Quando è entrato in classe, la mattina dopo, i suoi studenti di terza gli hanno fatto trovare la scritta sulla lavagna: “Sturniolo 1 Renzi 0”.
La ‘buona scuola’ italiana cambia registro
Il parere del professore del Copernico di Bologna, Orazio Sturniolo
di Roberta Barone – 30 dicembre 2014
Secondo il premier Matteo Renzi la «riforma della scuola deve diventare oggetto di dibattito ancora di più, ovunque, perché solo cambiando la scuola si cambia un Paese». E’ per questo che pochi giorni fa, contestato da due docenti durante la trasmissione ‘Porta a Porta’ (Rai 1), Renzi ha ribadito con determinazione che «di scuola ne devono parlare tutti», senza alcuna distinzione. Una scuola moderna, meno burocratica, aperta alla comunità che la circonda. Così viene definita “La buona scuola” che il Governo ha voluto sottoporre ad una consultazione, anzi «la più grande consultazione – trasparente, pubblica, diffusa, online e offline- che l’Italia abbia mai conosciuto finora».
Sono tante le novità auspicate dall’attuale Governo per riformare completamente un campo così importante come quello della scuola, definita quel luogo dove «si pensa, si sbaglia, si impara»: un rapporto di 136 pagine da tempo sottoposto all’attenzione di migliaia di docenti per una loro consultazione, ne spiega infatti i 12 punti più importanti e centrali di questa nuova idea di scuola: scatti di anzianità, formazione e reclutamento docenti, risorse finanziarie, valutazioni, sbocco lavorativo e così via. Tutti argomenti oggetto di un sondaggio online terminato lo scorso 15 Novembre.
Orazio Sturniolo, professore del liceo scientifico “Niccolò Copernico” di Bologna, uno dei due docenti ospiti nello studio del talk show ‘Porta a Porta’ insieme al premier Matteo Renzi per parlare di scuola, spiega a L’Indro i punti su cui vertono insistentemente le contestazioni di migliaia di docenti in disaccordo con l’idea di ‘Buona scuola’ del premier che, a loro parere, così buona non sembra. “E’ chiaro che ci sono delle cose che non vanno bene. Una parte dello stesso Pd è molto in disaccordo con la proposta del Premier Renzi soprattutto sulla questione degli scatti di anzianità che, come ho diverse volte sostenuto, contribuisce a creare una sorta di lotta interna tra gli insegnanti costretti a fare di più e non a fare di meglio. A fare di più perché il Dirigente li valuterà in base alle attività aggiuntive che faranno, creando una disparità dato che soltanto il 66 % circa dei docenti potrà accedere a questi scatti. Scatti che, alla fine, altro non sono che 60,00 Euro in più di rimunerazione”.
Vengono di fatto aboliti gli scatti di anzianità esistenti negli altri Paesi. Secondo il professore Sturniolo l’anzianità di servizio non va toccata perché “è qualcosa che ha a che fare anche con la professionalità, con l’autorevolezza, proprio perché chi insegna da tanti anni, come chi svolge un determinato lavoro da tanti anni, ha un carico di esperienza che sicuramente lo porta ad avere un atteggiamento sul suo campo di lavoro sicuramente più consono, più competente e quant’altro”.
L’obiettivo del Governo Renzi – così come si legge dal rapporto online – resta di fatto quella di sostituire la parola ‘anzianità’ con quella di ‘merito’, cambiando persino il regime di valutazione del lavoro svolto da ogni docente per l’avanzamento in carriera. La maggiore mobilitazione dei docenti, voluta dalla riforma della buona scuola, rischia in effetti di trasformare gli stessi in ‘tappa buchi’ alla mercé delle decisioni del Dirigente scolastico.
Altro cavallo di battaglia vantato da Renzi risulta proprio l’assunzione dei 150 mila docenti precari per cui saranno necessari 3 miliardi di euro al fine di «rimettere a posto tutto». Ma l’operazione è stata di fatto una mossa obbligatoria dato che era stata la Commissione europea ad avviare una procedura d’infrazione per la non corretta applicazione della direttiva 1990/70/CE, relativa al lavoro a tempo determinato, finita davanti al giudice comunitario.
Il professore Sturniolo preferisce definire queste assunzioni delle semplici stabilizzazioni dato che “ne vengono stabilizzati 150 mila che però sono esattamente lo stesso numero di persone che furono licenziate. Questa stabilizzazione non avverrebbe su una carta reale ma col cosiddetto organico funzionale, un organico che potrebbe essere anche regionale. Con ciò si andrebbero a coprire i buchi in varie scuole, anche giornalieri, non avendo di fatto una vera a propria stabilizzazione con un ruolo di cattedra”.
