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Chiamata diretta, presidi e segreterie costretti a lavorare tutto agosto / mini dossier

📅 Pubblicato il 18 July 2016 • 🎓 Polo Didattico AetnaScuola
Archivio Storico AetnaScuola A cura di Vincenzo Pascuzzi • Pubblicato originariamente su AetnaScuola.it

Oggi, 18 luglio, le “linee guida” del Miur che possono essere impugnate per incostituzionalità, ma è improbabile che i Sindacatoni ricorreranno al giudice ….

Chiamata diretta, presidi e segreterie costretti a lavorare tutto agosto / mini dossier

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Chiamata diretta, per segreterie si lavora ad agosto, sarà estate calda. Corsa contro il tempo

di redazione – 17 luglio, 2016 – 17:37 

Ieri, il capo della segreteria del Sottosegretario Faraone, Marco Campione ha detto alla nostra redazione che domani o al massimo martedì verrà pubblicato il regolamento per la chiamata diretta.

Regolamento che giunge dopo il fallimento delle trattative con i sindacati circa una regolamentazione delle modalità di assegnazione dei docenti alle scuole.

Il mondo della scuola si prepara ad un grande esame, di maturità. Soprattutto i dirigenti e le segreterie.

Il primo perché dovranno dimostrare che sarà possibile evitare qualsiasi forma di clientelismo, grazie alla possibilità di poter nominare i docenti nelle scuole.

Le seconde perché dovranno intensificare il lavoro proprio nel periodo delle ferie.

Infatti, nel regolamento sarà pubblicata la tempistica per l’emenazione dei bandi delle scuole e sarà ben definita, come ci ha riferito Capione.

Ricordiamo come i docenti dovranno vedere assegnata la scuola entro il 31 di agosto, mentre entro il 15 si dovranno sistemare i neoimmessi in ruolo dall’ultimo concorso e dalle graduatorie.

La stessa ANP (Associazione Nazionale Presidi) aveva espresso dubbi sulle operazioni “burocratiche” che dovranno pesare sulle scuole ed in particolare sulle segreterie.

17 luglio, 2016 – 17:37 

http://www.orizzontescuola.it/news/chiamata-diretta-segreterie-si-lavora-ad-agosto-sar-estate-calda-corsa-contro-tempo

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Su accordo chiamata diretta arriva il NO dei dirigenti scolastici. Troppo lavoro per segreterie

di redazione – 7 luglio, 2016 – 19:51

Questa mattina la nostra redazione ha dato notizia dell’accordo tra sindacati e Ministero circa un accordo per regolamentare la chiamata diretta.

Una sequenza contrattuale che ha determinato a livello nazionale un elenco di requisiti in base ai quali verrà effettuata l’assegnazione dei docenti alle sedi scolastiche.

Altri requisiti dovranno essere elaborati a livello di scuola dal dirigente, sulla base di specifiche esigenze.

Una sequenza contrattuale che mette freno all’anarchia della chiamata diretta come pensata dalla legge 107 e secondo la quale ogni dirigente avrebbe avuto mano libera sulla scelta dei docenti della scuola.

Tra i punti contestati dall’ANP (Associazione Nazionale Presidi) c’è il fatto che saremo difronte ad un aumento di lavoro per le segreterie che dovranno elaborare dei veri e propri mini-concorsi per assegnare i docenti alla scuola.

Inoltre, l’associazione di presidi critica l’accordo inviando al Ministero una serie di quesiti che fanno trapelare il disappunto per l’accordo raggiunto con i sindacati

Eccoli:

  • Può una sequenza contrattuale, definita a livello centrale, prevedere tutti i requisiti idonei a soddisfare le esigenze dei PTOF delle oltre 8000 istituzioni scolastiche autonome?
  • E cosa succederà in quelle scuole i cui PTOF non fossero in linea con i requisiti centralmente definiti?
  • È così che l’Amministrazione intende dare “piena attuazione all’autonomia delle istituzioni scolastiche di cui all’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59” come previsto dall’art. 1, comma 1 della legge 107/2015? Con un nuovo provvedimento centralistico – concordato con le OO.SS. di comparto – dal carattere contorto e basato, ancora una volta, su graduatorie costruite su titoli e anzianità che non sono garanzia di competenza?
  • E che ne è delle prerogative dirigenziali – poste a garanzia dell’utenza – di scelta dei docenti in base alle caratteristiche di ogni singolo PTOF e alle specifiche esigenze della scuola e del territorio?
  • E, dopo tutto questo, si pretenderà di valutare i dirigenti sulla base dei risultati conseguiti mediante personale che, nei fatti, non potranno scegliere?

