Resta da dire che un tempo, anche recente, le manifestazioni di protesta le facevano …. i lavoratori a tempo indeterminato, anche docenti e non docenti, e che adesso le fanno i dirigenti scolastici che mensilmente incassano parecchio di più di un docente di scuola secondaria superiore negli anni conclusivi della carriera.
E la scuola, per quanto concerne l’istruzione e la formazione, purtroppo continua ad andare a rotoli.
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L’Associazione Nazionale Presidi e il sindacatino Dirigentiscuola protesteranno a Roma da separati in strada.
di Polibio – 5 maggio 2017
Dirigentiscuola-Codirp ha formalmente comunicato che dal 22 al 26 maggio prossimi avrà luogo a Roma, nel largo Bernardino da Feltre, adiacente al Miur, ovvero “nell’area antistante al Miur”, la propria manifestazione di protesta, indicata nel documento inviato con “obbligo di affissione all’albo sindacale ai sensi dell’art. 25 della legge 300/70 con l’espressione “La rivolta dei dirigenti scolastici – incatenamento sciopero della fame e della sete”, avvertendo – così da parte del Segretario generale nazionale Attilio Fratta, ex preside del “Marconi” di Foggia e in pensione da più di cinque anni – che “l’azione di protesta continuerà, se necessario in modo ancor più incisivo, fino a quando non sarà verificata la concreta volontà delle istituzioni per la soluzione delle significative, ed ormai incancrenite, problematiche”. Al vertice di note ufficiali di dirigentiscuola, immagini di robuste catene attorcigliate e di catenacci che le serrano.
Il capo di Dirigentiscuola Fratta aveva avvisato la ministra Fedeli, tre mesi fa, con una espressione: “La Politica intervenga prima che la categoria, esasperata, reagisca anche in modo violento”. L’espressione si trova nella Memoria di dirigentiscuola-Codirp, a pagina 5 del testo, per l’incontro “conoscitivo” con la ministra Valeria Fedeli, per l’esame delle principali tematiche d’interesse dell’(ex) area V”, del 7 febbraio 2017, a Roma, presso la sede del Ministero di viale Trastevere, 76/a. Incontro al quale erano stati convocati anche i Segretari generali dei maggiori sindacati rappresentativi dei dirigenti scolastici. Dirigentiscuola-Codirp era il sesto dei sei sindacati convocati. 462 le deleghe, pari al 5,4%, riconosciute dall’ARAN alla data del 31.12.2014, quando Dirigentiscuola aderiva alla Confedir, quindi a molto prima del traghettamento alla Codirp e della revoca dell’adesione a Dirigentiscuola di tutti i soci cofondatori della Campania, del Lazio, della Basilicata, della Sicilia e della Calabria, regioni dalla consistenza significativa rispetto alle altre, e quindi con notevoli revoche di adesione a Dirigentiscuola, che restavano alla Confedir come Udir-Confedir e che hanno acquisito molte nuove adesioni. All’incontro del 7 febbraio 2017 con la ministra Fedeli erano stati convocati anche i Segretari generali di Anp Cida (3.292 deleghe, 38,40%), Flc Cgil (1.587 deleghe, 18,51%), Cisl Scuola (1.523 deleghe, 17,77%), Snals Confsal (714 deleghe, 8,33%), Uil Scuola (656 deleghe, 7,65%). La rilevazione del 31 dicembre 2017 per il riconoscimento delle delega da parte dell’ARAN potrebbe determinare per Dirigentiscuola, avendo perduto quel notevole numero di iscritti, il rischio della perdita della rappresentatività, mentre è presumibile che Udir-Confedir raggiunga la rappresentatività (5% per cento delle deleghe), subentrando a Dirigentiscuola, dopo il conteggio delle deleghe al 31 dicembre 2017, nelle convocazioni presso la sede del Miur dei Segretari generali delle organizzazioni sindacali dell’Area V dirigenza scolastica.
L’11 febbraio 2017, quattro giorni dopo l’incontro con la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, infatti, un “improvviso” Congresso nazionale di Dirigentiscuola, a Roma. Si tratterebbe di un sindacatino, dato che il segretario generale nazionale (Fratta) e tre dei quattro componenti la segreteria nazionale (Ruggiero, Calabrese, Nuzzaci) sono della Puglia (il quarto, Di Martino, è della Campania). E sono della Puglia anche due responsabili (Annese e Calabrese, lo stesso Calabrese che fa parte della segreteria nazionale) dei settori incarichi specifici (formazione-ente di formazione e contrattazione organici-soci pensionati: il responsabile di questo settore, Calabrese, fa parte della segreteria nazionale). Pugliese è il segretario regionale della Puglia (Nuzzaci), che è uno dei 5.pugliesi che compongono la segreteria nazionale.