Di scuola però, ed in particolare della ‘buona scuola’, se ne è parlato anche lo scorso 20 Dicembre a Bologna in occasione di un’iniziativa organizzata dai ragazzi dei licei Copernico, Galvani e Fermi e sostenuta da diversi professori promotori della legge di iniziativa popolare per “Una buona scuola per la Repubblica” (http://lipscuola.it/blog). “In Parlamento è stata già depositata una proposta di legge, sia alla Camera che al Senato, con primi firmatari diversi onorevoli tra cui l’On. Mussini (gruppo misto) e l’On. Paglia, i quali hanno proposto questa legge, ricostruita già anni addietro dopo la cosiddetta riforma Moratti da tanti insegnanti e docenti, studenti e genitori”, ci spiega Sturniolo, “In quell’occasione furono raccolte numerose firme, fu presentata tale proposta al Governo Prodi che però fu messa nei cassetti quando lo stesso Governo cadde. Ma questa rimane una proposta che si rifà al dettato costituzione, tanto è vero che fu firmata dai rappresentati di diverse forze politiche”.
Discorso a parte poi la questione del finanziamento scolastico, argomento che, in periodi di crisi particolari come quello attuale, si fa sempre più importante ed acquista una posizione privilegiata tra i punti discussi della riforma. La Buona scuola chiama ‘crowdfunding’ il sostegno economico che i genitori, per amore dei figli, destinano alle scuole per sopperire ai sempre più scarsi finanziamenti ricevuti dallo Stato. E’ grazie all’aiuto dei genitori che, molto spesso, si è reso possibile l’acquisto di lavagne multimediali utili a garantire una maggiore efficienza dei mezzi scolastici.
Ma, a tal proposito, la riforma di Renzi consente ai privati di investire nei vari istituti scolastici permettendo, di conseguenza, il loro accesso anche nelle decisioni interne e nei consigli scolastici. Quale lo scopo? Secondo Renzi quello di «evitare la dispersione scolastica» e rafforzare maggiormente il collegamento scuola- lavoro, oggi molto inefficiente. “In questa riforma”, spiega Sturniolo, “non si parte da quelli che sono i dettati costituzionali cioè dal fatto che la scuola debba essere aperta a tutti e che lo Stato debba istituire scuole di ogni ordine e grado. Insomma ci accusano tanto di essere ideologici ma se essere ideologici significa rifarsi agli articoli della Costituzione, allora io sono molto ideologico. Non si può scrivere, in questo rapporto, che i soldi per la scuola non basteranno mai, perché la scuola deve essere finanziata con la fiscalità generale, deve essere aperta a tutti ed inclusiva”.
E sull’ingresso dei privati nella scuole, Sturniolo ribadisce che “non si può delegare ai privati il sostentamento delle scuole. La scuola non è un’azienda. A parte il fatto che bisognerebbe trovarli questi privati che finanziano delle scuole materne o elementari e così via; per quanto riguarda l’istruzione superiore, l’istruzione tecnica, sicuramente ci potrebbero essere degli investimenti da parte dei privati che entrerebbero quindi nella scuola, negli organi collegiali e certamente detterebbero le linee guida all’interno. La scuola deve formare i cittadini non essere finanziata esclusivamente per formare dei lavoratori”.
Ciò che preoccupa è che ci saranno probabilmente dei territori in cui gli investimenti da parte dei privati potrebbero essere anche minori, venendo di fatto a formare in tutta Italia “delle scuole di seria A e di serie B, C e così via. Allo stesso modo, per quanto riguarda la disparità che verrà a crearsi con l’abolizione degli scatti di anzianità, se vengono pubblicate classifiche nelle scuole dove ci sono insegnanti più bravi e quelli meno bravi – come c’è scritto nello stesso documento della riforma – significherebbe creare, anche in questo caso, delle scuole di seria A e di serie B: chi è il genitore che iscriverebbe il figlio dove ci sono insegnanti ‘poco bravi’?”, si chiede il docente bolognese.
