Il celebre appello degli accademici e linguisti
Nel febbraio 2017, seicento docenti universitari – tra cui linguisti insigni, storici, filosofi, scienziati e soci dell’Accademia della Crusca – hanno firmato una storica lettera aperta indirizzata al Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Istruzione per denunciare le gravi e diffuse lacune linguistiche riscontrate nelle matricole universitarie: errori ortografici elementari, totale assenza di sintassi complessa e incapacità di decodificare testi argomentativi.
L’appello ha suscitato reazioni contrastanti, venendo talvolta frainteso come un attacco corporativo contro i colleghi della scuola primaria e media. Questo documento intende chiarire l’autentico spirito dell’iniziativa: non una sterile caccia ai colpevoli, ma una chiamata alle armi per restituire centralità alla lingua italiana.
«La padronanza della lingua materna è la condizione necessaria per ogni apprendimento futuro e per l’esercizio consapevole della cittadinanza democratica. Chi non sa padroneggiare le parole è destinato a subire le idee altrui.»
Le proposte operative per la scuola
I firmatari hanno proposto interventi precisi: ripristinare dettati ortografici ed esercizi di grammatica esplicita fin dalla scuola primaria, incentivare la lettura approfondita di libri integrali e reintrodurre prove scritte rigorose con valutazioni oggettive a conclusione dei cicli di studio.
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