A chi studia, nell’ora della prova.

Carissima Studentessa, Carissimo Studente,

parlo con voi piuttosto che coi colleghi, in primo luogo perché, tra le vittime dello tzunami che sta per spazzare via la Scuola Pubblica italiana, sarete le più preziose, le più numerose e le più compiante, e in seconda istanza perché ho potuto constatare, mescolandomi a voi nei cortei, sedendo accanto a voi cento volte per analizzare le politiche scolastiche, scendendo nelle piazze insieme a voi per contestarle, che siete più informati, più consapevoli dell’imminente naufragio dell’istruzione e, quindi, più combattivi di quelli che stanno dall’altra parte della cattedra. Moltissimi tra voi, onesti e leali, perché tra voi moltissimi sanno ancora esserlo, potrebbero dirmi, e non direbbero il falso, che sono giunti a tale livello di consapevolezza anche grazie all’allarme lanciato da qualche docente, che ha pagato e sta pagando per questo.

Vorrei raccontarvi le storie, tante, che non si raccontano per prudenza o per malinteso pudore, storie che navigano negli occhi offesi e inquieti dei vostri professori ma che non escono dalle loro labbra: storie di minacce vigliacche e di ingerenze indebite; storie di espulsioni umilianti e inusitate da quei luoghi in cui si dovrebbe decidere cosa darvi, in che modo, in che tempi, sulla linea di che orizzonte, e che invece sono diventati luoghi in cui si decide cosa farvi e cosa farci se non obbediremo, se non daremo al potere sufficienti prove e rassicurazioni circa la nostra avvenuta e definitiva addomesticazione; storie di insultanti e antimetodiche intromissioni nell’intimità dell’aula, di forzature interessate di innocenti battute o di esempi didattici volutamente, necessariamente caricati fino al paradosso; storie di squallide e volgari strumentalizzazioni, di fraintendimenti analfabeti trasformati in accuse speciose, come quelle in cui incorrevano i primi cristiani, incriminati per incesto perché tra loro si chiamavano “fratelli” e per cannibalismo perché mangiavano “il corpo” di Cristo… Storie ridicole, surreali, inimmaginabili fino a quindici anni fa, eppure storie che si scrivono, in questo nuovo mefitico clima di caccia alle streghe; storie che fanno male, che allagano l’anima, espandendosi sotto forma di vago senso di colpa misto a sdegno impotente e a terrore per quel che sta tornando con prepotenza allucinata e allucinante, quell’imbestiante ottundimento delle coscienze che si chiama fascismo e che non abbiamo mai condannato con sufficiente perentorietà né mai, dunque, estirpato definitivamente.

Avete fantasia, voi: queste storie di professori “contro” fatti a pezzi e ridotti a una pezza per spingerli “volontariamente” fuori da scuole che stanno per trasformarsi in aziende sforna-precari finalmente produttive, cioè capaci di garantire guadagni immeritati a gente estranea alla Scuola, del tutto priva di competenze ma disonesta e spregiudicata abbastanza da millantarle tutte, ve le potete immaginare; so che, da “ultimi” di una società che vi ignora quando urlate e vi usa come alibi perfetto e retorico per piazzare ogni genere di prodotto, riforme comprese, non ve ne rallegrate.

Sapete già, del resto, e certo non vi rallegra, che l’ultima legge di “stabilità” ha destabilizzato ulteriormente le scuole, considerando più urgente e proficuo assegnare 10 milioni di euro agli impiegati dell’Invalsi, selezionati con procedure sospette e addetti a schedarci e “valutarci”, piuttosto che destinarli ai tetti che crollano, alle vite dei precari che parimenti, nel silenzio, collassano, o alla vostra carta igienica, che continuerete a portarvi da casa.

Quello che vi voglio dire, invece, è un’altra cosa, semplice; tre parole: NON CI CASCATE.