Riflessioni che però nulla tolgono ad una scuola, quella italiana, che rimane efficiente e funzionale e che potrebbe anche essere molto di più se non fosse per la preoccupante mancanza di risorse. Basta pensare ai numerosi cervelli in fuga dall’Italia che fanno successo altrove e che, bisogna dirlo, sempre nel nostro Paese sono stati formati, educati, istruiti. Merito anche di quei docenti che, seppur a loro spese, al corretto svolgimento del loro lavoro non hanno mai dimenticato di unire la giusta partecipazione ai corsi di formazione utili al loro aggiornamento professionale. A questo proposito, forse uno dei punti più condivisibili della riforma, riguarda l’introduzione di corsi di formazione online, maggiormente reperibili, a disposizione di tutti coloro che – bisogna dirlo – possano guardare agli stessi come una fonte di miglioramento e non solo ad una noiosa pratica burocratica fine a se stessa.
Se, invece, volessimo fare un confronto tra la situazione della scuola italiana e quella di altri Paesi europei, secondo il prof. Sturniolo “si continuano a confrontare delle situazioni che hanno un livello di partenza completamente diverso. In altri Paesi europei, secondo i dati Ocse, i finanziamenti per le scuole, anche in periodi di crisi, non sono diminuiti ma, nelle peggiori delle ipotesi, sono rimasti gli stessi. In Francia sono aumentati. In Germania adesso si vuole ritornare all’obbligo scolastico fino ai 18 anni mentre da noi si parla di ridurlo di un anno. Ecco perché il livello di partenza è diverso: quando si fa un’analisi di statistica, bisogna prendere un campione che abbia gli stessi elementi per poter essere confrontato con l’altro. Noi facciamo un confronto in cui gli studenti per classe arrivano anche a trenta, considerando anche che la nostra è una scuola inclusa che accoglie anche gli studenti che hanno disturbi specifici nell’apprendimento”.
“Quando si parla del fatto che il numero di insegnanti in Italia è molto elevato” ribadisce Sturniolo riguardo al confronto con altri Paesi, “bisognerebbe anche valutare che altrove non esistono gli insegnanti di religione o di sostegno. Questi ultimi, quando esistono (negli altri Paesi), non sono a carico del Ministero dell’Istruzione ma della Sanità”.
http://www.lindro.it/0-politica/2014-12-30/162832-la-buona-scuola-italiana-cambia-registro
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Il professore del Copernico che tiene testa a Renzi
A “Porta a porta” Orazio Sturniolo ha criticato il progetto del governo sulla “Buona scuola”. A Bologna si moltiplicano assemblee nelle scuole e incontri nei quartieri contro la riforma del governo
di ILARIA VENTURI – 13 novembre 2014
Quando è entrato in classe, la mattina dopo, i suoi studenti di terza gli hanno fatto trovare la scritta sulla lavagna: “Sturniolo 1 Renzi 0”. Quelli di quinta lo hanno accolto come una star: “Grande prof!”. Applausi in sala insegnanti. L’attimo fuggente del professore di fisica e matematica si consuma dalla cattedra alla tv. Orazio Sturniolo è il docente del liceo scientifico Copernico che ha tenuto testa al premier Renzi l‘altra sera a “Porta a Porta”. Voce critica, testimonial nel salotto televisivo di Vespa del fermento che muove le scuole bolognesi in questi giorni sul piano “Buona scuola” del governo: assemblee continue, incontri nei quartieri e documenti contrari firmati da docenti e studenti. Il primo proprio uscito dall’assemblea sindacale del Copernico. E poi c’è la presa di posizione degli insegnanti dell’istituto comprensivo 8. Al Righi si sono incontrati settanta rappresentanti su invito della Consulta: “La proposta del governo è poco articolata, ci sono molti punti critici”.
E’ Sturniolo, una laurea all’Alma Mater in Fisica, alcuni anni a fare ricerca al Cnr da borsista precario poi l’approdo in cattedra, ad avere per primo la parola da Vespa. Il professore non risparmia l’affondo al premier: “La buona scuola? Cominciate a pagare i supplenti che non prendono lo stipendio da quando sono iniziate le lezioni”. Poi la critica al metodo: “Bene discutere, con una consultazione, ma interpellate prima chi a scuola ci va ogni mattina”.
Renzi non ci sta: “Della scuola devono parlare tutti. Abbiamo messo a disposizione 136 pagine di proposta, siamo pronti a cambiare idea”. Poi la critica del professore sul blocco degli scatti stipendiali per gli insegnanti: “Pagateli e poi discutiamo cosa dare in più in busta paga per merito. Ma è materia di contratto nazionale”. Sul merito si consuma il botta e risposta più acceso. Renzi: “Per cinque prof bravissimi ce ne è sempre uno che non fa nulla”. “Si ma chi li giudica?”, ribatte l’insegnante. “Prof, ma ora chi la valuta lei?”. “Nessuno”.
