Impugnerà il provvedimento disciplinare? «Ci sto pensando, ma fino a quando non saprò con esattezza quali sono le accuse che mi hanno rivolto ogni azione sarebbe azzardata. E’ per questo che chiederò di poter avere accesso agli atti. Voglio capire».
“Chiedo scusa a tutti, ma le famiglie non mi hanno mai voluto”
La difesa del professore di Lessolo, nel Canavese, sospeso: «Mi sento un bersaglio»
di Giampiero Maggio – 20 gennaio 2015
Otto anni da precario, trascorsi girovagando da una cattedra all’altra nelle scuole di mezzo Piemonte. Poi, a settembre, Gabriele Guabello, 35 anni, di Ivrea, una laurea in Scienze dell’educazione, insegnante di italiano, ottiene un anno di prova alle elementari di Lessolo, nel Canavese.
E’ il primo passo per avere una cattedra definitiva. Adesso, però, la sua carriera rischia di andare in fumo per una frase di troppo urlata all’indirizzo dei suoi alunni: «Non facciamo gli scemi, piantiamola di fare i cretini». Apriti cielo. I genitori, inviperiti, sono corsi dalla dirigente scolastica chiedendone la testa. Ed è scattato il provvedimento disciplinare: una settimana di sospensione per il maestro.
Guabello, come ha reagito di fronte a questa decisione?
«E’ stata una mazzata, mi sono sentito crollare il mondo addosso. Ho pensato: “posso davvero rischiare anni di studio e oltre alla mia carriera per una cosa del genere?”. A questo punto sono quasi certo che non passerò l’anno di prova».
I genitori le imputano aggettivi come “scemi”, “cretini”, “stupidi” rivolti ai loro figli. È davvero così?
«Falso. Ai miei alunni ho soltanto detto di smetterla di fare gli scemi: c’era un po’ di agitazione in classe in quel momento e volevo riportare la calma. Forse ho esagerato, ma non mi sarei mai permesso di apostrofarli in quel modo. Credo, invece, che ci sia dell’altro dietro tutta questa storia, perché altrimenti non mi spiego tutto questo accanimento».
Si sente un bersaglio? e quale sarebbe la ragione?
«In parte mi sento così. Fin dall’inizio con alcuni genitori non è scattato il feeling giusto. Forse perché prendevo il posto di un insegnante che aveva seguito quei bambini fino alla quarta elementare. Il mio arrivo non è stato accolto bene».
Secondo alcuni genitori lei, più che da insegnante, si comporterebbe da educatore. Insomma, a molti non piacerebbe il suo metodo didattico, poco ortodosso, come per esempio portare la chitarra a scuola e cantare assieme agli alunni. Può aver influito questo comportamento?
«Penso che questo aspetto abbia pesato. Forse mi porto ancora dietro gli anni passati a lavorare come educatore. Ma, se questo è il punto, mi chiedo davvero cosa ho fatto di male».
E’ vero che non è la prima volta? Che in passato è stato cacciato anche da un’altra scuola?
«Cacciato no. Non ho passato l’anno di prova ad Andrate, dove ho insegnato lo scorso anno. Ma mi ero trovato a dover gestire una pluriclasse e a fare anche il responsabile della sicurezza: la situazione mi era sfuggita di mano e con alcuni genitori c’erano stati screzi».
Impugnerà il provvedimento disciplinare?
«Ci sto pensando, ma fino a quando non saprò con esattezza quali sono le accuse che mi hanno rivolto ogni azione sarebbe azzardata. E’ per questo che chiederò di poter avere accesso agli atti. Voglio capire».
Secondo lei la sospensione è esagerata?
«Assolutamente sì. E’ stato un provvedimento pesante. Ho anche pensato di lasciare l’insegnamento per sempre. Di di dedicarmi ad altro».
È ancora di questa idea?
«No, perché in questi giorni ho ricevuto molti attestati di solidarietà. Ho studiato e sudato per avere l’abilitazione all’insegnamento. E non può finire tutto così, per una frase di troppo».
Cosa si sente di dire ai genitori che l’accusano?
«Che forse sarebbe meglio lasciare da parte le incomprensioni e rimettere al centro di tutto gli alunni. A volte è difficile rapportarsi con alcuni genitori, bisogna pesare le parole e stare attenti a quello che si dice. Ho sbagliato a rivolgermi così ai ragazzi della mia classe, ma di una cosa sono certo: sono un bravo insegnante e non posso perdere tutto per questa storia».
http://www.lastampa.it/2015/01/20/cronaca/chiedo-scusa-a-tutti-ma-le-famiglie-non-mi-hanno-mai-voluto-IDW8dgqlcgykdko1yPDSEL/pagina.html
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