Quelli che stanno per trasformare le vostre scuole in filiali di credito e agenzie di riciclaggio di “risorse umane” private di ogni dignità; quelli che stanno per sabotare e manomettere la vostra crescita, somministrandovi pillole di saperi anabolizzanti che vi daranno l’impressione di essere forti e vigorosi, ma che faranno dei più fortunati di voi degli “scoppiati”, vogliono comprare il vostro assenso e il vostro silenzio facendovi sedere al tavolo degli assedianti, per dividere il bottino del saccheggio della Scuola Pubblica. Abituàti a pensare la vita e le relazioni come quelle di un lager, in cui ci sono “i sommersi” destinati a crepare e “i salvati” nati per trionfare, essi estendono alla vostra coscienza il loro credo di violenza, umiliandovi con la proposta di diventare dei kapò del nuovo, miserevole campo di correzione che stanno allestendo.

E’ una strategia vecchia: sanno che non possono battervi, sicché cercano di corrompervi, immaginando che il vostro desiderio di vendetta contro i prof. sia soddisfatto dalla possibilità di “mettere il voto” a vostra volta e di scegliervi a capriccio le materie che più vi vanno a genio. Vi regalano la giostra su cui sballarvi mentre vi abbandonano al vostro destino; vi regalano “l’allegra scuola fai da te” e la pacchia del voto al prof. per nascondervi la selezione di classe che stanno per reintrodurre, l’azzeramento della mobilità sociale, l’assassinio dei vostri sogni, che richiedono gioiosa fatica da profondere, teoremi esatti da dimostrare, teorie inesatte da idolatrare e difendere, sfumature da cogliere o cancellare, sconfitte da assaggiare e rospi da ingoiare.

Vi credono cretini. Vi trattano da cretini. Vi vogliono fare complici della vostra automutilazione, spacciandovela per vittoria finale.

Vogliono togliere dal vostro cammino quelle pietre su cui solo noi sappiamo quanto è utile inciampare, perché solo cadendo si vede il colore del sangue, si scopre un anfratto dove sta crescendo ostinatamente una camomilla, si contempla un angolo di cielo verso cui non si era mai alzato lo sguardo. Vi vogliono far crescere senza dolore, cioè crudeli, scemi, sazi, bolsi, proni, faciloni. Non c’è nulla di più pericoloso che espungere il dolore dal processo della crescita: senza, raramente si arriva a restare umani.

Voi sapete quanto poco pesi il voto, in un percorso di conoscenza di Storia e di modelli, di scoperta di storie e di antimodelli; sapete quanto pesi, perciò, quel che ci diciamo in classe ogni giorno, che non sarà più “nostro”, non sarà più “vivo”. Voi sapete quanti vincoli assurdi le precedenti controriforme abbiano posto alla valutazione, e quanto insulsi. Voi sapete quanto siete vasti al di là di ogni valutazione contestuale e contingente; voi sapete quante volte il voto si attaglia più a quel che si vede in controluce che a quel che resta nascosto, momentaneamente, ad ogni luce. Voi sapete che “il nemico” non siamo noi, che di voi e per voi viviamo, ma quelli che vi stimano tanto poco da ritenervi incapaci di sottoporvi a un’autodisciplina minima, di riconoscere i vostri limiti, di sacrificarvi per allenare il cervello a compiere le imprese più grandi.

Non ci cascate. Se resisterete voi, la Scuola non capitolerà. Solo se resisterete voi, anzi, la Scuola non capitolerà.

Ditegli che non siete in saldo.

Ditegli che non siete scemi.

Ditegli che non siete deboli.

Ditegli che con il potere volete instaurare un rapporto conflittuale, non flirtare.

Ditegli che alle comode poltroncine che vogliono darvi preferite i pavimenti scheggiati delle aule autogestite in cui vi scazzate col massimo profitto.

Ditegli che con le cazzimme ve la sapete vedere da soli, nello spazio chiuso e infinito dell’aula, con le parole, coi simboli, con la lotta. A mani nude.