Due giorni dopo l’incontro del 7 febbraio con la ministra Fedeli, la nota di non accettazione di 85 euro lordi mensili nel triennio 2016-2018; il proclama dello “stato di agitazione della categoria“, chiamando “tutti i dirigenti scolastici italiani a prendere parte alle manifestazioni di lotta che saranno programmate e attuate” fino “al tangibile riscontro della soluzione della mancata perequazione economica”; l’affidamento “dell’organizzazione delle azioni di lotta deliberate” alla Segreteria nazionale. Il 24 febbraio: “La misura è colma e … la categoria sta esplodendo”. Il 6 marzo: “l’ultimatum sta per scadere: dirigentiscuola pronta alla lotta” e, “cambiando la storia del sindacalismo, sta preparando azioni eclatanti!”.
L’Associazione Nazionale Presidi (Anp Cida, 3.292 deleghe, 38,40%, come riconosciuto dall’ARAN alla data del 31.12.2014, così in attesa della rilevazione alla data del 31 dicembre 2017, prospettandosi una crescita numerica e percentuale), svolgerà a Roma, il 25 maggio 2017, la sua manifestazione nazionale, a partire dalle ore 10, in più sedi, attorno al palazzo del Miur e con presidio a Montecitorio, quel giorno da separati in strada (o in piazza) rispetto alla “rivolta dei dirigenti scolastici – incatenamento sciopero della fame e della sete” (“sit-in permanente”) della manifestazione di protesta indetta da Dirigentiscuola-Codirp. Il tutto, nella sostanza, riguarda rivendicazioni di carattere economico: più soldi al mese, soprattutto perché – come affermato con insistenza dal Segretario generale di Dirigentiscuola Attilio Fratta, in pensione da più di cinque anni, e da lui evidenziato nella nota della “rivolta dei dirigenti scolastici” – c’è “una situazione a dir poco disumana e non più tollerabile di Dirigenti leali servitori dello Stato, che hanno fin qui interpretato e applicato i numerosi istituti innovativi introdotti dalla legge 107/15 sulla Buona scuola con un impegno di non meno di 12-13 ore al giorno, non di rado sacrificando anche l’irrinunciabile diritto al riposo fisiologico e alle ferie, e fungendo da capro espiatorio di tutte le sue criticità, alimentate dai tanti soggetti istituzionali con il dichiarato scopo di volerla azzerare e inopinatamente trovando essi una sponda proprio nell’Amministrazione, che ha sottoscritto intese e/o accordi palesemente contra legem”.
Da parte dell’ANP (Presidente nazionale Giorgio Rembado) sono stati proclamati lo stato di agitazione della categoria dirigenti scolastici e conseguentemente la manifestazione del 25 maggio a Roma, nonché l’adozione di determinate forme di protesta: manifestare l’indisponibilità ad assumere reggenze; non candidarsi per assumere incarichi non obbligatori conferiti dall’Amministrazione e ricusarli se conferiti d’ufficio; dimettersi da incarichi non obbligatori; manifestare di non essere disponibili a surrogare l’Avvocatura dello Stato per la difesa nel primo grado di giudizio dell’Amministrazione; non ripetere nei questionari, tra i quali quello Invalsi, voci già in possesso dell’Amministrazione; il nulla sul portafoglio per la valutazione dei dirigenti scolastici e sulla chiamata per competenza nel mese di agosto. E naturalmente altro di volta in volta individuato come non obbligatorio. Ottima idea questa dell’ANP su determinate forme di protesta. Potrebbero farne tesoro gli insegnanti e gli ata, che in sette anni hanno visto massacrati i loro stipendi, perdendo complessivamente 28 miliardi di euro (con corrispondenti perdite contributive e negative conseguenze sull’indennità di fine lavoro e sulla pensione), anche perché alle associazioni sindacali dei preside (si resta in attesa di chi comunicherà di farne eccezione) sembra che non passi – così un’espressione popolare – “nemmeno per l’anticamera del cervello” ciò che i docenti e gli ata hanno perso nei sette anni che giungono a oggi. Per esempio, gli insegnanti e gli ata, con riferimento al rispettivo ruolo, potrebbero: non candidarsi alle elezioni per il Consiglio d’istituto e dimettersi se di esso si fa parte; rifiutare la delega di coordinatore del Consiglio di classe e dimettersi se è stata conferita; non svolgere la funzione di responsabile di plesso; non partecipare alle gite scolastiche; rinunciare a qualsiasi altro incarico e dimettersi se già conferito; non sostituire i colleghi assenti; non svolgere attività che non rientrano fra quelle obbligatorie nella funzione di docente o di personale ata, ecc. Non c’è prezzo (compreso quello richiesto dai presidi, ammesso il loro “impegno di non meno di 12-13 ore al giorno”) che possa consentire di continuare nell’illegalità. Quella che peraltro potrebbe derivare, peraltro facendo riferimento a quanto posto in evidenza in relazione alle manifestazioni di protesta dei dirigenti scolastici per “l’impegno di non meno di 12-13 ore al giorno” di lavoro, anche dalla legge 107/2015, evidentemente da rottamare.