7 luglio, 2016 – 19:51

http://www.orizzontescuola.it/news/accordo-chiamata-diretta-arriva-no-dei-dirigenti-scolastici-troppo-lavoro-segreterie

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tutti i presidi, ma proprio tutti anche i migliori e incorruttibili, non potranno evitare sospetti, maldicenze e illazioni per aver selezionato questo o quel docente in base a criteri diversi dalla professionalità

LA CHIAMATA DIRETTA E IL …. FIUTO DEI PRESIDI

di Vincenzo Pascuzzi – 15 luglio 2016

Max Bruschi su FB si domanda retoricamente: “Può la professionalità di un docente in quel determinato ambito essere riconosciuta da un calcolo numerico? O non occorre piuttosto affidarsi anche alla dimensione che solo un colloquio, un contatto diretto può valutare?”

Le due domande appaiono in conflitto e in contraddizione. Il numero infatti contiene una sua solidità, codificazione e oggettività, è risultato di un algoritmo che riassume studi, concorsi, esperienza professionale. Il colloquio non può che avere un carattere episodico, soggettivo, aleatorio, limitato com’è negli argomenti, nel tempo (un’ora?) e nei partecipanti (il preside più magari due o tre collaboratori?). Il colloquio può solo confermare, aggiungere qualcosa di marginale al numero, tanto che nella seconda domanda di M.B. è contenuto un “anche” che in sostanza riconosce l’inutilità del colloquio stesso.

Da aggiungere altre osservazioni:

  • Che valore può avere un colloquio di un preside laureato in Lettere o Lingue con un aspirante docente di Chimica, o Fisica, o altra materia tecnica o scientifica?
  • Il colloquio va inserito in una procedura selettiva, quindi non è mai un solo colloquio da valutare, ma sono sempre almeno due i colloqui diversi da confrontare e ciascuno con il suo numero.
  • Poi le domande di M.B., per avere senso, vanno riferite a TUTTI gli eventuali colloqui di selezione gestiti da TUTTI i presidi interessati. In questa dimensione sicuramente i numeri hanno maggiore validità complessiva rispetto ai colloqui, salvo le possibili eccezioni.
  • In ogni caso, la c.d. chiamata diretta comporta sicuramente “un surplus di lavoro per dirigenti e segreterie” (v. ANP, 7.7.2016) salvo per i presidi che fossero dotati di …. fiuto particolare per la professionalità altrui.
  • Infine tutti i presidi, ma proprio tutti anche i migliori e incorruttibili, non potranno evitare sospetti, maldicenze e illazioni per aver selezionato questo o quel docente in base a criteri diversi dalla professionalità.

http://www.retescuole.net/senza-categoria/la-chiamata-diretta-e-il-fiuto-dei-presidi

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Chiamata diretta, Gissi (Cisl): volevamo tutelare pure i presidi, ora rischiano i ricorsi

di Alessandro Giuliani – Sabato, 16 Luglio 2016

“La verità è che la trattativa sulla chiamata diretta si è interrotta perché abbiamo detto no all’inclusione di titoli estemporanei ed esperienze inappropriate”.

A dirlo alla Tecnica della Scuola è Maddalena Gissi, segretario generale Cisl Scuola, alla vigilia della pubblicazione delle linee guida da parte del Miur che definiranno in modo unilaterale il destino di diverse decine di migliaia di docenti collocati negli ambiti territoriali.

Gissi, perché il tavolo è riuscito a sciogliere tanti nodi ma non quello sulla “rosa” dei requisiti da associare ai posti da assegnare?

Vorrei mettere in chiaro che non è si è arrivati alla rottura per un’impuntatura dei sindacati. Eravamo giunti ad una fase delicata per la sequenza contrattuale e volevamo creare davvero le condizioni per tutelare tanti lavoratori. Però, rimaniamo convinti che un docente che ha già un’abilitazione e ha vinto un concorso non debba essere valutato per i ruoli generici assunti e le esperienze frammentarie svolte, ma per il valore aggiunto acquisito ai fini del ruolo da andare a ricoprire. La trattativa si è quindi interrotta per una visione diversa, di fondo, dalla negoziazione.