Sturniolo parla di autovalutazione e ricorda a Renzi che c’è già una legge di iniziativa popolare “Per una buona scuola della Repubblica” depositata in Parlamento in agosto. Una legge tenuta a battesimo proprio a Bologna, dove è partita la raccolta di firme. E’ un prof di frontiera, Orazio Sturniolo, 53anni, rappresentante sindacale indipendente, prima coi Cobas e poi con la Cgil (“non ho tessere”), docente amato dai ragazzi, ricercatore per passione: indaga i misteri delle nuvole, ha una sfilza di lavori e collaborazioni sulla Fisica dell’Atmosfera. Dietro le quinte, a riflettori spenti, racconta: “Si è passati a darsi del tu. Allora, gli ho detto: senti Matteo, ma tu ti devi confrontare anche con i sindacati”.
http://bologna.repubblica.it/cronaca/2014/11/13/news/il_professore_del_copernico_che_tiene_testa_a_renzi-100466557/
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Renzi a Porta a Porta con la scuola non ci azzecca
Mercoledì, 12 Novembre 2014 – Scritto da Alessandro Ambrosin
ROMA – Ieri notte ennesimo teatrino mediatico di Matteo Renzi a Porta a Porta. Basta dare la parola all’ex sindaco di Firenze, magari senza interromperlo mai, invitare due editorialisti o direttori di testate fin troppo moderati e il gioco è fatto. Renzi può così nuovamente fare la sua propaganda, esattamente come ha fatto per anni Silvio Berlusconi.
Ma ieri ci hanno pensato tre docenti scolastici a smontare gli ottimismi e le promesse del premier, il quale ci sta sempre più abituando alla solita litania di una riforma che solo il suo governo è in grado di fare. Insomma Renzi ci ricorda sempre più il cavaliere, quando ci raccontava la fiaba dei biglietti aerei esauriti e dei ristoranti pieni zeppi di clienti affamati.
Sulla scuola, però, Renzi non ci ha affatto azzeccato. Tante parole e basta, questa è la costante che mette in luce la poca conoscenza del premier su un argomento così importante. A nulla è valsa l’esperienza e le problematiche riportate dai tre docenti ospiti della trasmissione di Bruno Vespa. A partire dalla vicenda di una scuola, la Visconti di Roma per l’esattezza, completamente restaurata grazie al solo aiuto e impegno dei genitori degli alunni, senza che le istituzioni abbiano dato il loro supporto concreto. Non è bastata la storia, una come tante purtroppo, della docente che denuncia il blocco degli scatti di anzianità e critica la cosiddetta meritocrazia sulla quale Renzi ha puntato per rendere, a sua detta, più efficace il corpo docente.
E a Renzi non sembra essere utile neppure l’ennesimo professore che ribadisce che la Cgil ha presentato un piano alternativo al Parlamento proprio sull’organizzazione scolastica, di cui però lo stesso premier non sembra esserne neppure a conoscenza. Il premier non fa neppure una smorfia quando gli viene detto che le scuole vanno avanti anche e soprattutto per quel contributo volontario fatto passare come una sorta di tangente che i genitori sono costretti a pagare all’inizio dell’anno scolastico, pena la discriminazione del figlio. La storia del giovane di Parma emarginato dalle lezioni perché i genitori non potevano pagare quello che, ripetiamo, è un contributo volontario, sembra non indignare nessuno, mentre il governo tace.
Per non parlare della messa in sicurezza degli edifici scolastici, per i quali, secondo il premier ci vorrebbero almeno 3 miliardi di euro. Ripartiamo dalla scuola, era il motto renziano, riassunto nelle 136 pagine della “Buona Scuola”. Un testo che voleva diventare la linea guida per una scuola all’avanguardia. Tuttavia sarebbe il caso che il premier invece che apparire nelle trasmissioni televisive, si mettesse a tavolino con docenti, personale Ata e studenti. Magari finirebbe per capire che questo mondo così tanto sconosciuto è prima di tutto un bene comune su cui bisogna investire e non tagliare e, soprattutto, un argomento sul quale la solita vecchia e inflazionata demagogia politica non paga.
http://www.dazebaonews.it/primo-piano/item/30432-renzi-a-porta-a-porta-con-la-scuola-non-ci-azzecca
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