Ritornando alle manifestazioni di protesta a Roma dei dirigenti scolastici, in particolare a quella di Dirigentiscuola – dato che si tratta di “rivolta dei dirigenti scolastici: sit-in permanente – incatenamento sciopero della sete e della fame”, articolata in cinque giorni: 22, 23, 24, 25, 26 maggio 2017, da lunedì 22 a venerdì 26 maggio, in turni giornalieri, dalle ore 9 alle ore 21, con fasi di 3 ore per turno, con indicazione giornaliera di determinate regioni, evidentemente con riferimento alla provenienza dei partecipanti, prevedendo la partecipazione di 40 persone nel largo Bernardino da Feltre, nelle adiacenze del Miur –, non rimane che attendere. Certamente la manifestazione di protesta indetta dall’ANP, che si svolgerà giovedì 25 maggio 2017, restando da vedere se i partecipanti che giungeranno a Roma nella mattinata, con qualsiasi mezzo, certamente a proprie spese, naturalmente dopo avere formalmente comunicato a chi di competenza la loro motivata assenza dall’istituto scolastico, resteranno a Roma anche il venerdì 26 (e potrebbero trascorrervi, occasione d’oro, il sabato e la domenica successivi, ovviamente a proprie spese, ma sarebbe un’occasione da non perdere). Ma soprattutto attendere la “rivolta dei dirigenti scolastici: sit-in permanente – incatenamento sciopero della sete e della fame” di Dirigentiscuola-Codirp. Di certo saranno presenti, anche tra gli incatenati, il Segretario generale nazionale Attilio Fratta, i componenti la Segreteria nazionale Gennaro Di Martino (vice segretario generale nazionale), Fulvia Ruggiero, Alessandro Calabrese, G. Francesco Nuzzaci e Pasquale Annese, i responsabili di settore, i consiglieri nazionali, i probiviri e i revisori dei conti. E naturalmente altri manifestanti. L’unica spesa sarà per ciascuno di loro quella del viaggio di andata e ritorno, dato lo sciopero della fame e della sete (niente colazioni, niente pranzi e niente cene, perché in sciopero della fame, della sete e incatenati). Saranno sempre presenti durante i cinque giorni della manifestazione di protesta? Resteranno incatenati nel largo Bernardino da Feltre anche di notte? Oppure, sciolti da qualsiasi legame, avranno la possibilità di riposare in un vicino albergo? Sacrificheranno qualche risparmio, la retribuzione dei giorni della manifestazione, oppure prenderanno qualche giorno di ferie, peraltro, come viene affermato nei documenti pubblicati, precedentemente non goduti? La storia ci darà adeguate risposte.
Resta da dire che un tempo, anche recente, le manifestazioni di protesta le facevano – a parte quelle dei licenziati, dei disoccupati e adesso, anche con i disoccupati, quelle dei moltissimi giovani senza lavoro e senza speranza di ottenerlo, particolarmente esasperanti per le giovani generazioni – i lavoratori a tempo indeterminato, anche docenti e non docenti, e che adesso le fanno i dirigenti scolastici che mensilmente incassano parecchio di più di un docente di scuola secondaria superiore negli anni conclusivi della carriera. E la scuola, per quanto concerne l’istruzione e la formazione, purtroppo continua ad andare a rotoli.
Polibio
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