Ci può fare un esempio pratico?

Certamente. Prendiamo l’inclusione scolastica: a noi stava benissimo considerare parametri come l’aver insegnato in aree a rischio o la specializzazione sul sostegno. Ma cosa c’entra l’aver svolto una generica funzione organizzativa nella scuola o il tutor su questioni non inerenti? Oppure, prendiamo una cattedra nel campo digitale: va sicuramente bene un titolo universitario di informatica, ma non si possono considerare utili dei corsi base Ecdl o, peggio ancora, acquisiti in pochi giorni. Cosa hanno a che fare questi titoli con l’apprendimento? Pensavamo che quanto accaduto con i 500 euro di aggiornamento professionale fosse servito.

Cosa intende?

Mi riferisco al proliferare di titoli dell’ultima ora, spuntati come i funghi, legati in qualche modo a strutture autorizzate. Per non parlare delle indagini in corso della magistratura sulle certificazioni utilizzate anche per la mobilità del personale.

Quando lo avete fatto presente, quale spiegazione vi è stata fornita?

Il Miur li ritiene potenzialmente attinenti. Sarà poi il dirigente scolastico a valutare. Quello che l’amministrazione non ha compreso è che la nostra battaglia è stata condotta anche a favore dei presidi.

In che senso?

Un alto numero di requisiti li avrebbe più esposti al contenzioso. Un basso numero, non più di dieci, come chiedevamo noi, sarebbero stati molto più semplici da gestire. Invece, ora si andrà nel verso contrario.

Quindi, per la seconda volta in pochi giorni, ci si è arenati ancora per i margini di scelta da fornire ai dirigenti?

È così. Evidentemente, c’è chi ha interesse a qualificare i dirigenti scolastici come manager che devono operare in totale libertà nella scuola dell’autonomia.

Però, mi scusi, la Legge 107/2015 ha fornito molte più responsabilità ai presidi?

Mi permetta: chi conosce la scuola, sa bene in che condizioni si lavora. Per vari motivi, i dirigenti scolastici non possono essere ancora pronti ad assolvere questo ruolo di management puro. Anche perché sono continuamente soggetti a delle molestie burocratiche. Certamente, rimane auspicabile che siano messi nelle condizioni per individuare le aree di miglioramento della scuola che dirigono, ma devono essere coerenti. E quella lista infinita di requisiti non lo era.

Ora cosa accadrà? Tra quarantott’ore è prevista la presentazione delle linee guida predisposte dal Miur.

Ci aspettiamo due cose. La prima, è che non si getti alle ortiche tutto quello che avevamo stabilito e concordato. La seconda, è che il Miur ci convochi per un’informativa sulle linee guida: non è una concessione, ma lo prevede la legge.

E dopo?

Saremo vigili. Obiettività e chiarezza nella scelta dei docenti sono requisiti su cui non transigiamo. Con o senza contratto bilaterale, siamo pronti a tutelare nelle sedi opportune il personale docente che dovesse risultare danneggiato.

http://www.tecnicadellascuola.it/item/22341-chiamata-diretta-gissi-cisl-volevamo-tutelare-pure-i-presidi-ora-rischiano-i-ricorsi.html

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Chiamata diretta, Campione: lunedì 18 luglio linee guida. Daremo maggiore flessibilità ai dirigenti. Via limite quattro requisiti? Docenti in cattedra per tempo

di Paolo Damanti – 16 luglio, 2016 – 12:30 

Salta la trattativa tra Ministero e sindacati relativamente al meccanismo per l’assegnazione dei docenti alle scuole. Cosa accadrà adesso? E’ Marco Campione che ci anticipa alcuni dettagli che saranno inseriti nelle prossime linee guida.

E’ sabato mattina, ma Campione (capo segreteria del Sottosegretario Faraone), accetta ugualmente di confrontarsi sul fallimento delle trattative con i sindacati per la “chiamata diretta” che tra fine agosto e metà settembre assegnerà i docenti che dal 2016/17 acquisiranno la titolarità su ambito territoriale, con la mobilità o il ruolo, alle scuole. Anche se il termine “chiamata diretta” non gli garba e ci fa notare che essa non è nella 107 e che i dirigenti non reclutano, “individuano tra docenti già in ruolo quelli con un profilo più coerente con l’offerta formativa della scuola che dirigono.”