Ata e docenti devono avere gli stessi diritti: sì al trasferimento di graduatoria senza difficoltà

Petizione inviata alla Commissione per le Petizioni di Bruxelles ADEGUAMENTO NORMATIVA ATA SULLA MOBILITA’ IN ALTRA PROVINCIA DEL PERSONALE INCLUSO NELLA GRADUATORIA di cui all’art. 554 del D.L.vo n. 297/94. E’ ormai imminente il rinnovo delle graduatorie ATA di terza fascia di circolo e di istituto per il conferimento di supplenze al personale amministrativo, tecnico e ausiliario statale degli istituti di ogni ordine e grado per il triennio 2014/17. .. Continua a leggere

Concorsone 2012: ancora “pasticci alla siciliana”

Nuovi bocconi amari per i sissini siciliani che non hanno ancora finito di digerire quelli ingoiati negli oltre dieci anni di precariato seguiti alla conclusione del corso di abilitazione. Un gruppo di docenti precari di Catania denuncia di avere avuto invalidato l’ulteriore titolo sissis, conquistato con sacrifici,  nell’ambito del concorsone DDG 82/2012… Continua a leggere

Siamo col cuore sospeso: su Quota 96, bambini e bambine…

La scuola è fatta di “casi” umani, casi adulti e piccini, ma chi se ne è mai accorto a Roma? E questa “dimenticanza” è deflagrante, sconquassa, distrugge l’umanità dei rapporti, i fili sottili che con fatica si tessono e si intrecciano. Peccato non si capisca, peccato non ci sia un capitolo economico a parte, in cui l’economia divenga finalmente qualcosa di umanamente comprensibile… Continua a leggere

“Ministro dell’Istruzione deve essere un precario della scuola”

L’errore più grave che negli anni hanno fatto governi di centro-destra e centro-sinistra è stato far ricoprire questa carica a persone incompetenti o proveniente dal mondo dell’Università, totalmente diverso da quello della scuola. Chiediamo a Matteo Renzi di nominare, immediatamente e prima di ogni eventuale riforma, Ministro dell’Istruzione un precario della scuola, perchè solo una persona che ha vissuto e vive le difficoltà della Scuola Statale Italiana può mettere mano al sistema e cambiare verso veramente… Continua a leggere

La rabbia dei docenti precari, ora disoccupati, in una nazione dove tutto è improvvisato

Il collega Marco raspanti scrive ai giornali italiani sull’ultimo progetto di riforma della scuola, che danneggerà i precari…

 

Ai giornali italiani.

