altCi risiamo. Apro il Corriere (16 ottobre 2006) e ci trovo il solito fondo di Alberoni. Titolo: “Se tutti son promossi è iniziata la decadenza” (*). Alberoni spesso è interessante e stimolante. Lo è anche oggi, per tre quarti dell’articolo. Poi cade nel luogo comune – evidenziato dal brutto titolo che un paese che non boccia i suoi ragazzi è destinato alla decadenza.

Alberoni e le bocciature

Ci risiamo. Apro il Corriere (16 ottobre 2006) e ci trovo il solito fondo di Alberoni. Titolo: “Se tutti son promossi è iniziata la decadenza” (*). Alberoni spesso è interessante e stimolante. Lo è anche oggi, per tre quarti dell’articolo. Poi cade nel luogo comune – evidenziato dal brutto titolo che un paese che non boccia i suoi ragazzi è destinato alla decadenza.

Si sa. Gli articoli preparano spesso il lettore al gran finale, conta poco se dell’argomento si parla solo nelle ultime righe, è quello il finale. E’ quello il punto da evidenziare ed è anche la tigre del conformismo e della mancata informazione da cavalcare.

Anche qui il mondo della scuola sembra fermo ed eterno, e quando si muover sta per decadere. Poco conta se la scuola si trova di fronte a un periodo travagliato nel quale si sta accorgendo di non essere più capita dagli studenti. Poco conta che le riforme ( sì., al plurale) in atto dicano tutte in un modo o nell’altro che gli insegnanti devono affiancare alle competenze disciplinari anche quelle relazionali. Poco conta se si comincia a dire, timidamente, che la scuola occorre si adegui alle differenze individuali. Poco conta che i ragazzi nati e vissuti in questi ultimi venti anni abbiano un concetto di dignità della persona sconosciuto al tempo in cui noi eravamo bambini e ragazzi. Ciò che conta è che non si boccia più. Purtroppo non è vero. La scuola boccia ancora e tanto. E sbaglia. E ogni volta che boccia è come se dicesse : con questo non ce l’ho fatta.

Provo allora, giusto per intaccare le certezze di chi ha in mente un solo tipo di scuola, la scuola che boccia, a proporre una rapida panoramica di cosa accade in Europa.

Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia.

Stesso insegnamento a tutti gli alunni, il più lungo possibile. Non ci sono voti , né bocciature, si fa invece una valutazione globale all’ ottavo anno di scuola. Vi manca la nozione di insuccesso scolastico, né vi sono indicatori per evidenziarlo (Si tratta infatti di paesi in piena decadenza, ormai abbrutiti.)

Inghilterra, Galles, Scozia, Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda.

Viene differenziata la scuola elementare dalla secondaria inferiore . Il curriculum è nazionale per il 55% . Ci sono valutazioni ma non bocciature. (Ma che vuoi? Questi si dipingevano di blu quando le legioni romane dominavano il mondo)

Germania, Austria, Lussemburgo, Svizzera, Olanda, Belgio.

Il passaggio da un ordine di scuola a un altro si attua mediante appositi corsi. Non ha senso l’espressione dispersione scolastica perché a tutti viene garantita una formazione professionale conforme alle attitudini di ciascuno. (Davvero volete che si dia retta a quello che fanno i crucchi?)

Spagna, Italia, Francia, Grecia, Portogallo.

Solo in questi paesi la valutazione è frequente ed esiste la bocciatura. (Forse è la nostra antica civiltà che ci ha “salvati”.)

Può bastare?

Marco Vinicio Masoni

http://www.formazione-studio.it/backoffice_website/thumb/7/Alberoni%20e%20le%20bocciature.pdf

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(*) Se tutti son promossi è iniziata la decadenza

di Francesco Alberoni

Non esistono un’intelligenza, una creatività separate dai problemi che devono risolvere. E non esistono problemi senza una società che li pone, che sollecita, stimola, costringe i suoi membri a risolverli. L’intelligenza, la creatività, il genio perciò sono il prodotto di una società esigente che pone continuamente problemi difficili, chiede costantemente nuove soluzioni. Nelle società statiche la gente ha compiti prefissati e problemi che sono stati affrontati e risolti nel passato con soluzioni che sono diventate tradizione, costume e che nessuno ha il diritto di discutere. In queste società non si crea, non si inventa nulla di nuovo, l’arte è ripetitiva, non nascono geni. E quando queste società vengono sottoposte ad una pressione esterna, vanno in crisi, nascono paure ed esplodono movimenti religiosi o politici che vogliono fermare la trasformazione, tornare nel passato.
Tutte le grandi civiltà sono sorte come rottura della tradizione.
Esplode allora una straordinaria creatività. Le grandi piramidi sono state costruite all’ inizio della civiltà egiziana, la Muraglia all’inizio di quella cinese, le grandi cattedrali al primo risveglio dell’Europa. I maggiori poeti, i creatori della lingua, Omero, Virgilio, Dante, Shakespeare appaiono all’inizio, quando un intero popolo aspetta una lingua per parlare. In queste epoche feconde tutti sono esigenti e gli artisti, gli scienziati stimolati a creare. Per questo in città come Atene nell’ antichità o a Firenze nel Rinascimento c’erano tanti geni. Ed è per lo stesso motivo che oggi gli Stati Uniti hanno tanti premi Nobel.
Però tanto i popoli come gli individui tendono a fermarsi. Si compiacciono di quanto hanno fatto, si vantano delle proprie glorie passate. Non si pongono più sfide, non pensano più in grande, non hanno più il coraggio di sognare, di combattere, di competere. E’ un brutto segno quando nelle scuole tutti vengono promossi, quando i genitori chiedono agli insegnanti di essere indulgenti, quando la competizione viene condannata, quando ci si abitua alla mediocrità. Vuol dire che è iniziata la decadenza. Perché anche per restare fermi, per non arretrare, bisogna costantemente sforzarsi di fare meglio di prima. Perciò chi si trova a vivere in una società stagnante, se non vuol farsi risucchiare, è bene che se ne vada. Oppure deve trovare in se stesso la forza di cambiare, di porsi nuovi problemi, nuove mete, di rimettersi in gioco, di rischiare.

16 ottobre 2006

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Editoriali/Alberoni/2006/10_Ottobre/16/pubblico.shtml