Ricordiamo che il tavolo con i sindacati è saltato sulla questione della tabella dei titoli sulla base della quale i dirigenti avrebbero emanato degli avvisi per assegnare i docenti agli incarichi sulla base di quattro requisiti da loro scelti in coerenza con il PTOF. “E’ vero – tiene però a precisare Campione al telefono – ma c’era anche una questione legata alla tipologia dei requisiti”.  “Il tavolo è saltato sulle esperienze. Alcune ai sindacati proprio non andavano giù: avere esperienza di didattica innovativa, laboratori, digitale… Questi non sono titoli da mercato, ma esperienze maturate dagli insegnanti con il loro lavoro a scuola, lavoro vero.”

Ci sono alcune obiezioni avanzate dai sindacati, però, che anche a noi della redazione sono sembrate più che fondate. Ad esempio, chiedo, come mai sono state inserite esperienze come la vicepresidenza o il referente per l’orientamento, tra i titoli.
Non c’è solo la didattica che a volte bisogna considerare come requisito. “Se – spiega con un esempio Campione – devo lavorare molto sul contrasto alla dispersione, vero che dovrò lavorare sulla didattica ma anche su formazione e orientamento, quel tipo di esperienza o attitudine sicuramente ha un valore aggiunto.” “E poi – precisa – un elenco a noi stava stretto, ma volevamo tenere fede all’accordo con i sindacati”. Perché? Chiedo. “Quegli indicatori servivano per dare il senso delle diverse tipologie di esperienza. A partire dalla didattica, dalla progettazione…”

In definitiva, come ha detto Pino Turi (segretario UIL) durante una intervista rilasciata a caldo dopo l’abbandono del tavolo delle trattative da parte dei sindacati,  c’era accordo sul 90% dell’intera contrattazione. E su questo Campione concorda e lo considera come un ulteriore rammarico per non aver raggiunto l’intesa. A questo punto, però, è lui a rivolgere a me una domanda: “hanno rotto solo per un 10%?”

Resta, comunque, in piedi un impianto sul quale MIUR e sindacati lavoravano già da tempo e che sarà, comunque, utilizzato dal Ministero per elaborare quelle linee guida che saranno pubblicate ad inizio della prossima settimana. E ciò viene confermato anche dal mio interlocutore al telefono: l’elaborazione delle linee guida metteranno in piedi un meccanismo coerente con l’accordo politico, ma saranno apportate delle modifiche. Ad esempio ci sarà meno rigidità e meno burocrazia possibile. Non è detto, ad esempio, che saranno quattro i requisiti che i dirigenti dovranno esprimere per raccogliere le candidature. Mentre non saranno modificati altri dettagli, come la procedura d’ufficio degli USR nel caso di docenti che non riceveranno proposte di assegnazione di sede. Resterà inoltre, tiene a precisare Marco Campione, “l’idea che la procedura deve essere trasparente e che si debba costruire un meccanismo che serva ad individuare la persona più adatta”.

C’è un’altra questione che voglio affrontare e riguarda il motivo per cui si è sospesa la contrattazione la prima volta, martedì scorso, cioè se sarà data la possibilità per i dirigenti di una scuola di un certo ambito di vedere i curriculum dei candidati di altre scuole dell’ambito per consentire loro di proporre direttamente l’incarico a chi non ha fatto domanda nella sua scuola. Questione sulla quale i sindacati si erano parecchio irrigiditi. “Non è rilevante – mi dice Campione -, perché i dirigenti che potranno avere tale necessità saranno pochissimi.

Lunedì o comunque ad inizio settimana, saranno emanate le linee guida, a dirlo lo stesso comunicato del Ministero inviatoci in redazione ieri. Una vera e propria corsa contro il tempo, perché l’obiettivo del Ministero è che i docenti coinvolti nella mobilità abbiano la cattedra entro il 31 di agosto, mentre i neoassunti entro il 15 di settembre.

Campione è fiducioso, ce la faranno. E per questo daranno delle indicazioni precise, con una precisa scansione temporale.

16 luglio, 2016 – 12:30 

http://www.orizzontescuola.it/news/chiamata-diretta-marco-campione-luned-18-luglio-linee-guida-daremo-maggiore-flessibilit-ai-diri

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