Egregio Direttore,
come ad ogni cambio di governo, come ad ogni estate, anche in questo periodo è tornato di gran moda il “progetto di riforma della scuola pubblica”. Una scuola che tutti, ma proprio tutti, dalla persona più in basso nella scala sociale su su, fino ai più alti funzionari, credono di conoscere.
E si son fatti un’idea precisa!
Dice il sottosegretario Reggi: “la scuola non può più essere ammortizzatore sociale”. Dice la stereotipatissima signora al mercato: “gli insegnanti lavorano solo 18 ore la settimana, e fanno 3 mesi di ferie all’anno!”.
Bene, facciamo uno scoop, entriamo dentro una scuola, dove entrano ogni mattina i nostri figli.
I ragazzi, quando hanno un’aula di informatica, lavorano su pc che non troveranno mai, nel mondo del lavoro, con sistemi operativi non più supportati nemmeno dalla casa madre. Le LIM funzionano, certo, ma manca la carta nelle stampanti, e nelle fotocopiatrici (ma funzionano le fotocopiatrici, o bisogna andare in segreteria?)…la carta…chi la porta? Ah, già, la prof di lettere, siccome fa più verifiche del prof di musica. Lui però porta lo stereo da casa, che quello dell’aula di musica non funziona. Quando c’è l’aula di musica. Altrimenti si suona in classe, accordandosi col prof di inglese, che deve fare la verifica nella classe accanto. Il prof. di inglese in un anno corregge, fuori dalle famose 18 ore, circa mille verifiche.
Mille!
Ma anche quello di matematica, e quello di italiano…tutti a casa, quando il sottosegretario crede che siano in giro a far acquisti, grazie all’ammortizzatore sociale della scuola, vergognosamente arricchiti da 80 euro in busta paga che ci sono ma alzano miracolosamente il netto, talvolta, di soli 15 €. In certe classi, standard per 20 alunni, ne hanno più di 30, i docenti. Con alcuni che in inverno litigano con il termosifone ed in estate con la finestra; poi gli arriva lo spigolo in un occhio. “E il prof dove guardava?”. “La lavagna, mamma”. “Fatti spostare da lì!” E il problema è risolto. Ma la mamma ha ragione: non deve risolverlo lei, quel problema.
Ma questi prof, come si qualificano? Cioè: io papà, come faccio a sapere se quel prof che mio figlio non sopporta è in grado di insegnargli? Il prof fa il PAS. Cos’è? E’ al posto dell’ex SSIS. Poi fa il TFA ed entra in seconda fascia. Traduco, Direttore? Vai in università, dove docenti universitari che non sanno cosa sia una classe di scuola primaria ti fanno ristudiare cose già studiate quand’eri matricola, ovviamente a tue spese (2500-3500€ circa), poi fai un esame e sali di una fascia. Traduco di nuovo? Se hai i 2500 € ti ritrovi alla stessa altezza, in graduatoria, di chi ce li ha. Se non hai i 2500, cambi mestiere. No, rimani in terza fascia. Per il TFA si sale di 1000€ circa. Stesso risultato, ma puoi farlo anche senza esperienza di insegnamento. Se poi non ti chiamano nella tua materia, puoi sempre sperare che ti accollino un bimbo con difficoltà: per insegnare la tua materia, la formazione non basta mai, per gestire un bimbo autistico, basta essere all’interno di una qualsiasi graduatoria.
E la maestra delle elementari? Quella che deve capire se un bimbo è lento o ha un ritardo nell’apprendimento? Vivace o ipercinetico? No, lei ha un lavoro MOLTO più semplice…infatti di ore a scuola ne fa 24, comunque troppo poche, pare. D’altronde, anche la compresenza per 4 ore a settimana che utilizzavano per gite e per aiutare i bimbi con difficoltà di apprendimento sono state considerate inutili e tolte di mezzo senza tanti complimenti.
I bimbi sotto i 3 anni? Fanno talmente tante ore a scuola che si addormentano con la faccia dentro al piatto.
E alle superiori? Ma perché, è scuola dell’obbligo? Mica tutta!
Sembra un teatro dell’assurdo, sembra Ionesco. Ma i suoi lettori, caro Direttore, lo sanno che da questo quadro grottesco, dipende in senso stretto la crescita dei loro figli? Ci hanno mai pensato, i suoi lettori, che spesso i ragazzi in età scolare passano più tempo con la maestra ed i prof che con i genitori? Lei pensa che sia opportuno far sapere ai suoi lettori che gli insegnanti non di ruolo (parliamo di centinaia di migliaia di persone, almeno uno per classe) non sono messi nelle condizioni di poter lavorare serenamente, rischiando di mandare al diavolo i sacrifici dei genitori per offrir loro un’infanzia/adolescenza spensierata e formativa?
Oggi si parla di riforma. Nessun punto di questi seriamente all’ordine del giorno, ma in compenso la proposta di scuole aperte fino alle 22, eliminazione dei precari facendo fare straordinari non pagati ai docenti di ruolo, riducendo le classi (non ci sono più soldi, la scuola è un grave costo per lo Stato), aumentando il numero di alunni in ogni classe, e via narrando. Cosa comporterebbe questo? Ai ragazzi? Ai collaboratori? A chi è a 3 anni dalla pensione e non ce la fa a raddoppiare il carico di lavoro? E se ti arrendi, perdi tutto?
Si dirà: è una boutade, nulla di ufficiale. Già, ma se poi succede davvero, qualcuno dirà “è da un mese che ne parlano tutti i giornali! Dove eravate? Ah, al mare!”
Andiamo in Europa a dire orgogliosamente che non abbiamo lezioni da prendere da nessuno, poi non mettiamo in condizioni i nostri figli, i lavoratori di domani, di accogliere in Italia con le opportune competenze chi vorrà venire a imparare davvero qualcosa, dalla culla dell’arte e della conoscenza?
La signora stereotipatissima al mercato del domani, darà la colpa ai prof. “Ne cambiavamo uno ogni quindici giorni!” Chi glielo spiega che esistono i contratti “fino all’avente diritto”?
Lo dica, signor Direttore, ai suoi lettori. Racconti come stanno le cose. In un paese dove tutto è improvvisato, lei che se lo può permettere, faccia il suo mestiere.
Noi speriamo di ricominciare a fare il nostro, dal 26 agosto in poi. Nel frattempo, per la cronaca, siamo “disoccupati”, che è lievemente diverso da “in ferie”. Quelle ce le hanno segnate anche se eravamo a scuola, tanto la legge lo permette. Grazie.

