” che supera l’antico individualismo e si fa più professionale. Il compenso dovrebbe prevedere quantomeno un adeguamento al maggiore numero di ore svolte, su cui si dovrà ragionare a livello contrattuale”.
Come portare le migliori professionalità a scommettere la loro carriera in questi istituti di nuova generazione?
“Crediamo sia possibile scommettere su due situazioni molto particolari: gli istituti professionali statali e i licei di 4 anni. L’istruzione professionale statale è una contraddizione in termini, poiché per Costituzione l’istruzione professionale è regionale, tanto è vero che gli istituti statali non possono autonomamente impartire né le qualifiche triennali né i diplomi quadriennali. I professionali ormai si reggono soprattutto per l’azione di sussidiarietà svolta per l’IeFP. In queste condizioni la proposta dell’ADI è che, come è avvenuto a Trento e Bolzano, l’istruzione professionale statale quinquennale sia di fatto abolita, gli Istituti professionali in parte si convertano in Istituti tecnici, ma per la maggior parte impartiscano l’istruzione professionale regionale, mantenendo la sola opzione complementare. In tale situazione è fondamentale che gli istituti godano di grandissima autonomia per poter rilanciare un settore fondamentale per la lotta alla dispersione e per l’occupazione. Sono infatti gli istituti con il maggior numero di ragazzi problematici, di disabili, di stranieri, di casi sociali e contestualmente con la più alta concentrazione di insegnanti precari, che stanno un anno poi se ne vanno, e quei pochi di ruolo, appena possono fuggono. Lo consideriamo pertanto un terreno privilegiato per invertire una situazione drammatica, inserendo gli insegnanti con le più alte attitudini di educatori, pagati meglio degli altri e stabilizzati”.
E per quanto concerne i licei di 4 anni?
“Gli insegnanti si accorgeranno presto che le scuole che richiederanno di avviare i percorsi di quattro anni attireranno molti più studenti e saranno incentivati a provare. Anche in questo caso siamo in presenza di una grande sfida. Il Ministro Carrozza non ha avviato una seria sperimentazione, ma ha semplicemente autorizzato alcune scuole statali ad istituire classi di Liceo internazionale, che è notoriamente di quattro anni come tutte le scuole secondarie italiane all’estero. Il perseguimento del sacrosanto obiettivo di finire la scolarizzazione a 18 anni, al compimento della maggiore età, deve evitare l’errore di cercare espedienti per recuperare l’anno “perduto”, che invece è un anno “guadagnato”. Non è insomma questione contabile da risolvere con l’aggiunta di ore settimanali e/o con l’allungamento del calendario scolastico, come si sta ipotizzando, ma è questione di qualità del curricolo. In breve l’obiettivo strategico deve essere l’autonomia degli allievi. In questo senso bisogna creare le occasioni perché lo studente scelga, sappia orientarsi, impari da solo o in gruppo, sappia valutare i risultati, sappia assumersi responsabilità individuali. La scuola rende liberi se ci si libera dalla scuola. E’ del tutto evidente che una tale impostazione richiede insegnanti particolarmente qualificati, con la disponibilità ad un orario flessibile onnicomprensivo, che sia strumento di rottura di antichi schemi inadeguati alle generazioni del 21° secolo”.
Come pensi che il nuovo Ministro accoglierà la vostra proposta?
“Siamo ottimisti. Abbiamo articolato nei dettagli la proposta e siamo convinti, che sia una possibilità reale per uscire dalla palude nella quale si trova l’istruzione nel nostro Paese. E lo affermiamo alla luce dei riscontri che abbiamo con i sistemi d’istruzione che hanno i migliori risultati nelle indagini internazionali, di cui darà testimonianza il seminario internazionale Acchiappanuvole. Studenti e scuole nell’era digitale, che l’ADI insieme all’INDIRE terrà a Bologna il 28 febbraio e 1° marzo”.
https://www.facebook.com/Scuolatutti-uniti-per-resistere-141800595854555/
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BASTA ANNUNCI DI RIFORME, RENZI ABBIA IL CORAGGIO DI BLAIR
di Alessandra Cenerini [1] – 22 luglio 2014
http://www.adiscuola.it/adiw_brevi/?p=12113
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Cenerini (ADI). Renzi faccia come Blair: scuole a “statuto speciale”, fondazioni con facoltà di assumere il personale
Orizzonte Scuola – 23 luglio 2014
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