Continua a leggere

Docenti partecipanti concorso dirigenti in Campania si appellano alle istituzioni

Relativamente al concorso per dirigenti scolastici in Campania, che è stato a più riprese bloccato dalla Magistratura, un trentina di docenti della provincia di Avellino, che preferiscono non divulgare i loro nomi alla stampa, tra cui alcuni professori risultati non idonei al detto concorso, hanno indirizzato una Lettera aperta a numerose autorità al fine di scongiurare scorciatoie politiche… Continua a leggere

Comunicato tieffino in merito al ricorso pentasindacale contro il bonus

Con un proclama alla nazione, la triade confederale CGIL-CISL-UIL, in associazione conGILDA SNALS, annuncia la promozione di un ricorso contro il bonus di punteggio conferito agli abilitati TFA dalla tabella A del DM 353/14. ..

Continua a leggere

Supplenti chiedono al Ministro indagine interna sui ritardi degli stipendi. Esposto alla UE?

Il ministro Giannini ha dichiarato che i ritardi degli stipendi ai supplenti temporanei sono colpa delle scuole. Un sindacato ha risposto che i ritardi sono dovuti ai ministeri. Un altro sindacato aveva invece dichiarato mesi fa che le colpe sono da dividere al 50%…

Sembra una macchietta teatrale ma questo indecoroso rimpallo di responsabilità è pura ed attuale realtà nella Scuola di oggi.

Il quesito nasce spontaneo: Si tratta di pressapochismo e/o faciloneria delle segreterie scolastiche oppure si tratta di malafede di alti burocrati di viale Trastevere che informano male il Ministro?

Il mistero è facilmente risolvibile aprendo un’istruttoria interna e, se il ministro Giannini volesse, ne verrebbe facilmente a capo utilizzando la seguente lista di scuole che si trovano in debito di mensilità arretrate con i supplenti temporanei.

Il gruppo Facebook “Supplenti della Scuola per la qualità e dignità del lavoro” (4150 iscritti) offre pertanto questo parziale monitoraggio al fine di una soluzione urgente (con un’emissione speciale immediata) e avverte che nel mese di luglio valuterà se presentare un esposto, corredato da relativo dossier, agli uffici competenti dell’Unione Europea

di Supplenti della Scuola per la qualità e dignità del lavoro

Continua a leggere

Trasferimenti e arbitrio degli Usp

Sono una insegnante a tempo indeterminato della scuola primaria e desidero esporre il mio caso per denunciare la grave situazione in cui versano le istituzioni scolastiche, e anche forse nella speranza di essere di utilità ad altri insegnanti che si trovano nelle medesime condizioni. In effetti una scuola senza ministro, senza sottosegretari, senza uffici scolastici, senza provveditori, senza dirigenti, segretari e tutto il resto pìu esistere benissimo, anzi qualcuno potrebbe persino sostenere che sarebbe addirittura più efficiente, mentre una scuola senza insegnanti e senza alunni non esiste e non potrebbe neanche esistere.

Sta di fatto che la situazione degli uffici deputati ad organizzarla in condizioni pietose, per propria colpa naturalmente, nel meridione poi essa così grave da richiedere spesso l intervento della giustizia anche penale. E infatti di poche settimane addietro la vasta vicenda delle false attestazioni in merito al possesso del titolo di sostegno.

Ad ogni modo sono stata assunta a tempo indeterminato da alcuni anni ed essendo titolare presso la scuola primaria di Cesenatico, ho prestato servizio per l anno scolastico 2013/2014 presso la Scuola Primaria Rodari di Vieste in provincia di Foggia, in assegnazione provvisoria.

Ho presentato documentata domanda per passaggio di ruolo per l a.s. 2014/2015, dalla scuola primaria della provincia appunto di Forl /Cesena, alla scuola dell infanzia nella Provincia di Foggia, e tuttavia in data 15 maggio 2014, mediante posta elettronica, per il tramite della casella Istruzione.it, mi veniva reso noto che la domanda non era stata accolta.

Per la verità ci non sarebbe stranissimo a causa dei tagli indiscriminati che la scuola da tempo subisce, gli unici in sostanza, perchè anni di berlusconismo selvaggio avevano lasciato intendere che tutte le pubbliche amministrazioni sarebbero state ridotte ai minimi termini, e viceversa gli unici ad aver subito la mannaia governativa sono stati gli insegnanti. La conseguenza di ci sono le cosiddette classi pollaio contornate da alunni stranieri e disabili. Ma anche la riforma Fornero ha costretto tutti a rimanere in servizio per altri 3 anni rispetto a quanto gi previsto, a tutto beneficio del cosiddetto ricambio generazionale.

Dunque se una domanda di cambio di ruolo non viene accolta non sarebbe inverosimile.

Poi però , con disappunto, ho reperito presso il sito dell’ Ufficio scolastico provinciale di Foggia il decreto sui movimenti e il relativo bollettino, e ho verificato che per il suddetto anno scolastico non si sia stato disposto alcun passaggio di ruolo per la scuola dell infanzia e viceversa siano stati adottati ben 6 trasferimenti inteprovinciali, ciò di provenienza da altra provincia.

Ci naturalmente illegittimo, per i motivi che spiegherà innanzi, e dunque ho presentato formale reclamo per il tramite della posta certificata, sia al competente Ufficio scolastico provinciale di Foggia, sia all Ufficio regionale e sia al ministero.

Il giorno successivo questi ultimi due restituivano, sempre per posta certificata, il numero di protocollo della istanza di reclamo, nulla ha fatto viceversa l ufficio scolastico provinciale, che di quella istanza mai ha preso visione evidentemente.

A quel punto, come per legge, e secondo quanto indicato dal decreto dei movimenti e dall art. 135 e segg. del contratto collettivo, ho fatto richiesta per plico raccomandato a.r. ricevuto in data 29 maggio 2014, del tentativo di conciliazione ivi previsto, ma in data 6 giugno 2014 l ufficio rispondeva a mezzo del rag. Matteo Fidanza, che nell’ atto indicato quale Funzionario Coordinatore Ufficio IX, in sostanza il provveditore, ma che nell’ organigramma dell’ Ufficio Scolastico provinciale indicato quale responsabile del servizio amministrativo e contabile a supporto delle istituzioni scolastiche , il quale dichiarava testualmente: Si rammenta che le operazioni di mobilità professionale interprovinciale rientrano nella terza fase delle Operazioni. Infatti, i passaggi di ruolo interprovinciali sono disposti soltanto su posti rimasti disponibili dopo l effettuazione dei trasferimenti interprovinciali . Null’ altro.

Ci naturalmente non risulta affatto vero. Ed infatti tale ufficio non stato in grado di invocare alcuna norma giuridica a sostegno dell’ assunto. E per due ordini di ragioni.

Innanzitutto perchè le operazione di mobilitù professionale, come tutti sanno, precedono quelle di mobilità professionale, infatti l’art. 25 del Contratto Collettivo Nazionale Integrativo concernente la mobilità del personale docente, educativo ed A.T.A. per l a.s. 2014/2015, sottoscritto nell’ anno 2014 il giorno 26 del mese di febbraio, in Roma, presso il Ministero dell’ Istruzione, dell’ Università e della Ricerca in sede di negoziazione integrativa a livello ministeriale, recita:

FASI DEI TRASFERIMENTI E DEI PASSAGGI

1. Il movimento dei trasferimenti e dei passaggi si attua in tre distinte fasi:

I fase comunale dei trasferimenti;

II fase provinciale dei trasferimenti;

III fase della mobilita professionale e mobilita territoriale interprovinciale.

L ordine delle operazioni derivante dall’ applicazione del sistema delle precedenze alle predette fasi dei movimenti riportato in allegato C al presente TITOLO III.

Quest’ ultimo, al comma inerente alla celebrazione della TERZA FASE, indica al punti I le operazioni di mobilità professionale, e al punto II le operazioni di mobilità interprovinciali.

Ma anche quando ci non fosse vero, l’art 6 comma 4 dispone specificatamente che: Le operazioni di mobilità del personale docente, relative alla terza fase, realizzano l equiparazione tra mobilità territoriale interprovinciale e mobilità professionale, attraverso l attribuzione di aliquote paritetiche ad entrambe le tipologie di mobilità ; ciascuna di tali operazioni effettuata sulla metà del 50% delle disponibilità destinate alla mobilità territoriale provinciale e residuate dopo tale mobilità . E naturale che se tutti i posti disponibili si attribuiscono alla mobilit interporvinciale non residuano posti disponibili per la mobilità professionale, ma cos facendo evidentemente si viola dolosamente la norma, non realizzando alcuna equiparazione nell attribuzione di aliquote paritetiche. Del resto se si va ad esaminare il bollettino dei trasferimenti per la scuola dell infanzia per l annualità 2012/2013, emanato dal medesimo Ufficio scolastico provinciale di Foggia si verifica che alla mobilità professionale furono attribuiti 12 posti e a quella interprovinciale 11. Anche il fatto che alla mobilità provinciale allora siano stati attribuiti un numero superiore di posti, lascia intendere che essa preceda la mobilità interproviciale. Lo stesso dicasi nella eventualità si andasse ad esaminare il bollettino dei movimenti di quest’ anno a proposito della scuola primaria. Si verificherebbe che 5 posti sono stati destinati a mobilità interprovinciale e uno solo a mobilità professionale. In concreto l arbitrio, se non peggio, regna sovrano da un anno presso l’istituzione scolastica provinciale. Vale a dire che se per la scuola dell’infanzia sono stati destinati 6 posti alla mobilità interprovinciale e zero a quella professionale, nella scuola primaria 5 a mobilità interprovinciale e 1 a quella professionale per cambio di ruolo. Sfido chiunque sia in grado di indicarmi il parametro algebrico valido utilizzato in entrambi i casi.

Ad ogni modo questi errori sono troppo marchiani per essere considerati puramente di natura colposa, e ho il sospetto che qualcuno nella graduatoria di coloro che abbiano ottenuto il trasferimento interprovinciale sia stato favorito in entrambi i movimenti, sia quello della scuola dell’infanzia che in quello per la scuola primaria.

In ogni caso la richiesta di conciliazione stata disattesa e l ufficio nulla ha disposto in merito alla nomina di un proprio responsabile alla conciliazione, n tantomeno stata disposta la convocazione delle parti per la conciliazione medesima e dunque, per il tramite del mio legale, mi sono vista costretta ai sensi e per gli effetti dell’ art. 328 comma secondo del codice penale a diffidare l ufficio medesimo a a disporre le correzioni del caso o ad individuare il proprio rappresentante con potere di conciliare e a fissare la comparizione della parti per l esperimento del tentativo di conciliazione ex art. 135 comma 6 del c.c. entro 30 giorni dal ricevimento della diffida medesima che avvenuto in data 11 giugno 2014.

In effetti, passi che a seguito della pubblicazione dei movimenti, alcuna graduatoria delle domande sia mai stata pubblicata dall’ Ufficio scolastico provinciale di Foggia, e del resto lo stesso avviene regolarmente con riferimento anche alle domande di utilizzazione e assegnazione provvisoria da tempo.

Passi che a seguito di reclamo presentato, esso non sia stato meritevole di risposta alcuna, e passi persino il fatto clamoroso che, o colposamente o dolosamente, ci si rifiuti di prendere atto del fatto che le operazione di mobilità professionale debbano precedere quelle di mobilità interprovinciale, e che comunque i posti disponibili debbano essere suddivisi fra entrambe le tipologie di mobilità , e per giunta si emetta un provvedimento la cui provenienza sia alquanto originale e il contenuto privo della indicazione di una qualunque norma giuridica di riferimento.

Non pìu passare inosservato che nella eventualità un’insegnante faccia richiesta di tentativo di conciliazione, essa rimanga lettera morta e si faccia finta di nulla.

Questo quanto rimane della scuola italiana. O quantomeno di quella meridionale o di quella della provincia di Foggia. La legge una, solo una delle opzioni disponibili, e neanche la pi importante.

E naturalmente in giro di voci sul tale ufficio scolastico provinciale ne corrono tantissime e ben peggiori. Ma nessuno ha volont di denunciare e procedere giudizialmente, se non in rari casi, di conseguenza l amministrazione ne ha piena consapevolezza e ne approfitta.

Raramente si ricorre alla giustizia ordinaria e quei pochi che hanno l ardire di insistere e attendere anni di contese legali, per fortuna ottengono puntualmente ragione delle proprie pretese, anche assieme a lauti risarcimenti del danno subito, ma di questi danni economici e di efficienza che colpiscono inesorabilmente la scuola nel suo complesso a nessuno pare importi nulla.

Ad ogni modo non mi arrender a questa situazione fino a quando non avrà una risposta coerente e fino a quando la legge me lo consentir e spero dunque di essere stata utile ai colleghi che verranno a conoscenza di queste vicissitudini che mio malgrado sono costretta ad attraversare.

di Maria Siponta Stella Panza

Supplenze …a 2,53 l’ora!

Vi scrivo per raccontarvi la mia spiacevole esperienza vissuta quest’anno, che mi ha lasciato parecchio amaro in bocca…

Sono stata chiamata dall’I.C. Galileo Galilei di Acireale per supplire un collega di Tecnologia assente per alcuni giorni non continuativi.  Il calendario di supplenze prevedeva un giorno la settimana, per tre ore lavorative al di, per un totale di 5 giorni (ovvero 5 settimane). La scuola ha preparato di volta in volta un contratto, complessivamente ho firmato dunque 5 contratti. Nel contratto viene preso come riferimento lo stipendio annuo lordo di 20973,22, più ogni altra indennità prevista dalla legge, sulla base di 3/18 (essendo le ore svolte da me 3 anziché le 18 settimanali di cattedra intera).

Complessivamente ho firmato 5 contratti. Alla fine del periodo di supplenza mi sono vista corrispondere per l’intero periodo di lavoro solo 38 euro netti. Il conto è presto fatto, 38 euro per un totale di 15 ore di lavoro svolto: 2,53 euro l’ora! Convinta che vi sia stato un errore mi rivolgo al D.s.g.a., il quale mi conferma il calcolo spiegandomi il ragionamento fatto: partendo dal compenso annuo divide per 12 e ottiene il compenso mensile, poi divide per 30 e ottiene il compenso giornaliero e poi divide per 3/18. Faccio presente che non è corretto dividere un compenso giornaliero per un orario settimanale, semmai andrebbe diviso un compenso settimanale. Sarebbe come dire che un docente lavora 18 ore al giorno, il che non è vero.

Ma il Dsga ritiene di aver operato bene. Mi rivolgo allora alla Ragioneria Generale dello Stato, sede di Catania, dove mi viene ripetuto lo stesso ragionamento. Allora penso che sarà sicuramente così. Faccio un’altro ragionamento. Il docente lavora 18 ore alla settimana, durante l’anno ci sono circa 52 settimane dunque lavora per 52×18=936 ore all’anno. Se un’ora di lezione vale 2,53 euro, lo stipendio annuo per una cattedra di 18 ore dovrebbe essere di 2368 euro netti…..ma io ho firmato un contratto che fa riferimento ad uno stipendio annuo di 20.973,22 euro annui per la cattedra piena!!! I conti non tornano!!!

Mi sorge un dubbio: non è che ci sia sotto un errore di calcolo tutto sommato conveniente che consente alle scuole di pagare i supplenti con monetine (il 10% di quanto dovrebbero) e dunque di risparmiare, e magari non ci sia l’interesse a comprendere e rettificare l’errore??  E visto che la Ragioneria Generale conferma questi importi, non è che magari io non sia l’unica sventurata ad avere avuto questa esperienza??  Certo, se fosse così, sarebbe un fatto veramente gravissimo!!

di Eva Rosella

Continua a leggere